Europa

Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea (2008/2137(INI))

Il Parlamento Europeo,

–   visti gli articoli 3, 6, 7, 29 e 149 del trattato CE, in particolare l’obbligo che impegna gli Stati membri di garantire uguali opportunità a tutti i cittadini dell’Unione europea,

–   visto l’articolo 13 del trattato CE, in base al quale la Comunità europea può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate, inter alia, sulla razza o l’origine etnica,

–   viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell’Unione europea(1) , del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell’Unione europea(2) , del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom(3) e del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia(4) ,

–   vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà, compresa la povertà infantile, nell’Unione europea(5) ,

–   viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica(6) e la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(7) ,

–   vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008, dal titolo “Agenda sociale rinnovata: Opportunità, accesso e solidarietà nell’Europa del XXI secolo” (COM(2008)0412) (Comunicazione della Commissione su un’agenda sociale rinnovata),

–   vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, presentata dalla Commissione il 2 luglio 2008 (COM(2008)0426),

–   vista la sua posizione del 17 giugno 2008 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale (2010)(8) ,

–   vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti(9) ,

–   vista la Convenzione-quadro del Consiglio d’Europa per la tutela delle minoranze nazionali del 1º febbraio 1995 e la Convenzione del Consiglio d’Europa del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

–   visto il piano d’azione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE) sul miglioramento della situazione dei rom e dei sinti nello spazio OSCE del 27 novembre 2003,

–   vista la relazione annuale 2007 dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali su “Razzismo e xenofobia negli Stati membri”,–   visti la Dichiarazione del “Decennio di integrazione dei rom” del 2 febbraio 2005 e la costituzione del Fondo per l’istruzione dei rom del 12 maggio 2005,

–   vista la relazione della Commissione dal titolo “La situazione dei rom in un’Unione europea allargata” del 2005,

–   vista la relazione del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull’integrazione sociale delle minoranze etniche e la loro piena partecipazione al mercato del lavoro dal titolo “Minoranze etniche sul mercato del lavoro – Un urgente appello per una migliore inclusione sociale” dell’aprile 2007,

–   vista la relazione finale del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa sulla situazione in materia di diritti umani di rom, sinti e nomadi in Europa del 2006,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo “Integrazione delle minoranze – Rom” del 9 luglio 2008 (parere CESE)(10) ,

–   visto l’articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (A6-0038/2009),

A.   considerando che in seguito ai recenti allargamenti dell’Unione europea, la necessità di un’integrazione sociale ha creato nuove sfide che devono essere affrontate nel contesto delle nuove circostanze demografiche ed economiche; che sebbene queste sfide debbano essere affrontate in tutti gli Stati membri, quelli dell’Europa centrale ed orientale sono maggiormente colpiti a causa della loro trasformazione strutturale, economica e sociale nell’arco degli ultimi 20 anni; rileva pertanto che gruppi sociali vulnerabili, come i rom, si trovano nella situazione più critica,

B.   considerando che negli Stati membri in cui si è verificato un tracollo dei settori industriali varie regioni hanno assistito al declino delle loro prospettive di sviluppo e, di conseguenza, molti rom in particolare si sono visti relegati ai margini della società in seguito alla rapida escalation della povertà; considerando di dover far presente e ribadire che, nel corso di tale processo, il diritto dei rom alla cittadinanza nazionale e della cittadinanza dell’Unione europea è passata in seconda linea e che i benefici derivanti dall’allargamento non li hanno adeguatamente raggiunti, aggravando in vari modi la loro marginalizzazione e aumentando il rischio di discriminazione multipla nei loro confronti,

C.   considerando che l’offensiva politica strategica per promuovere pari opportunità nei confronti dei rom deve affrontare una situazione sociale estremamente complessa, poiché i rom, ovvero la più numerosa minoranza etnica in Europa, soffre di svantaggi comuni anche ad altri gruppi; considerando che tale lotta potrebbe essere corroborata nella maniera più efficace da una strategia organica per i rom e da una serie coordinata di strumenti estesi a tutta una serie di politiche strutturali e con l’aiuto dei finanziamenti necessari,

D.  considerando che le popolazioni nomadi costituiscono un fenomeno etnico distinto, che potrebbe ben essere discusso come problematica a sé stante sia sotto il profilo dei diritti umani che sotto il profilo sociale e del mercato del lavoro,

E.   considerando che il processo di integrazione della popolazione rom nella società non è unilaterale bensì multilaterale, donde la necessità di coinvolgere attivamente i rom nel processo decisionale in sede di elaborazione di politiche di inclusione sociale,

F.   considerando che le condizioni di vita dei rom, le loro condizioni sanitarie e il loro grado di scolarizzazione ne determinano la situazione nella società e sul mercato del lavoro e servono spesso da pretesto per la loro esclusione dalle società maggioritarie e per il razzismo e ostacolano il miglioramento della qualità della loro vita, impedendo così l’esercizio dei più fondamentali diritti umani e civili,

G.   considerando che le infrastrutture di trasporto pubblico carenti, la penuria di organi e servizi amministrativi pubblici, in particolare di istituti scolastici e di sistemi sanitari di qualità, e la delocalizzazione delle imprese costringono i giovani all’esodo per motivi economici, aggravando le disparità regionali e la ghettizzazione,

H.   considerando che è di fondamentale importanza valutare – immediatamente prima della chiusura della seconda fase del processo di Lisbona – la situazione sociale e le possibilità occupazionali dei rom e decidere le azioni da intraprendere,

I.   riconoscendo l’importanza dei Fondi strutturali e di coesione per promuovere l’integrazione e rilevando che, a causa della complessità dei problemi sociali concernenti i rom, è inconcepibile che essi possano essere risolti solo mediante l’approccio per progetto che caratterizza i Fondi strutturali e di coesione,

J.   considerando che è indubbiamente importante riconoscere le buone pratiche precedenti, ma che la loro validità è limitata nello spazio e nel tempo,

K.   considerando che molte comunità rom tendono attualmente a restare nello stesso posto, anziché trasferirsi in zone che offrono maggiori opportunità di lavoro,

Rom nel mercato del lavoro

1.   ritiene che vi sia la necessità di un approccio coordinato per migliorare le condizioni di vita e di lavoro della comunità rom, che persegua i seguenti tre obiettivi:

a) accrescere le opportunità economiche per i rom;

b) costruire un capitale umano;

c) rafforzare il capitale sociale e lo sviluppo della comunità

2.   sottolinea il fatto che le politiche rivolte ai rom in un certo numero di casi non hanno migliorato la loro situazione; chiede formalmente che tutte le iniziative dell’Unione europea e degli Stati membri, che hanno particolari ripercussioni sui rom, prevedano la partecipazione alle decisioni dei rappresentanti della comunità rom, in modo da rispettare la loro capacità e responsabilità ad organizzarsi;

3.   nota che l’ineguale accesso ai servizi e gli svantaggi socio-economici patiti dai bambini rom finiscono di fatto per negare loro l’accesso allo sviluppo infantile e a un’istruzione di qualità; rileva che tali svantaggi influenzano negativamente il loro sviluppo psicologico, sociale, fisico e cognitivo nonché le loro possibilità future sul mercato del lavoro e conseguentemente la loro integrazione nella società maggioritaria;

4.   constata che i sistemi d’istruzione sono selettivi e che, nonostante gli sforzi degli Stati membri per superare la segregazione, i numerosi e svariati sistemi apparentemente concepiti per ovviare alla segregazione di fatto servono spesso ad accentuare le disparità tra gruppi sociali e svantaggiano profondamente i poveri, rom in particolare, che vengono a trovarsi in una spirale discendente; sottolinea pertanto la necessità di politiche educative mirate rivolte alle famiglie rom, che ne incoraggino la partecipazione attiva;

5.   sottolinea che, nonostante la proporzione di giovani rom sia aumentata anche nell’istruzione secondaria e superiore, in alcuni Stati membri il loro livello di qualifiche continua a rimanere molto al di sotto della media europea; rileva la contraddizione fra, da un lato, la carenza di manodopera e, dall’altro, l’alto tasso di disoccupazione legato al basso livello di competenze professionali dei rom; chiede pertanto un serio impegno da parte degli Stati membri e dell’Unione europea ad aiutare i rom a migliorare le loro qualifiche in via prioritaria; richiama l’attenzione sul fatto che, in assenza di qualifiche formali, la situazione dei rom sul mercato del lavoro può essere migliorata anche elaborando un sistema di riconoscimento delle loro competenze pratiche;

6.   esorta gli Stati membri ad assicurare che le donne e le bambine rom abbiano pari accesso a un’istruzione di alta qualità, e a introdurre incentivi (per esempio opportunità di sviluppo professionale) per attrarre insegnanti altamente qualificati nelle scuole delle aree maggiormente degradate a livello socio-economico, in particolare nelle comunità rurali con un’alta percentuale di abitanti rom;

7.   invita gli Stati membri a migliorare l’accesso delle donne rom alla formazione professionale e ad adeguare l’offerta formativa alle esigenze dei mercati del lavoro locali, affinché le interessate possano acquisire competenze utili sotto il profilo occupazionale;

8.   nota che la grande maggioranza dei laureati rom non fa ritorno alla propria comunità dopo il completamento degli studi universitari e che alcuni di essi negano le proprie origini o non sono più accolti nella loro comunità quando cercano di farvi ritorno;

9.   raccomanda la definizione di un pacchetto organico che promuova e motivi il ritorno dei laureati rom alle rispettive comunità e l’occupazione dei rom all’interno e nell’interesse delle comunità stesse;

10.   considera che i cittadini rom influenzano in maniera specifica la piramide demografica in alcuni Stati membri; osserva che vi è un’elevata proporzione di bambini rom nella popolazione, ma che la loro speranza di vita alla nascita è di 10 anni inferiore rispetto alla popolazione maggioritaria;

11.   constata che, sebbene gli Stati membri abbiano stanziato ingenti fondi dell’Unione europea e degli Stati membri stessi per favorire l’impiego dei disoccupati di lunga durata, non è stata ancora trovata alcuna soluzione organica a livello dell’Unione europea, visto che gli Stati membri affrontano la situazione con un impegno e con modalità quanto mai diverse, senza dare l’opportunità di ritornare stabilmente sul mercato del lavoro, e che le loro misure, come i programmi di pubblico impiego, hanno ulteriormente aggravato la stigmatizzazione dei rom; chiede pertanto che l’Unione europea e gli Stati membri modifichino le proprie politiche per adottare un approccio integrato che affronti tutti gli aspetti della loro emarginazione;

12.  invita gli Stati membri ad adattare i programmi di formazione professionale alle esigenze dei mercati del lavoro locali e a fornire incentivi agli imprenditori che danno lavoro a chi non possiede qualifiche (compresi i rom) e offrono formazione ed opportunità di acquisire esperienza pratica direttamente sul posto di lavoro;

