Causa romanì: una riforma morale, intellettuale e politica

Posted by amministratore su 9 febbraio 2012

Da molti decenni malgrado l’impiego di risorse ed energie la condizione sociale, culturale ed economica della popolazione romanì è in costante peggioramento, la responsabilità è da attribuire alla realizzazione di politiche costruite sulla base di una sbagliata interpretazione e conoscenza della realtà e dei bisogni delle comunità rom e sinte.

La necessità di abbandonare questo metodo di lavoro e di mettere in atto un radicale cambiamento con la partecipazione attiva e professionale dei rom è teoricamente condiviso a tutti i livelli, ma nel concretizzare questo cambiamento gli ostacoli e le difficoltà sono numerosi.

Negli ultimi anni buona è stata la crescita di partecipazione attiva dei rom e dei sinti impegnati in ambito sociale, culturale ed associativo, ma NON E’ visibile un miglioramento delle condizioni delle nostre comunità, NON E’ visibile la VOLONTA’ di un radicale cambiamento di metodo rispetto al passato.

Non possiamo continuare a cercare responsabilità verso gli altri, ad accusare altri. La responsabilità è nostra, è dei rom e dei sinti, in particolare è dei leaders rom e sinti vecchi e nuovi.

I leader rom e sinti, vecchi e nuovi, non cercano il radicale cambiamento, timorosi di perdere la posizione autorefenziale conquistata, non si interrogano sulle motivazioni del mancato seguito della base rom e sinta.

I leaders rom e sinti, vecchi e nuovi, sono interessati alle passerelle istituzionali nella speranza di portare alla “propria casa” qualche vantaggio, non sono interessati a promuovere politiche utili alla collettività romanì. Aspettano “l’obolo” politico o istituzionale e non sono interessati a cercare le soluzioni dentro le comunità rom e sinte.

A cosa serve un comandante senza l’esercito? Serve per fare battaglie utili a se stesso.

L’iniziativa che arriva dall’Abruzzo, dove un gran numero di famiglie rom si sono attivate per avviare iniziative utili a tutta la comunità rom abruzzese, senza elemosinare nulla alla politica ed alle istituzioni, è un esempio importante che dovrebbe stimolare i leaders rom e sinti, vecchi e nuovi.

Sono visibili le difficoltà che impediscono il cambiamento, in particolare:

  • utilizzo della partecipazione attiva “come un mezzo” per obiettivi personali e NON “come un fine” per cambiamenti collettivi

  • conflitto di interessi per vantaggi personali e familiari

  • carenza di una visione globale (locale e nazionale) della causa romani

  • carenza di iniziative finalizzate al coinvolgimento attivo delle persone rom

  • personalismi estremi ed autorefenzialità. Troppo protagonismo, troppe prime donne che pensano solo a se stessi.

La causa di queste difficoltà è da attribuire all’assenza di professionalità, all’assenza di volontà ad impossessarsi delle conoscenze e delle competenze necessarie per dare qualità e credibilità al lavoro.

Molti sono convinti che è sufficiente essere rom o sinto per “lavorare bene” con le comunità rom e sinte; è certamente importante essere rom o sinto, ma non è sufficiente per “lavorare bene”; come non è sufficiente aver maturato esperienze nel passato, quel passato che tanti danni ha provocato alla popolazione romanì.

Lavorare bene significa ottenere risultati concreti che migliorano le condizioni di vita delle famiglie rom e sinte in un determinato territorio.

E’ convinzione diffusa che la volontà sia la condizione per svolgere qualsiasi lavoro.

E’ vero, per lavorare la volontà è necessaria, ma non è sufficiente per “lavorare bene”.

  1. Ho la volontà di fare l’idraulico, per poterlo fare devo conoscere i tubi, gli attrezzi di lavoro ed il loro utilizzo. Se non conosco questi materiali ed attrezzi devo avere la volontà di impararli.

  2. Ho la volontà di fare il fornaio, per poterlo fare devo conoscere le farine, la lievitazione e la panificazione. Se non conosco queste materie prime ed i processi di lavorazione devo impararli.

  3. Ho una grande volontà di fare il mediatore culturale, per poterlo fare devo conoscere sia gli argomenti legati a questa attività, sia il metodo. Se non conosco argomenti e metodo devo impararli. E se ho una poca strumentalità di base (lettura e scrittura) devo acquisirla in modo adeguato per svolgere questa attività.

Una regola valida per tutti i lavori è che gli obiettivi si raggiungono quando si “lavora bene”.

 Il cambiamento per migliorare le condizioni di vita della popolazione arriverà quando lo spessore professionale dei leaders rom e sinti, vecchi e nuovi, permetterà loro di:

  • porre al centro della loro azione una “riforma morale, intellettuale e politica” per dare dignità alla popolazione romanì e per una evoluzione della cultura romanì

  • entrare in osmosi con la causa romanì, avere una visione globale e collettiva per avere un seguito della base rom e sinta.

Il cambiamento arriverà quando la popolazione romanì saprà riconoscere i propri leaders rom e sinti e dare a loro la forza emotiva, professionale, politica e numerica.

Il cambiamento sarà concreto quando saranno attivati progetti di comunity welfare.

 Dr. Nazzareno Guarnieri

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