13.  invita le autorità degli Stati membri e le autorità locali a fornire analisi disaggregate per genere dei tassi di rioccupazione fra i disoccupati di lungo periodo (compresi i rom) che hanno completato una formazione finalizzata all’occupazione e, sulla base delle risultanze acquisite, ad elaborare nuove metodologie e a lanciare programmi di formazione adattati alle competenze ed esigenze economiche locali;

14.   invita gli Stati membri ad utilizzare i fondi dell’Unione europea per preservare e proteggere le attività tradizionali dei rom,

15.   condivide la posizione della Commissione, secondo cui gli adulti rom, a causa dei loro molteplici svantaggi, sono sottorappresentati nella popolazione attiva e nell’apprendimento permanente, spesso non hanno accesso alle TCI e sono sovrarappresentati tra i disoccupati di lunga durata e nei lavori di scarso prestigio, il che crea i maggiori ostacoli alla loro reintegrazione sul mercato del lavoro; chiede pertanto un’efficace attuazione della direttiva 2000/78/CE, che vieta le discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro;

16.   ritiene importante un’azione specifica comunitaria per favorire l’accesso dei rom ai programmi di formazione professionale;

17.   richiama l’attenzione degli Stati membri sul fatto che tale dicotomia sociale potrebbe costringere molti disoccupati rom a passare dall’economia legale all’economia sommersa e che occorre uno sforzo di coordinamento a livello dell’Unione europea e degli Stati membri per riportare tali persone all’occupazione legale e farle beneficiare delle disposizioni del diritto del lavoro e della previdenza sociale;

18.  ritiene necessario favorire una politica sociale ed economica inclusiva, anche attraverso misure ad hoc per alloggi dignitosi;

19.   fa notare in particolare che, promuovendo la mobilità di una manodopera non qualificata e priva di competenze, si rischia di aggravare la discriminazione nei confronti delle donne rom, che sono già particolarmente soggette alla discriminazione multipla, e di impedire l’ulteriore avanzamento sul mercato del lavoro;

20.   chiede ai governi degli Stati membri di migliorare l’indipendenza economica delle donne rom, facilitando l’avvio di PMI e il lavoro autonomo e favorendo l’accesso al microcredito, nonché di stimolare un’economia dei servizi all’interno dei loro stessi insediamenti al fine di ampliare il bagaglio di conoscenze ed esperienze delle donne rom;

21.   chiede ai governi degli Stati membri, inter alia, di creare un sistema di incentivi (ad esempio vantaggi fiscali) per le aziende che assumono donne rom;

22.   ritiene che si debba tener conto del fatto che, in pratica, la chiusura dei campi rom è difficile da realizzare utilizzando le risorse dell’Unione europea in base alle norme che attualmente applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, in quanto, nel caso degli Stati membri che hanno aderito dopo il 2004, la popolazione minima necessaria, affinché gli insediamenti siano idonei al finanziamento proveniente dal budget per le abitazioni, è tale che sono proprio quelli che vivono nelle condizioni peggiori, negli insediamenti più piccoli, a non poter essere raggiunti;

23.   sottolinea il fatto che per risolvere i problemi sociali ed economici dei rom occorrono un approccio organico e una soluzione coordinata e a lungo termine in materia di alloggi, istruzione, assistenza sanitaria e di politiche del mercato del lavoro; propone pertanto alla Commissione e agli Stati membri che tutte le misure destinate a migliorare la situazione dei rom siano considerate parte integrante degli interventi di sostegno allo sviluppo regionale e all’inclusione sociale;

24.   ritiene che gli Stati membri debbano avvalersi della revisione delle norme che disciplinano i Fondi Strutturali e di coesione, che offre un maggior margine di manovra per i programmi complessi, grazie alla possibilità di trasferire oltre il 10 % tra vari fondi;

25.   accoglie con favore la proposta di una nuova direttiva organica per combattere le discriminazioni fuori dall’ambito lavorativo fondate sull’età, gli handicap, l’orientamento sessuale, la religione o le convinzioni personali ed invita a dare effettiva attuazione alla direttiva 2000/43/CE; considera inoltre che nello spirito dell’agenda sociale, la Commissione debba individuare obiettivi specifici ed elaborare programmi equilibrati al fine di eliminare la discriminazione e la tendenza stigmatizzante nei confronti dei rom nonché la criminalizzazione delle comunità rom;

26.   sottolinea che il requisito basilare per promuovere l’inclusione sociale e l’accesso al mercato del lavoro per i rom sia quello di riconoscere loro pari diritti sociali e politici; invita in tal senso gli Stati membri e i Paesi candidati a definire una strategia per migliorare la partecipazione dei rom alle elezioni, sia come votanti che come candidati, a tutti i livelli;

27.   conferma l’importanza dei microcrediti che sono raccomandati sotto vari aspetti nella comunicazione della Commissione su un’agenda sociale rinnovata e nel parere del CESE, e che, fornendo una risorsa minima, possono consentire ai più poveri di raggiungere il proprio senso di responsabilità personale, una propria capacità commerciale nonché sviluppare energia creativa, anche fornendo crediti per coprire i costi del lavoro autonomo;

28.   sostiene la proposta delle istituzioni dell’Unione europea di aumentare il numero di lavoratori rom nelle pubbliche amministrazioni, in nome del principio della parità di trattamento; sottolinea tuttavia che, a tal fine, è necessario che i governi portino avanti politiche del personale e di formazione della manodopera che promuovano questo obiettivo e che compiano particolari sforzi e forniscano un sostegno attivo per facilitare l’accettazione di questo principio da parte dell’opinione pubblica;

29.   sottolinea che, tre l’altro, il mercato sociale, la sanità, l’assistenza domiciliare, la ristorazione pubblica e l’erogazione di servizi di custodia dei bambini potrebbero creare nuovi posti di lavoro per i disoccupati rom (soprattutto le donne); riafferma tuttavia che il mercato sociale richiede un legame permanente fra il fornitore e il fruitore del servizio e che pertanto un aumento dell’occupazione dei rom in tale settore è auspicabile soltanto in un contesto di accettazione sociale, ma che l’occupazione favorisce a sua volta l’accettazione sociale;

30.   invita gli Stati membri a prendere opportuni provvedimenti per eliminare l’odio razziale e l’istigazione alla discriminazione e alla violenza contro i rom nei mezzi di informazione e in ogni forma di tecnologia della comunicazione, ed esorta i grandi media ad instaurare buone prassi in materia di assunzione del personale in modo da riflettere la composizione della popolazione;

31.   osserva che le donne rom sono spesso attive nell’economia informale e denotano un bassissimo tasso di occupazione; ritiene pertanto che per superare la discriminazione multipla, l’elevata disoccupazione e la povertà, occorre che politiche specifiche siano finalizzate alla creazione di un accesso reale al mercato del lavoro per le donne rom, il che rappresenta una precondizione per migliorare il loro status famigliare e sociale;

32.   ritiene che l’occupazione delle donne rom debba essere incoraggiata anche tramite sistemi di sostegno sociale che tengano conto delle esigenze occupazionali e tramite adeguati percorsi formativi e professionalizzanti, che consentano di conciliare la vita familiare e quella lavorativa; invita gli Stati membri ad adottare misure che contribuiscano ad aumentare le possibilità di custodia dei bambini rom anche nel caso in cui la madre rimanga a casa ad accudire gli altri figli;

33.   rileva che una situazione abitativa e servizi sanitari migliori potrebbero incentivare l’accesso delle donne rom al mercato del lavoro e aumentare le loro possibilità di conservare il lavoro più a lungo;

34.   sottolinea che le politiche sociali e occupazionali dovrebbero contribuire a sviluppare il potenziale individuale e a rispondere ai bisogni dei cittadini nonché creare maggiori opportunità per l’enorme serbatoio di manodopera costituito da anziani, disabili e poveri con scarsa scolarizzazione, tra cui i rom;

35.   rileva che la discriminazione multipla cui sono esposte le donne rom deve a sua volta essere riconosciuta e combattuta con politiche mirate rivolte alle donne rom; ritiene che tali politiche possano avere un impatto positivo duraturo, sia sulle donne che su gli altri membri della famiglia, in particolare i bambini;

36.   si oppone all’idea che i sussidi volti ad aiutare i disoccupati di lunga durata (tra cui molti rom) ad inserirsi nel mondo del lavoro, sia che vengano versati ai datori di lavoro che ai lavoratori, violino il principio della neutralità concorrenziale, poiché la reintegrazione dei rom è un obiettivo di politica sociale per il raggiungimento del quale è necessario creare anche posizioni di mercato sovvenzionate; è dell’avviso che sovvenzionare la creazione di posti sul mercato del lavoro per reintegrare i rom sia preferibile all’erogazione di sussidi ai disoccupati strutturali;

37.   riconosce che alcune arti e mestieri tradizionali dei rom possono contribuire a preservare le specificità di questa comunità e migliorarne le condizioni materiali e il livello di integrazione sociale, e ritiene auspicabile dare sostegno a determinate attività professionali;

Lotta per la sopravvivenza ai margini della società

38.   constata che fra le culture europee quella dei rom è caratterizzata da una forte tradizione famigliare; osserva che l’immagine che l’opinione pubblica ha delle famiglie rom è quella della forte persistenza della suddivisione tradizionale dei ruoli, la prole numerosa, la convivenza di più generazioni, la tendenza a vivere molto vicino ai parenti e il mantenimento dei rapporti con la famiglia estesa; ritiene per questo motivo che i programmi a favore delle famiglie rom a livello degli Stati membri e dell’Unione europea devono fondarsi sui punti di forza di questa rete di sostegno naturale;

39.   sottolinea l’importanza di preservare ed affermare i tratti culturali specifici dei rom per proteggerne l’identità e combattere i pregiudizi contro gli stessi; ritiene pertanto necessario che gli Stati membri e la Commissione abbiano una parte più attiva nel sostegno della vita spirituale della minoranza rom;

40.   avalla l’opinione contenuta nel parere del CESE secondo cui le donne rom hanno uno status inferiore nella gerarchia familiare, si sposano in giovane età, patiscono sovente violenze domestiche e sono spesso vittime della prostituzione e del traffico di esseri umani;

41.   ritiene pertanto che i programmi dell’Unione europea e dei suoi Stati membri per i rom debbano puntare all’emancipazione individuale dalle gerarchie tradizionali e all’indipendenza socio-economica dei membri delle comunità rom, in particolare le donne;

42.   sottolinea che la tendenza dei bambini rom ad abbandonare precocemente la scuola ne compromette l’educazione personale, la loro capacità d’integrazione sociale e le loro opportunità sul mercato del lavoro, mentre nel caso delle donne rom il loro stato di salute fisica e psichica nonché l’abbandono scolastico precoce finisce per influenzare anche la salute e la scolarizzazione dei loro figli facilitandone l’esclusione sociale; sottolinea pertanto l’importanza di servizi che informino e sensibilizzino le donne rom;

43.   esorta agli Stati membri ad assicurare che i quadri giuridici attuali e futuri includano disposizioni volte a prevenire e affrontare le molteplici forme di discriminazione di cui sono vittime le donne rom, al fine di migliorare la loro condizione socio-economica e garantire loro l’accesso a cure sanitarie di qualità, all’assistenza all’infanzia e all’istruzione come precondizioni per l’occupazione;

44.   ritiene che il processo d’integrazione debba iniziare in età precoce al fine di fornire in maniera efficace alternative alla povertà e all’esclusione sociale; ritiene pertanto che sia necessario garantire un quadro istituzionale per i servizi educativi e sociali di prossimità per i bambini e le loro famiglie, che risponda alle esigenze locali e personali e che garantisca pari accesso a servizi di qualità; chiede pertanto alla Commissione di sostenere in maniera prioritaria i programmi per l’integrazione precoce dei bambini rom in tutti i paesi in cui siano accessibili risorse dell’Unione Europa come lo Strumento di assistenza preadesione o i Fondi strutturali e di coesione;

45.   osserva che i bambini rom sono sovrarappresentati nelle scuole speciali e in vasta proporzione vi vengono inseriti senza motivo, il più delle volte per discriminazione; sottolinea che costringere i bambini che sono stati illegalmente classificati come disabili mentali a frequentare scuole speciali, è discriminatorio e costituisce una grave violazione del loro diritto fondamentale a un’istruzione di alta qualità e genera difficoltà per il proseguimento degli studi e per trovare lavoro, nonché una maggiore probabilità di inattività sul mercato del lavoro, costituendo così un onere per il bilancio;

46.   conferma il suggerimento contenuto nel parere del CESE relativo alla necessità, per garantire lo sviluppo dei bambini, di sostenere forme di aiuto complesse che abbiano come obiettivo tutta la famiglia e che offrano un aiuto pratico su misura tenendo conto delle esigenze della famiglia, come il programma “sure start”;

47.   condivide l’opinione espressa nel parere del CESE secondo cui – in considerazione delle sue caratteristiche demografiche – la comunità rom ha un accesso asimmetrico alle indennità sociali; sottolinea che le indennità sociali sono mirate a controbilanciare gli oneri o le carenze derivanti dalle condizioni di vita individuali, dall’impegno della cura dei figli e da altri impegni socialmente utili;

48.   condivide le raccomandazioni contenute nel parere del CESE, secondo le quali, al fine di incentivare la partecipazione al mercato del lavoro ufficiale, è necessario fornire un sostegno aggiuntivo a questi lavori che cambiano; sottolinea che è necessario fare in modo che sia il lavoratore che il datore di lavoro abbiano interesse al lavoro in regola;

49.   sottolinea che la fase di vita attiva vissuta dai rom nell’emarginazione ne ostacola l’accesso ai servizi sanitari ed è responsabile delle condizioni in cui si trovano in tarda età; sottolinea anche che il fatto di iniziare a lavorare in tenera età, la frequente disoccupazione, la mancanza di tutela del lavoro, il lavoro invisibile svolto nell’economia sommersa – che è spesso fisicamente logorante, ma che non assicura anni di anzianità contributiva – impediscono ai rom di percepire una pensione accettabile e di vivere una vecchiaia dignitosa;

50.   raccomanda che la Commissione prenda l’iniziativa di identificare le forme più efficaci di supporto all’integrazione sociale, economica e culturale della più grande minoranza dell’Unione europea, e sottolinea la necessità di una cooperazione fra la Commissione e i governi degli Stati membri al fine di intervenire in modo mirato per risolvere i complessi problemi transnazionali dei rom;

Conclusioni

51.   ritiene che la conservazione della lingua e della cultura rom sia un valore comunitario ma al contempo non condivide il concetto secondo il quale i rom dovrebbero essere membri di una “nazione europea” senza Stato, poiché questo esimerebbe gli Stati membri dalla loro responsabilità e metterebbe in discussione la possibilità di integrazione;

52.   richiama l’attenzione degli Stati membri sul rischio che l’adozione di eccessive misure nei confronti delle comunità rom finisca per peggiorare la già drammatica situazione di questa minoranza e per comprometterne le opportunità di integrazione;

53.   invita la Commissione e gli Stati membri ad operare insieme alle ONG, alle comunità e ai leader rom per elaborare un piano per l’inclusione sociale dei rom accettabile per tutti, da attuare in stretta cooperazione;

54.   invita gli Stati membri ad ideare ed attuare progetti volti a combattere gli stereotipi negativi contro i rom a tutti i livelli, che possano essere sostenuti dai Fondi strutturali e di coesione e anche da programmi specifici come Progress nonché da iniziative come l’Anno europeo del dialogo interculturale 2008 e l’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, proclamato per il 2010;

55.   osserva che, se il miglioramento della situazione sociale ed economica dei rom è stato oggetto di attenta considerazione nel processo di allargamento, i progressi registrati sono in generale limitati; invita gli Stati membri e la Commissione ad esaminare i precedenti e gli attuali programmi ed iniziative e a valutarne i risultati; considera che il compito dell’Unione sia un migliore e più stretto coordinamento degli strumenti di integrazione sociale e che tale coordinamento dovrebbe incentivare la lotta alla povertà e l’accesso da parte dei rom a lavori migliori, più duraturi e più stabili, indicare una direzione per rendere più efficaci i sistemi di inserimento sociale e di tutela, essere un mezzo di analisi delle esperienze politiche e di apprendimento reciproco e creare un sistema di analisi coerente delle migliori prassi;

56.   invita la Commissione a valutare specificamente gli effetti degli obiettivi e degli strumenti di tutte le sue politiche settoriali sulla popolazione rom e a sviluppare una strategia politica coerente e un alto livello di coordinamento; chiede alla Commissione e agli Stati membri, nell’ambito di relazioni sugli indicatori integrati e sul metodo aperto di coordinamento per l’inclusione sociale, di prestare attenzione al cambiamento della situazione dei rom; invita la Commissione a monitorare gli effetti della discriminazione, a verificare periodicamente la situazione dei rom in relazione ai cambiamenti intervenuti a livello di istruzione, occupazione, condizioni sociali, sanitarie e abitative negli Stati membri e nei paesi candidati;

57.   invita la Commissione a chiedere al più presto possibile agli Stati membri di adottare chiare politiche dell’occupazione per le categorie svantaggiate, fra cui la popolazione rom attiva, che prevedano misure di sostegno volte a favorire la loro progressiva integrazione nel mercato del lavoro, nonché misure per combattere gli effetti della dipendenza creata dal sistema di sicurezza sociale;

58.   invita la Commissione a collaborare con le varie organizzazioni internazionali e a sostenere lo sviluppo di una rete accademica di esperti rom che forniscano dati scientifici e supporto mediante ricerche, analisi, raccolta di documentazione e stesura di raccomandazioni per analizzare le questioni legate all’integrazione dei rom, determinare le attività da intraprendere, descrivere, sulla base delle relazioni di sintesi di tali organizzazioni, la tematica rom con la dovuta serietà e preparare, almeno ogni due anni, una valutazione complessiva a livello dell’Unione europea;

59.   critica i quattro Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sulla protezione delle minoranze nazionali; invita gli Stati membri in questione a ratificare senza indugio la Convenzione; invita gli Stati membri che hanno fatto dichiarazioni restrittive nell’ambito della Convenzione quadro in relazione al riconoscimento dei rom come minoranza nazionale, a ritirare tali dichiarazioni;

60.   raccomanda agli Stati membri:

a) di istituire a livello di Unione europea un gruppo di esperti comprendente rappresentanti dei rom, che coordini la strategia degli Stati membri per i rom e l’utilizzo dei Fondi dell’Unione europea destinati alla sua promozione;

b) di istituire partnership fra le varie organizzazioni che rappresentano gli interessi dei rom e le pertinenti istituzioni degli Stati membri;

c) di elaborare strumenti quali la concessione di crediti agevolati o sovvenzioni di interessi e, nella pianificazione delle sovvenzioni agricole, di considerare un obiettivo importante il raggiungimento da parte dei cittadini rom di condizioni che permettano loro di vivere di agricoltura, in modo che, oltre al lavoro salariato in agricoltura o al posto di questo, si aprano maggiormente all’idea di puntare a forme innovative di lavoro agricolo, incluse le cooperative sociali, giustificando così lo stanziamento dei fondi necessari;

61.   ritiene che i gruppi target (in insediamenti o parti di insediamenti rom) in alcuni Stati membri siano facilmente raggiungibili sulla base della definizione di “svantaggi multipli”, ma che sia arduo raggiungere con tali gruppi target nuclei più piccoli come la famiglia e l’individuo;

62.   ritiene tuttavia che sia necessario creare le condizioni giuridiche necessarie ad una raccolta di dati volontaria e anonima e all’istituzione di una banca dati comparativa, nel rispetto delle norme sulla tutela dei dati personali e dei diritti umani ed escludendo sistemi offensivi per la dignità umana; ritiene che la Commissione dovrebbe proporre le necessarie modifiche legislative;

63.   invita al Commissione a facilitare la definizione, la verifica e la conferma di una serie di migliori prassi nei programmi per i rom (alloggio, istruzione, occupazione ecc.) a seguito di un’analisi condotta da un organo indipendente;

64.   ritiene che la creazione di una banca dati non costituisca un’alternativa, ma la condizione per un sistema di misurazione e valutazione che sia in grado di bilanciare l’effetto dello scambio delle migliori esperienze e dell’utilizzo delle risorse; per questo è necessario un sistema di indicatori che si estenda a tutti i campi della vita e che possa essere utilizzato da chiunque e che, accanto agli indicatori in entrata e in uscita relativi ai programmi, contempli l’utilizzo degli indicatori sociali di risultato e di impatto, anche come condizione per il finanziamento; raccomanda pertanto che la Commissione inserisca tale sistema di indicatori nel regolamento quadro dei Fondi Strutturali e nei regolamenti aventi per oggetto altri tipi di aiuti pubblici;

65.   propone alla Commissione di imporre requisiti più coerenti e uniformi a tutti quei programmi di sviluppo finanziati con fondi europei per i quali si possa verificare se hanno contribuito ad impedire o a invertire l’emarginazione sociale dei rom; ritiene che gli organi degli Stati membri e dell’Unione Europea debbano esaminare tutte le azioni di sviluppo finanziate con i Fondi strutturali e di coesione per valutare quale sia l’effetto del programma sull’integrazione sociale dei rom; raccomanda inoltre che nella fase di selezione sia data la priorità ai programmi di sviluppo che mirano anche a migliorare la situazione dei rom che vivono in insediamenti particolarmente svantaggiati e che sono colpiti da povertà e disoccupazione;

66.   invita la Commissione, in cooperazione con i vari Stati membri, a sviluppare e implementare una vasta e continua campagna d’informazione rivolta al grande pubblico e al popolo rom, sui programmi degli Stati membri finalizzati a migliorare le condizioni di vita dei rom e sulle relative forme di attuazione;

67.   invita la Commissione a monitorare regolarmente le azioni e gli interventi compiuti e i loro effetti sul miglioramento della situazione dei rom nel mercato del lavoro;

68.   auspica che le risorse oggetto di decisioni a livello di Unione europea siano utilizzate anche per programmi “mirati”, che prevedano anche la partecipazione di esperti di organizzazioni specializzate in questo settore per supporto e consulenza, atti a controbilanciare gli svantaggi dei rom dal punto di vista della formazione e dell’istruzione; ritiene che gli Stati membri, nell’assegnare fondi dell’Unione Europea e fondi propri – anche al momento di decidere del finanziamento di settori diversi dallo sviluppo in età infantile e dalla pubblica istruzione – dovrebbero esaminare se l’ente locale, l’organizzazione, ecc. che ha chiesto gli aiuti, ha rispettato i propri obblighi di eliminazione della segregazione;

69.   invita la Commissione a incoraggiare le autorità nazionali a porre fine alla pratica discriminatoria di far sgombrare gli occupanti dei campi rom e a sviluppare invece progetti concreti di edilizia sociale con il supporto tecnico e i meccanismi di monitoraggio fra l’altro della Commissione, della Banca mondiale e delle ONG che si dedicano ai rom; è persuaso che la risoluzione del problema abitativo dei rom che vivono in zone rurali debba costituire una priorità e divenire motivo di speciale preoccupazione nonché un’area di intervento;

70.   invita la Commissione a prestare particolare attenzione non solo alle organizzazioni della società civile, ma anche alla capacità dei rom di organizzarsi e di fornire sostegno alla politica di integrazione, nonché a sostenere lo sviluppo delle comunità soprattutto con progetti che rafforzano la partecipazione dei rom al processo decisionale e la loro responsabilità per le decisioni prese insieme a loro;

71.   invita la Commissione e gli Stati membri, in cooperazione con le ONG che si dedicano ai rom, a esaminare le politiche e i programmi esistenti, per trarre insegnamento dai progetti falliti in passato;

72.   invita la Commissione a sostenere le ONG che si dedicano ai rom, a livello dell’Unione europea, a livello nazionale o locale, al fine di monitorare l’attuazione delle politiche e dei programmi destinati ai rom, nonché l’educazione alla democrazia e ai diritti dell’uomo;

73.   propone alla Commissione e agli Stati membri la creazione di un Forum a livello di Unione europea in cui movimenti sociali, sindacati, associazioni non governative che rappresentano i rom e i loro interessi possano consultarsi regolarmente per l’elaborazione degli orientamenti e lo scambio delle migliori prassi, al fine di favorire un approccio coordinato a livello di Unione europea;

74.   invita gli Stati membri a essere più proattivi nell’incentivare il trasferimento di posti di lavoro in aree in cui sono insediate comunità rom e nell’incoraggiare i rom a trasferirsi dove ci sono posti di lavoro;

75.   rammenta agli Stati membri e alla Commissione che, se gli aiuti sociali hanno un ruolo chiave da svolgere nel supportare e rafforzare le comunità svantaggiate, come i rom, la promozione dell’autoaiuto è a sua volta importante; ritiene che una cultura dell’indipendenza, piuttosto che della dipendenza, debba costituire l’obiettivo a lungo termine;

76.   ritiene che occorra assegnare una priorità molto maggiore alla disponibilità di posti di lavoro locali e all’incentivazione dell’imprenditorialità e dell’artigianato locale, come pure allo sviluppo delle competenze di base all’uopo necessarie, il che contribuirà a sviluppare ricchezza e maggiore autostima;

77.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.

(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(2) GU C 298 E del 8.12.2006, pag. 283.
(3) Testi approvati, P6_TA(2008)0035.
(4) Testi approvati, P6_TA(2008)0361.
(5) Testi approvati, P6_TA(2008)0467.
(6) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(7) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(8) Testi approvati, P6_TA(2008)0286.
(9) 1 GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.
(10) GU C 27 del 3.2.2009, pag. 88.

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Risoluzione del Parlamento Europeo del 31 Gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom

Il Parlamento europeo ,

–   visti gli articoli 3, 6, 7, 29 e 149 del trattato CE, che impegnano gli Stati membri a garantire uguali opportunità a tutti i cittadini,

–   visto l’articolo 13 del trattato CE, in base al quale la Comunità europea può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica,

–   viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell’Unione europea(1) , del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell’Unione europea(2) e del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(3) ,

–   viste la direttiva 2000/43/CE, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, e la direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro, come anche la decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia,

–   vista la relazione per il 2007 su Razzismo e xenofobia negli Stati membri dell’Unione europea, pubblicata dall’Agenzia per i diritti fondamentali,

–   visti il Decennio per l’integrazione dei rom e il Fondo per l’istruzione dei rom, istituiti nel 2005 da numerosi Stati membri dell’Unione europea, paesi candidati e altri paesi in cui le istituzioni dell’Unione europea sono presenti in modo significativo,

–   visti l’articolo 4 della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,

–   visto il Piano d’azione globale adottato dagli Stati che partecipano all’OSCE, compresi gli Stati membri dell’Unione europea e i paesi candidati, incentrato sul miglioramento della situazione dei rom e dei sinti nella zona OSCE, nel quadro del quale gli Stati si impegnano, tra l’altro, a potenziare i loro sforzi volti a garantire che le popolazioni rom e sinti possano svolgere un ruolo pieno ed equo nelle nostre società, e a debellare la discriminazione nei loro confronti,

–   visti la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e lo Statuto dell’Agenzia per i diritti fondamentali,

–   vista la relazione del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull’integrazione sociale delle minoranze etniche e sulla loro piena partecipazione al mercato del lavoro, intitolata “Minoranze etniche sul mercato del lavoro – Un urgente appello per una migliore inclusione sociale” e pubblicata dalla Commissione nel 2007,

–   visto l’articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che i 12-15 milioni di rom che vivono in Europa – di cui circa 10 milioni nell’Unione europea – sono vittime di discriminazioni razziali e soggetti in molti casi a gravi discriminazioni strutturali e a condizioni di povertà e di esclusione sociale, come anche a discriminazioni molteplici in base al sesso, all’età, all’handicap o all’orientamento sessuale; considerando che gran parte dei rom europei sono diventati cittadini dell’Unione europea a seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, beneficiando del diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

B.   considerando che la situazione dei rom europei – che storicamente sono stati parte della società in numerosi paesi europei e hanno contribuito ad essa – è diversa da quella delle minoranze nazionali europee, cosa che giustifica l’adozione di misure specifiche a livello europeo,

C.   considerando che i cittadini rom dell’Unione europea sono spesso vittime di discriminazioni razziali nell’esercizio del loro diritto fondamentale, in quanto cittadini dell’Unione europea, alla libertà di circolazione e di stabilimento,

D.   considerando che numerosi rom e numerose comunità rom che hanno deciso di stabilirsi in uno Stato membro diverso da quello di cui sono cittadini si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile,

E.   considerando che sia negli Stati membri sia nei paesi candidati non si sono compiuti progressi nella lotta alla discriminazione razziale nei confronti dei rom e nella difesa del loro diritto all’istruzione, all’occupazione, alla salute e all’alloggio,

F.   considerando che la segregazione nell’istruzione continua ad essere tollerata negli Stati membri dell’Unione europea; considerando che tale discriminazione nell’accesso ad un’istruzione di qualità condiziona in modo permanente la capacità dei bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo educativo,

G.   considerando che l’istruzione è uno strumento fondamentale per combattere l’esclusione sociale, lo sfruttamento e la criminalità,

H.   considerando che condizioni di vita deplorevoli e insalubri e una ghettizzazione evidente sono fenomeni ampiamente diffusi e che, regolarmente, i rom sono vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di abbandonare le aree in cui vivono,

I.   considerando che le comunità rom presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione, il che richiede interventi specifici volti ad agevolare l’accesso al lavoro; sottolineando che il mercato europeo del lavoro, così come la società europea nel suo complesso, trarrebbero enorme beneficio dall’integrazione dei rom,

J.   considerando che l’Unione europea offre una varietà di meccanismi e strumenti che possono essere utilizzati per migliorare l’accesso dei rom ad un’istruzione di qualità, all’occupazione, all’alloggio e all’assistenza sanitaria, in particolare politiche in materia di inclusione sociale, sviluppo regionale e occupazione,

K.   considerando che l’inclusione sociale delle comunità rom continua ad essere un obiettivo da raggiungere e che occorre utilizzare gli strumenti dell’Unione europea per realizzare cambiamenti efficaci e visibili in questo settore,

L.   considerando la necessità di garantire un’effettiva partecipazione dei rom alla vita politica, in particolare alle decisioni che incidono sulla loro vita e sul loro benessere,

M.   considerando che l”antizingarismo” o fobia dei rom è ancora diffuso in Europa, che è promosso e utilizzato dagli estremisti, cosa che può culminare in attacchi razzisti, discorsi improntati all’odio, attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia,

N.   considerando che la maggior parte delle donne rom subiscono una doppia discriminazione, in quanto rom e in quanto donne,

O.   considerando che l’Olocausto dei rom (Porajmos) merita un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i rom d’Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati;

1.   condanna senza eccezioni e senza ambiguità possibili tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i rom e altre comunità considerate “zingari”;

2.   accoglie favorevolmente le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 14 dicembre 2007 il quale, “conscio della situazione molto particolare in cui versa la comunità rom in tutta l’Unione, invita gli Stati membri e l’Unione stessa ad utilizzare tutti i mezzi per migliorarne l’inclusione” e “invita a tal fine la Commissione ad esaminare le politiche e gli strumenti vigenti e a riferire al Consiglio, entro la fine del giugno 2008, in merito ai progressi registrati”;

3.   ritiene che l’Unione europea e gli Stati membri condividano la responsabilità di promuovere l’inserimento dei rom e di appoggiare i loro diritti fondamentali in quanto cittadini europei, e che debbano intensificare prontamente i loro sforzi per conseguire risultati visibili in tale settore; invita gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione europea ad avallare le misure necessarie per creare un clima sociale e politico adeguato, che consenta di porre in atto l’inserimento dei rom;

4.   sollecita la nuova Agenzia per i diritti fondamentali a porre l”antizingarismo” tra le massime priorità del suo programma di lavoro;

5.   riafferma l’importante ruolo dell’Unione europea nella lotta contro la discriminazione nei confronti dei rom, che spesso è strutturale e che per questo richiede un’impostazione globale a livello dell’Unione europea, in particolare con riguardo allo sviluppo di politiche comuni, ma riconosce che le competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà politica, tempo e risorse da destinare alla protezione, all’attuazione di politiche, alla promozione e alla responsabilizzazion e dei rom devono essere a carico degli Stati membri;

6.   sollecita la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l’inserimento dei rom, che miri a dare coerenza alle politiche dell’Unione europea in materia di inclusione sociale dei rom e, nel contempo, sollecita tale Istituzione ad elaborare un piano d’azione comunitario dettagliato per l’inclusione dei rom volto a fornire un sostegno finanziario per la realizzazione dell’obiettivo della strategia quadro europea per l’inclusione dei rom;

7.  Esorta la Commissione ad elaborare un esauriente piano d’azione comunitario sull’inclusione dei Rom; rileva che il piano deve essere elaborato ed implementato dal gruppo di Commissari responsabili per l’inclusione sociale dei cittadini dell’UE attraverso i loro portafogli dell’occupazione, degli affari sociali, delle pari opportunità, della giustizia, della libertà, dell’istruzione, della cultura e della politica regionale;

8.   chiede alla Commissione di attribuire a uno dei Commissari la competenza per il coordinamento di una politica per i rom;

9.   esorta la Commissione ad applicare la metodologia di lavoro “da Rom-a-Rom” quale strumento efficace per gestire le problematiche legate ai Rom e la invita a promuovere la presenza di personale Rom all’interno della sua struttura;

10.   invita la Commissione ad istituire un’unità rom per coordinare la messa in atto della strategia quadro europea per l’inclusione dei rom, facilitare la cooperazione tra gli Stati membri e coordinare loro azioni comuni, nonché assicurare che tutti gli organi competenti siano sensibilizzati sulle questioni relative ai rom;

11.  Invita la Commissione a considerare l’impatto degli investimenti privati sulle pari opportunità un fattore pertinente e determinante ai fini della mobilizzazione delle risorse dell’UE, imponendo alle persone fisiche e/o giuridiche che presentano un’offerta per progetti finanziati dall’UE l’obbligo di elaborare e implementare un’analisi e un piano d’azione sulle pari opportunità;

12.   accoglie con favore le iniziative rese note dalla Commissione, tra cui una comunicazione sulla strategia rivista per la lotta contro la discriminazione, il prossimo libro verde concernente l’istruzione di bambini immigrati o appartenenti a minoranze svantaggiate, e l’intenzione di prendere misure addizionali per assicurare l’applicazione della direttiva 2000/43/CE; si compiace, in particolare, della proposta di istituire un forum di alto livello sui rom, quale struttura per lo sviluppo di politiche efficaci intese ad affrontare le questioni che interessano i rom;

13.  Esorta la Commissione a creare una mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate quelle aree dell’UE le cui comunità Rom risultano essere le più minacciate dalla povertà e dall’esclusione sociale;

14.   sollecita la Commissione ad esaminare le possibilità di un rafforzamento della legislazione antidiscriminazione nel settore dell’istruzione, in particolare per quanto riguarda la desegregazione, e a riferire al Parlamento sulle risultanze dei suoi lavori entro un anno dall’approvazione della presente risoluzione; ribadisce che l’accesso a pari condizioni ad un’istruzione di qualità dovrebbe essere una priorità nell’ambito di una strategia europea per i rom; sollecita la Commissione ad intensificare i suoi sforzi per finanziare e sostenere, negli Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera età, nei sistemi di istruzione ordinari; esorta la Commissione a sostenere programmi che promuovano azioni positive a favore dei rom nei settori dell’istruzione secondaria e superiore, includendo la formazione professionale, l’istruzione degli adulti, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e l’istruzione universitaria; esorta altresì la Commissione a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di desegregazione;

15.   invita gli Stati membri e la Commissione a combattere lo sfruttamento dei bambini rom, l’accattonaggio che sono costretti a praticare e il loro assenteismo scolastico, nonché i maltrattamenti delle donne rom;

16.   sollecita la Commissione a sostenere l’integrazione dei rom nel mercato del lavoro mediante misure che comprendano un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione professionale, misure intese a promuovere azioni positive sul mercato del lavoro, un’applicazione rigorosa delle leggi antidiscriminazione nel settore dell’occupazione e misure atte a promuovere presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese;

17.   invita la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di microcredito quale suggerito nella relazione summenzionata del gruppo consultivo di esperti di alto livello, per promuovere l’avvio di piccole imprese e sostituire la prassi dell’usura, che obera molte delle comunità svantaggiate;

18.   invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom; in particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini; sollecita tutti gli Stati membri a porre fine e a rimediare in modo adeguato e senza indugio all’esclusione sistematica di talune comunità rom dall’assistenza sanitaria, comprese, tra l’altro, le comunità che si trovano in aree geografiche isolate, come anche a violazioni estreme dei diritti dell’uomo nell’ambito del sistema sanitario, laddove esse abbiano avuto o stiano avendo luogo, comprese la segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata delle donne rom;

19.   sollecita la Commissione a basarsi sui modelli positivi esistenti per sostenere programmi volti a porre fine, negli Stati membri in cui esiste, al fenomeno delle baraccopoli rom – che generano gravi rischi sociali, ambientali e sanitari – e a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom, inclusi i rom migranti;

20.   sollecita gli Stati membri a risolvere il problema dei campi, dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate;

21.   sollecita la Commissione e il Consiglio ad allineare la politica dell’Unione europea relativa ai rom sul “Decennio per l’integrazione dei rom” e a fare uso delle iniziative esistenti, quali il Fondo per l’istruzione dei rom, il Piano d’azione dell’OSCE e le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, al fine di accrescere l’efficacia degli sforzi compiuti in tale settore;

22.   sottolinea l’importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire un’esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l’inserimento dei rom e a combattere la discriminazione;

23.   invita gli Stati membri a coinvolgere la comunità rom al livello di base nel tentativo di mettere il popolo rom in condizioni di beneficiare pienamente degli incentivi forniti dall’Unione europea volti a promuovere i loro diritti e l’inserimento delle loro comunità, nei settori dell’istruzione, dell’occupazione e della partecipazione civica, dal momento che un’integrazione riuscita comporta un approccio che va dal basso verso l’alto e responsabilità comuni; sottolinea l’importanza di sviluppare le risorse umane e le capacità professionali dei rom, al fine di promuovere la loro presenza a tutti i livelli dell’amministrazion e pubblica, ivi comprese le istituzioni della UE;

24.   ricorda che tutti paesi candidati si sono impegnati, nel quadro del processo di negoziazione e di adesione, a migliorare l’inserimento delle comunità rom e a promuovere il loro diritto all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’alloggio; chiede alla Commissione di effettuare una valutazione del rispetto di tali impegni e della situazione attuale dei rom in tutti gli Stati membri dell’Unione europea;

25.   invita la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell’ex campo di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni;

26.   ritiene di dover dovrebbe esaminare più nel dettaglio i diversi aspetti delle sfide strategiche europee riguardanti l’inserimento dei rom;

27.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai paesi candidati, al Consiglio d’Europa e all’OSCE.


(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.

(2) GU C 298 E dell’8.12.2006, pag. 283.

(3) Testi approvati, P6_TA(2007)0534

Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri

Il Parlamento europeo ,

–   visti gli articoli 2, 6, 13 e 29 del Trattato sull’Unione europea,

–   visti gli articoli 61, 62 e 64 del Trattato che istituisce la Comunità europea,

–   visti gli articoli 6, 19 e 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (“Carta dei diritti fondamentali”),

–   vista la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(1) ,

–   vista la Convenzione-quadro del Consiglio d’Europa per la tutela delle minoranze nazionali,

–   viste le sue risoluzioni sulla libera circolazione delle persone, la lotta contro le discriminazioni e, segnatamente, la sua risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell’Unione europea(2) ,

–   visto l’articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che la libera circolazione delle persone è una libertà fondamentale e inalienabile, riconosciuta ai cittadini dell’Unione dai trattati nonché dalla Carta dei diritti fondamentali, e che essa costituisce uno dei pilastri della cittadinanza europea,

B.   considerando che, per tale ragione, la direttiva 2004/38/CE relativa alla libera circolazione dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, pur prevedendo che uno Stato membro possa allontanare un cittadino dell’Unione, inquadra tale possibilità entro limiti ben precisi onde garantire le libertà fondamentali,

C.   considerando che la sicurezza e la libertà sono diritti fondamentali, e che l’Unione ha come obiettivo garantire ai suoi cittadini un livello elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia,

D.   considerando che la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani costituiscono sfide di portata transnazionale e che la libera circolazione nello spazio europeo è altresì basata su un rafforzamento della cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo nelle attività di indagine e di perseguimento giudiziario, con il sostegno di Eurojust e Europol,

E.   considerando che il rispetto delle leggi di ogni Stato membro è una condizione essenziale per la coesistenza e l’inclusione sociale nell’Unione, che ogni individuo ha l’obbligo di rispettare il diritto dell’Unione e le leggi in vigore nello Stato membro in cui si trova, che la responsabilità penale è sempre personale, che i cittadini dell’Unione, oltre ad avvalersi dei diritti e delle libertà loro conferite dal trattato, devono espletare le formalità connesse all’esercizio di tali diritti, con particolare riguardo alle normative europee e alla legislazione dello Stato ospitante,

F.   considerando che tutte le legislazioni nazionali sono tenute a rispettare i principi e le disposizioni definiti dalla direttiva 2004/38/CE,

G.   considerando che la lotta contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia nonché contro qualsiasi forma di discriminazione fa parte dei principi fondamentali sui quali è fondata l’Unione,

H.   considerando che, in conformità del principio che vieta la discriminazione fondata sulla nazionalità, ogni cittadino dell’Unione e i suoi familiari che soggiornano liberamente e legalmente in uno Stato membro devono godere in tale Stato della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali,

I.   considerando che i Rom sono ancora oggetto di discriminazioni e di abusi nel territorio dell’Unione e che l’integrazione, l’inserimento sociale e la protezione di tale minoranza sono, purtroppo, obiettivi ancora da conseguire,

J.   considerando l’aggressione brutale e l’omicidio di una donna a Roma, di cui è accusato un cittadino rumeno,

K.   considerando l’aggressione razzista subita da cittadini rumeni, che ha fatto seguito a tale episodio,

L.   considerando che ci si aspetta dalle personalità pubbliche che si astengano dal rilasciare dichiarazioni che rischiano di essere intese come un incoraggiamento alla stigmatizzazione di determinati gruppi della popolazione,

M.   considerando l’iniziativa congiunta del Primo ministro rumeno e del Presidente del Consiglio italiano nonché la lettera congiunta sul tema della minoranza Rom che hanno inviato al Presidente della Commissione,

1.   esprime il proprio dolore per l’assassinio della signora Giovanna Reggiani, avvenuto a Roma il 31 ottobre scorso 2007, e presenta sentite condoglianze ai suoi familiari”

2.   ribadisce il valore della libertà di circolazione delle persone quale principio fondamentale dell’Unione, parte costitutiva della cittadinanza europea ed elemento fondamentale del mercato interno;

3.   riafferma l’obiettivo di fare dell’Unione e delle collettività uno spazio in cui ogni persona possa vivere vedendosi garantito un elevato livello di sicurezza, libertà e giustizia;

4.  Notes that Directive 2004/38/EC circumscribes the possibility of expelling a Union citizen within very clearly defined limits and that, specifically, ……..

5.   ribadisce che qualsiasi legislazione nazionale deve rispettare rigorosamente tali limiti e garanzie, compreso l’accesso a un ricorso alle vie legali contro l’allontanamento e all’esercizio dei diritti della difesa e che qualsiasi eccezione definita dalla direttiva 2004/38/CE deve essere interpretata in modo restrittivo; ricorda che le espulsioni collettive sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;

6.   si compiace della visita effettuata dal Primo ministro rumeno in Italia e della dichiarazione congiunta di Romano Prodi e Călin Popescu-Tăriceanu; manifesta il proprio appoggio all’appello del Presidente del Consiglio e del Primo ministro per l’impegno dell’Unione a favore dell’integrazione sociale delle popolazioni meno avvantaggiate e della cooperazione fra gli Stati membri in termini di gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali;

7.   invita la Commissione a presentare senza ritardi una valutazione esauriente dell’attuazione e del corretto recepimento, da parte degli Stati membri, della direttiva 2004/38/CE nonché a presentare proposte, a norma dell’articolo 39 di tale direttiva;

8.   fatte salve le competenze della Commissione, incarica la propria commissione parlamentare competente di effettuare entro il 1° giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei problemi di recepimento di tale direttiva in modo da mettere in evidenza le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a discriminazioni tra i cittadini europei;

9.   invita gli Stati membri a superare qualsiasi esitazione e a procedere più rapidamente al rafforzamento degli strumenti di cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale a livello dell’Unione per garantire una lotta efficace contro la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani, fenomeni di dimensione transnazionale, garantendo, al contempo, un quadro uniforme di garanzie procedurali;

10.   respinge il principio della responsabilità collettiva e ribadisce con forza la necessità di lottare contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia e qualsiasi forma di discriminazione e stigmatizzazione basate sulla nazionalità e sull’origine etnica, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali;

11.   ricorda alla Commissione che è urgente presentare una proposta di direttiva orizzontale contro tutte le discriminazioni menzionate all’articolo 13 Trattato CE, prevista nel programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2008;

12.   ritiene che la protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione costituiscano una sfida per l’Unione nel suo complesso e invita la Commissione ad agire senza indugio elaborando una strategia globale per l’inclusione sociale dei Rom, facendo ricorso, segnatamente, alle linee di bilancio disponibili nonché ai Fondi strutturali per sostenere le autorità nazionali, regionali e locali nei loro sforzi atti a garantire l’inclusione sociale dei Rom;

13.   propone l’istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino dell’integrazione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom, ivi compreso lo scambio di migliori prassi; considera, a questo proposito, molto importante una collaborazione intensa e strutturata con il Consiglio d’Europa;

14.   ritiene che le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione, in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma, siano contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE, direttiva che gli si chiede di rispettare pienamente;

15.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
(2) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.

CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA  Dicembre 2007

STRASBURGO 11 Dicembre 2007 – La Carta Europea dei Diritti Fondamentali è stata proclamata solennemente dai leader delle tre istituzioni europee in una movimentata seduta speciale al Parlamento europeo.  Il documento è stato firmato in aula dal presidente di turno dell’Ue Josè Socrates, dal presidente della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso e da quello dell’Europarlamento Hans Gert Poettering. La carta è composta di 54 articoli divisi in sei sezioni: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia.  Nel consiglio europeo di giugno Polonia e Gran Bretagna hanno ottenuto un “opt out” per quanto riguarda l’applicazione della Carta nella giurisprudenza nazionale.

Testo integrale della Carta  dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea

PREAMBOLO

I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.

Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà;

l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona

al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

L’Unione contribuisce al mantenimento e allo sviluppo di questi valori comuni, nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell’identità nazionale degli Stati membri e dell’ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale;

essa cerca di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali nonché la libertà di stabilimento.

A tal fine è necessario, rendendoli più visibili in una Carta, rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell’evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici.

La presente Carta riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti della Comunità e dell’Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dal trattato sull’Unione europea e dai trattati comunitari, dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dalla Comunità e dal Consiglio d’Europa, nonché i diritti riconosciuti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e da quella della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future.

Pertanto, l’Unione riconosce i diritti, le libertà ed i principi enunciati qui di seguito.

CAPO I – DIGNITÀ

Articolo 1 – Dignità umana

La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

Articolo 2 – Diritto alla vita

1. Ogni individuo ha diritto alla vita.

2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

Articolo 3 – Diritto all’integrità della persona

1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:

– il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge

– il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone

– il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro

– il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.

Articolo 4 – Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti

Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Articolo 5 – Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato

1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.

3. È proibita la tratta degli esseri umani.

CAPO II – LIBERTÀ

Articolo 6 – Diritto alla libertà e alla sicurezza

Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

Articolo 7 – Rispetto della vita privata e della vita familiare

Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle sue comunicazioni.

Articolo 8 – Protezione dei dati di carattere personale

1. Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano.

2. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.

3. Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un’autorità indipendente.

Articolo 9 – Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia

Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

Articolo 10 – Libertà di pensiero, di coscienza e di religione

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.

2. Il diritto all’obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

Articolo 11 – Libertà di espressione e d’informazione

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

Articolo 12 – Libertà di riunione e di associazione

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

2. I partiti politici a livello dell’Unione contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione.

Articolo 13 – Libertà delle arti e delle scienze

Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata.

Articolo 14 – Diritto all’istruzione

1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua.

2. Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente all’istruzione obbligatoria.

3. La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

Articolo 15 – Libertà professionale e diritto di lavorare

1. Ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata.

2. Ogni cittadino dell’Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro.

3. I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell’Unione.

Articolo 16 – Libertà d’impresa

È riconosciuta la libertà d’impresa, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 17 – Diritto di proprietà

1. Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa.

L’uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall’interesse generale.

2. La proprietà intellettuale è protetta.

Articolo 18 – Diritto di asilo

Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea.

Articolo 19 – Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.

CAPO III – UGUAGLIANZA

Articolo 20 – Uguaglianza davanti alla legge

Tutte le persone sono uguali davanti alla legge.

Articolo 21 – Non discriminazione

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi.

Articolo 22 – Diversità culturale, religiosa e linguistica

L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica.

Articolo 23 – Parità tra uomini e donne

La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.

Il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

Articolo 24 – Diritti del bambino

1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

2. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

3. Ogni bambino ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse.

Articolo 25 – Diritti degli anziani

L’Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale.

Articolo 26 – Inserimento dei disabili

L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità.

CAPO IV – SOLIDARIETÀ

Articolo 27 Diritto dei lavoratori all’informazione e alla consultazione nell’ambito dell’impresa

Ai lavoratori o ai loro rappresentanti devono essere garantite, ai livelli appropriati, l’informazione e la consultazione in tempo utile nei casi e alle condizioni previsti dal diritto comunitario e dalle legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 28 – Diritto di negoziazione e di azioni collettive

I lavoratori e i datori di lavoro, o le rispettive organizzazioni, hanno, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali, il diritto di negoziare e di concludere contratti collettivi, ai livelli appropriati, e di ricorrere, in caso di conflitti di interessi, ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, compreso lo sciopero.

Articolo 29 – Diritto di accesso ai servizi di collocamento

Ogni individuo ha il diritto di accedere a un servizio di collocamento gratuito.

Articolo 30 -Tutela in caso di licenziamento ingiustificato

Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 31 – Condizioni di lavoro giuste ed eque

1. Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

2. Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite.

Articolo 32 – Divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro

Il lavoro minorile è vietato. L’età minima per l’ammissione al lavoro non può essere inferiore all’età in cui termina la scuola dell’obbligo, fatte salve le norme più favorevoli ai giovani ed eccettuate deroghe limitate.

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico, mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione.

Articolo 33 – Vita familiare e vita professionale

1. È garantita la protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale.

2. Al fine di poter conciliare vita familiare e vita professionale, ogni individuo ha il diritto di essere tutelato contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e il diritto a un congedo di maternità retribuito e a un congedo parentale dopo la nascita o l’adozione di un figlio.

Articolo 34 – Sicurezza sociale e assistenza sociale

1. L’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

3. Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti,

secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 35 – Protezione della salute

Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana.

Articolo 36 – Accesso ai servizi d’interesse economico generale

Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell’Unione, questa riconosce e rispetta l’accesso ai servizi d’interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea.

Articolo 37 – Tutela dell’ambiente

Un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

Articolo 38 – Protezione dei consumatori

Nelle politiche dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori.

CAPO V – CITTADINANZA

Articolo 39 Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo

1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

2. I membri del Parlamento europeo sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto.

Articolo 40 – Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali

Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

Articolo 41 – Diritto ad una buona amministrazione

1. Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell’Unione.

2. Tale diritto comprende in particolare:

o il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio;

o il diritto di ogni individuo di accedere al fascicolo che lo riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale;

o l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni.

3. Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte della Comunità dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri.

4. Ogni individuo può rivolgersi alle istituzioni dell’Unione in una delle lingue del trattato e deve ricevere una risposta nella stessa lingua.

Articolo 42 – Diritto d’accesso ai documenti

Qualsiasi cittadino dell’Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di accedere ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

Articolo 43 – Mediatore

Qualsiasi cittadino dell’Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di sottoporre al mediatore dell’Unione casi di cattiva amministrazione nell’azione delle istituzioni o degli organi comunitari, salvo la Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado nell’esercizio delle loro funzioni giurisdizionali.

Articolo 44 – Diritto di petizione

Qualsiasi cittadino dell’Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo.

Articolo 45 Libertà di circolazione e di soggiorno

1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

2. La libertà di circolazione e di soggiorno può essere accordata, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea, ai cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.

Articolo 46 Tutela diplomatica e consolare

Ogni cittadino dell’Unione gode, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini

di detto Stato.

CAPO VI – GIUSTIZIA

Articolo 47 Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale

Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente e entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia.

Articolo 48 – Presunzione di innocenza e diritti della difesa

1. Ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata.

2. Il rispetto dei diritti della difesa è garantito ad ogni imputato.

Articolo 49 – Principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene

1. Nessuno può essere condannato per un’azione o un’omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o il diritto internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. Se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l’applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest’ultima.

2. Il presente articolo non osta al giudizio e alla condanna di una persona colpevole di un’azione o di un’omissione che, al momento in cui è stata commessa, costituiva un crimine secondo i principi generali riconosciuti da tutte le nazioni.

3. Le pene inflitte non devono essere sproporzionate rispetto al reato.

Articolo 50 – Diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato

Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato nell’Unione a seguito di

una sentenza penale definitiva conformemente alla legge.

CAPO VII – DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 51 – Ambito di applicazione

1. Le disposizioni della presente Carta si applicano alle istituzioni e agli organi dell’Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà come pure agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione. Pertanto, i suddetti soggetti rispettano i diritti, osservano i principi e ne promuovono l’applicazione secondo le rispettive competenze.

2. La presente Carta non introduce competenze nuove o compiti nuovi per la Comunità e per l’Unione, né modifica le competenze e i compiti definiti dai trattati.

Articolo 52 – Portata dei diritti garantiti

1. Eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

2. I diritti riconosciuti dalla presente Carta che trovano fondamento nei trattati comunitari o nel trattato sull’Unione europea si esercitano alle condizioni e nei limiti definiti dai trattati stessi.

3. Laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non presclude che il diritto dell’Unione conceda una protezione più estesa.

Articolo 53 – Livello di protezione

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito di applicazione, dal diritto dell’Unione, dal diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali delle quali l’Unione, la Comunità o tutti gli Stati membri sono parti contraenti, in particolare la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dalle costituzioni degli Stati membri.

Articolo 54 Divieto dell’abuso di diritto

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata nel senso di comportare il diritto di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Carta o di imporre a tali diritti e libertà limitazioni più ampie di quelle previste dalla presente Carta.

Raccomandazione n. 1557 del 2002

adottata da l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, il 25 Aprile 2002

Da una decina d’anni, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha sottolineato la necessità di riconoscere ai Rom e ai Sinti una protezione speciale ed ha altresì condannato qualsiasi forma di discriminazione, che purtroppo tuttora si verifica nei diversi Stati Membri dell’Unione Europea. Il tutto è ben precisato nella raccomandazione del 1993. Malgrado i notevoli sforzi messi in atto dalle organizzazione nazionali, dai poteri locali e dalle organizzazioni non governative, gli obiettivi fissati sono stati raggiunti solo in parte.
L’assemblea ricorda la Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e le libertà fondamentali del 1950 nonché la Convenzione Europea del 1987 che vieta la tortura, pene o trattamenti disumani o umilianti, la Carta Europea (1992) sulle lingue regionali o minoritarie, la convenzione quadro del 1995 per la protezione di minoranze nazionali e la Carta Sociale Europea, rivista nel 1996.
Oggi i Rom e i Sinti sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa in tutti i campi, nel pubblico e nel privato compreso il diritto di vedersi negato l’acceso a qualsiasi funzione pubblica: insegnamento, impiego, servizi sanitari, pertanto l’emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica che tocca generalmente i gruppi sociali più deboli.
I Rom e i Sinti costituiscono un gruppo minoritario particolare per due emotivi: sia trattasi di etnia minoritaria, sia perché tocca le fasce sociali più deboli.
La maggior parte dei Sinti e dei Rom attualmente si confronta con una situazione economica critica in quasi tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa. Nell’ambito sociale sono stati portati avanti numerosi progetti mentre l’economia di mercato di stampo neoliberale ha emarginato i gruppi sociali, le fasce svantaggiate, compresi i Rom e i Sinti, questo si è verificato anche nei paesi più sviluppati. Nei paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, la transizione economica e politica ha ulteriormente aggravato la situazione sfavorevole dei Rom e dei Sinti.
Da un punto di vista giuridico le Comunità rom e sinte non sono ancora considerate, in tutti i paesi membri, come minoranze etniche nazionale e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede. I Rom e i Sinti devono essere trattati come gruppo comunitario nazionale o etnico in ogni Stato membro ed i oro diritti devono essere garantiti. Esiste una Carta Europea che tutela le lingue regionali o minoritarie nonché una convenzione quadro per le minoranze nazionali e vanno applicate.
In tempi recenti, la natura e la destinazione degli spostamenti dei Rom e dei Sinti sono cambiate infatti, antichi paesi di transito sono diventati la loro dimora fissa. I conflitti etnici e le guerre civili hanno accentuato questi fenomeni migratori. Questi fenomeni di emigrazione attirano maggiormente l’attenzione delle persone per la sua natura specifica in quanto trattasi di spostamenti non solitari o individuali, bensì famigliari sia che la famiglia rom e sinta sia grande o piccola. Più stati pertanto hanno messo in atto delle leggi che mirano chiaramente a impedire ai Rom e ai Sinti l’ingresso nel loro paese e pertanto direttamente o indirettamente sono discriminatori nei loro confronti.
E’ dunque necessario adottare delle strategie per aiutare i Rom e i Sinti dell’Europa Centrale e Orientale, immigrati nell’Europa Occidentale per evitare che sprofondino nel buio dell’emarginazione; è altresì necessario dare un aiuto concreto per il reinserimento dei Rom e dei Sinti nelle loro terre d’origine.
I Sinti e i Rom, poiché sono a tutti gli effetti cittadini del paese in cui risiedono, devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri. Deve essere riconosciuto loro il diritto di spostarsi. Il peso della responsabilità sociale dipende dalle possibilità dei mezzi economici e politici culturali e sociali sia della popolazione maggioritaria, sia della minoranza sinta e rom. La popolazione ospitante deve accettare i Rom e i Sinti senza assimilarli, bensì sostenerli quale gruppo socialmente svantaggiato. Da parte loro i Rom e i Sinti devono accettare le regole vigenti in ambito sociale. I Sinti e i Rom quindi possono essere chiamati ad avere un ruolo più attivo nel cercare la risoluzione dei propri problemi. Lo stato deve fare in modo che si creino le condizioni favorevoli al fine di incoraggiare, pianificare, incentivare il raggiungimento di tali obiettivi.
Gli stati membri del Consiglio d’Europa dovrebbero incoraggiare i Rom e i Sinti ad organizzarsi meglio, a partecipare alla vita politica come elettori candidati o rappresentanti eletti nei parlamenti nazionali. Dovrebbero essere incentivati i partiti politici che includessero nelle loro liste elettorali i Rom e i Sinti naturalmente in luoghi dove hanno la possibilità di essere eletti nei parlamenti nazionali. Gli Stati dovrebbero elaborare e mettere in atto dei piani che mirino a favorire la piena partecipazione dei Rom e dei Sinti, nella vita pubblica a tutti i livelli, dovrebbero altresì partecipare al processo di elaborazione, messa in opera, seguire attivamente ed in prima persona i programmi e le politiche finalizzate a migliorare la situazione attuale.
E’ necessario migliorare la condizione delle donne sinte e rom in quanto ricoprono un ruolo fondamentale nel migliorare le condizioni di vita nel nucleo famigliare. Queste donne subiscono una triplice discriminazione: in quanto sinte e rom, in quanto donne, in quanto appartenenti ad una minoranza etnica.
L’Assemblea del Consiglio d’Europa inoltre invita i media a favorire il dialogo tra i Sinti e i Rom e la popolazione ospitante nella lotta contro la discriminazione, è loro compito infatti far conoscere la cultura sinta e rom alla popolazione ospitante e rendere pubblici esempi di inserimento positivo degli stessi.
L’Assemblea del Consiglio d’Europa riconosce che bisognerebbe rinforzare, chiarire e ottenere questo percorso:
a) fra le organizzazioni europee, quali il Consiglio d’Europa, l’organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa e l’Unione Europea, nell’attività riguardanti i Rom e i Sinti;
b) più organi del Consiglio d’Europa dovrebbero seguire le iniziative, i rapporti, i programmi relativi alla situazione dei Rom e dei Sinti in Europa.
La commissione incaricata di elaborare la futura Costituzione dell’Unione Europea ha chiesto ai rappresentanti di formulare proposte ed ipotesi. Per tanto le comunità sinte e rom dovrebbe sfruttare al meglio questa occasione ed esprimere il loro punto di vista .
Il Consiglio d’Europa può ed deve svolgere un ruolo importante nel migliorare la posizione giuridica dei Rom e dei Sinti sia per il diritto di uguaglianza di qui beneficiano sia per le condizioni di vita.
Per tanto l’Assemblea invita gli Stati Membri a rispettare le sei condizioni qui elencate, necessarie per migliorare la situazione dei ROM/SINTI in Europa:

PRIMA CONDIZIONE
RICONOSCERE LO STATO GIURIDICO DEI ROM/SINTI

Punto 1
Riconoscere i Rom e i Sinti come persone appartenenti a minoranze etniche.

Punto 2
Riconoscere la condizione di gruppo minoritario alle comunità sinte e rom.
Punto 3
Garantire ai Rom e ai Sinti i diritti individuali ed i diritti di comunità minoritaria .
Punto 4
Permettere senza limitazione ai Rom e ai Sinti che risiedono legalmente nel paese dove si trovano di ottenere una carta d’identità.
Punto 5
Stilare, ratificare ed applicare la Convenzione Quadro per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie.
Punto 6
Accordare ai Rom e ai Sinti i diritti sociali tutelati dalla Carta Sociale Europea.

SECONDA CONDIZIONE
ELABORARE ED ATTUARE PROGRAMMI SPECIFICI ATTI A MIGLIORARE L’INTEGRAZIONE DEI ROM E DEI SINTI NELLA SOCIETÀ COME INDIVIDUI, COMUNITÀ, GRUPPI MINORITARI, ASSICURARE INOLTRE LA LORO PARTECIPAZIONE AI PROCESSI DECISIONALI A LIVELLO LOCALE, REGIONALE, NAZIONALE ED EUROPEO

Punto 1
Elaborare e mettere in atto politiche che trattino le problematiche rom e sinte globali e legate a fattori economici, sociali e culturali.

Punto 2
Rinforzare il dialogo tra i Rom e i Sinti, le comunità sinte e rom ed altri gruppi della società.

Punto 3
Fare in modo che i rappresentanti rom e sinti facciano parte a tutti i livelli nei processi decisionali, nella elaborazione e mettere in opera dei programmi che migliorino la situazione di individui dei Rom e dei Sinti e delle loro comunità. Questo coinvolgimento non deve essere una semplice consultazione, ma deve essere fatta sotto forma di una vera collaborazione concreta.

Punto 4
Incoraggiare la presenza dei membri delle comunità sinte e rom nei parlamenti nonché la partecipazione degli eletti Rom e Sinti ai processi legislativi regionali, locali e negli organi esecutivi

Punto 5
Favorire la collaborazione tra varie regioni con lo scopo di trattare i problemi con cui i Sinti e i Rom si confrontano soprattutto con una loro partecipazione attiva.

Punto 6
Rinforzare le procedure di controllo sistematico e regolare l’applicazione delle raccomandazioni e dei programmi specifici che mirano a migliorare la posizione giuridica e le condizioni di vita personali e collettive dei Sinti e dei Rom.

TERZA CONDIZIONE
GARANTIRE AI SINTI E AI ROM TRATTAMENTI IN QUANTO GRUPPO MINORITARIO NEL CAMPO DELL’ISTRUZIONE, DELL’IMPIEGO, DELLA ASSISTENZA MEDICA, DEI SERVIZI PUBBLICI, DELLA SISTEMAZIONE ABITATIVA
Gli stati membri dovranno porre un’attenzione particolare:

Punto 1
Favorire l’inserimento dei Sinti e dei Rom nell’impiego.

Punto 2
Dare ai Sinti e ai Rom la possibilità di frequentare le strutture educative dalla scuola d’infanzia all’Università.

Punto 3
Agevolare i reclutamento dei Sinti e dei Rom nelle strutture pubbliche che interessano direttamente la comunità sinte e rom: come gli edifici scolastici dell’istruzione primaria e secondaria, centri che offrono cure essenziali ed indispensabili centri di protezione sociale.

Punto 4
Far sparire la tendenza a ghettizzare i Sinti e i Rom, ad orientarli verso scuole o classi riservate ad alunni con deficit mentali

QUARTA CONDIZIONE
SVILUPPARE E METTERE IN ATTO AZIONI POSITIVE CHE FAVORISCONO LE CLASSI SVANTAGGIATE QUALI APPUNTO I ROM E I SINTI NEL CAMPO DELL ISTRUZIONE DEL IMPIEGO DEGLI ALLOGGI

Punto 1
Assicurare nel bilancio dei programmi di sviluppo un sostegno a lungo termine ai redditi delle famiglie svantaggiate comprese i Sinti e i Rom.

Punto 2
Assicurare che i programmi di finanziamento per gli alloggi già stabiliti dal governo siano messi a disposizione delle famiglie socialmente svantaggiate, anche i Rom e i Sinti.

Punto 3
Assicurare un sostegno nel bilancio necessario a migliorare le abitazioni esistenti ed aiutare le comunità sinte e rom dando esse la formazione tecnica necessaria.

Punto 4
Far ricorso alla banca di sviluppo del Consiglio d’Europa per finanziare progetti integrati, elaborati in collaborazione con le comunità Sinte e Rom, per migliorare le loro condizioni di vita per favorire la loro indipendenza economica.

QUINTA CONDIZIONE
PRENDERE PROVVEDIMENTI PRECISI E CREARE ISTITUZIONI SPECIALI PER PROTEGGERE LA LINGUA, LA CULTURA, LE TRADIZIONI, DI IDENTITÀ SINTE E ROM

Punto 1
Facilitare e promuovere insegnamento della lingua romanés.

Punto 2
Incoraggiare i genitori a far frequentare i propri figli nella scuola elementare, media e superiore, informarli della importanza della educazione.

Punto 3
Far conoscere la cultura sinta e rom agli appartenenti alla cultura maggioritaria, in senso numerico.

Punto 4
Provvedere a finche i testi scolastici contengono informazioni sulla cultura rom e sinta.

Punto 5
Assumere insegnanti sinti e rom nelle zone dove gli stessi sono presenti in numero significativo.

SESTA CONDIZIONE
COMBATTERE IL RAZZISMO, XENOFOBIA, L’INTOLLERANZA E GARANTIRE UN TRATTAMENTO NON DISCRIMINATORIO DEI ROM/SINTI A LIVELLO LOCALE, REGIONALE, NAZIONALE, INTERNAZIONALE

Punto 1
Promulgare ed applicare una legislazione globale antidiscriminatoria negli stati membri.

Punto 2
Ratificati come priorità, se non e stato già fatto il protocollo n.12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Punto 3
Creare organismi di prevenzione e di gestione di conflitti a livello regionale e locale.

Punto 4
Promulgare ed applicare una legislazione globale antidiscriminatoria negli stati membri conforme alla direttiva 2000/4/ce relativa alla messa in atto del principio di uguaglianza nel trattamento delle persone senza distinzione di razza e di etnia.

Punto 5
Sostenere fortemente le organizzazioni non governative di difesa dei diritti individuali e collettivi dei Rom e dei Sinti.

Punto 6
Prestare un’attenzione particolare ai fenomeni di discriminazione nei confronti dei Sinti e dei Rom nel campo dell’istruzione e dell’occupazione lavorativa.

Punto 7
Partendo da dati statistici affidabili lottare contro la discriminazione razziale e proteggere i Sinti e i Rom dall’acquisizione abusiva ed involontaria di dati statistici.

Punto 8
Rinforzare l’osservatorio dei fenomeni di discriminazione nei confronti dei Sinti e dei Rom a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale.

Punto 9
Controllare che quanto enunciato nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e nella Convenzione di Ginevra del 1951 sia pienamente applicato ai Sinti e ai Rom senza discriminazione alcuna.

Punto 10
Essere particolarmente attenti ai problemi incontrati dai Sinti e dai Rom per quanto concerne l’acquisizione a la perdita di nazionalità delle regole e decisioni nell’attraversare le frontiere.

Punto 11
Garantire che le regole applicate e le politiche messe i atto per il controllo degli spostamenti non siano discriminatorie nei confronti degli emigranti rom e sinti.
L’Assemblea raccomanda al Comitato dei Ministri:
a) costituire un forum consultivo rom e sinto europeo all’interno del quale si possa ascoltare le richieste degli stessi Sinti e Rom ed essere un organo consultativo presso il Comitato dei Ministri e dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa nonché nell’istituzioni dell’Unione Europea;
b) creare la figura istituzionale di un mediatore europeo sinto e rom che si occuperebbe dei diritti violati ai Rom e ai Sinti, sia come individui sia come comunità minoritaria;
c) creare un Centro Europeo di Studio e di Formazione dei Sinti e dei Rom collegato al Centro Europeo della Gioventù del Consiglio d’Europa che potesse confrontare efficaci e positive esperienze concernenti l’integrazione dei Sinti e dei Rom a livello locale, regionale e nazionale negli stati membri, promuovere una collaborazione tra specialisti sinti e rom e specialisti appartenenti al gruppo maggioritario;
d) prevedere il reclutamento di agenti sinti e rom alla segreteria delle organizzazioni;
e) creare un fondo europeo di solidarietà per i Sinti e Rom finanziato da contributi volontari degli stati membri del Consiglio Europeo e da altri organismi internazionali;
f) elaborare un nuovo protocollo da aggiungere alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che tratti i diritti delle persone appartenenti a delle minoranze etniche;
g) sostenere sempre più la messa in atto delle iniziative e delle raccomandazioni elencate nei testi internazionali esistenti.

Raccomandazione n. 4/2000 adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa
il 3 febbraio 2000, durante la 696esima riunione dei Delegati dei Ministri

Il Comitato dei Ministri, in conformità all’articolo 15/b dello Statuto del Consiglio d’Europa
considerando che lo scopo del Consiglio d’Europa è la realizzazione di una più stretta unione tra i suoi membri e che questo scopo può essere perseguito in modo particolare attraverso l’adozione di un’azione comune nel campo dell’educazione scolastica;
riconoscendo l’urgenza di stabilire nuove basi per future strategie educative in favore dei Rom e dei Sinti in Europa, soprattutto in ragione del tasso elevato di analfabetismo o di semi-analfabetismo che imperversa all’interno di questa comunità, dell’ampiezza dell’insuccesso scolastico, dello scarso numero di giovani che terminano gli studi primari e della persistenza di fattori quali l’assenteismo scolastico;
notando che i problemi ai quali sono confrontati i Rom e i Sinti in ambito scolastico sono in larga parte conseguenza delle politiche educative da tempo perseguite le quali hanno condotto all’assimilazione ed alla segregazione dei fanciulli rom e sinti nella scuola basandosi sul pretesto di un loro handicap socioculturale;
considerando che per porre rimedio alla posizione svantaggiata dei Rom e dei Sinti nelle società europee occorre garantire ai fanciulli rom e sinti pari opportunità nell’ambito dell’educazione scolastica;
considerando che la scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti deve costituire una priorità delle politiche nazionali condotte in favore dei Rom e dei Sinti;
in base allo spirito per cui le politiche volte a risolvere i problemi a cui i Rom e i Sinti sono confrontati nell’ambito dell’educazione scolastica debbono essere globali e fondate sulla constatazione che la questione della scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti è connessa ad un insieme di fattori e di condizioni preliminari, in particolare agli aspetti economici, sociali, culturali e alla lotta contro il razzismo e la discriminazione;
in base allo spirito secondo cui le politiche educative a favore dei fanciulli rom e sinti dovrebbero essere affiancate da una politica attiva per quanto attiene all’educazione degli adulti ed alla formazione professionale;
considerando che, sebbene già esista un testo relativo all’educazione scolastica dei fanciulli rom e sinti a livello degli Stati membri dell’Unione europea (Risoluzione del Consiglio dei Ministri dell’Educazione riunito in seno al Consiglio, del 22 maggio 1989 concernente la scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti e dei viaggianti; 89/C 153/02), è urgente disporre di un testo estensibile all’insieme degli Stati membri del Consiglio d’Europa;
tenendo conto della Convenzione – Quadro per la protezione delle minoranze nazionali e della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie;
in base allo spirito delle Raccomandazioni 563 (1969) e 1203 (1993) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa che puntualizzano le necessità in materia di scolarizzazione dei Rom e dei Sinti in Europa;
in base allo spirito delle Risoluzioni 125 (1981), 16 (1995) e 249 (1993) e della Raccomandazione 11 (1995) del Congresso dei Poteri Locali e Regionali dell’Europa relative alla situazione dei Rom e dei Sinti in Europa;
in base allo spirito della Raccomandazione di politica generale 3 della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza sulla lotta contro il razzismo e l’intolleranza nei confronti dei Rom e dei Sinti;
in base allo spirito dell’azione condotta dal Consiglio della cooperazione culturale (CDCC) per rispondere alla Risoluzione 125 (1981), ed in particolare, la pubblicazione del rapporto Rom e Sinti e Viaggianti (1985), attualizzato nel 1994 (Roma, Zingari Viaggianti, Edizioni del Consiglio d’Europa);
avendo preso atto con soddisfazione della nota stabilita dal Gruppo di specialisti sui Rom e Sinti circa la scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti: Elementi strategici di una politica di scolarizzazione rivolta ai fanciulli rom e sinti in Europa (MG-S-ROM (97) 11).
Raccomanda ai governi degli Stati membri:
di rispettare, nell’attuazione della loro politica di educazione scolastica, i principi enunciati in annesso alla presente Raccomandazione;
di portare la presente Raccomandazione all’attenzione delle istanze pubbliche competenti nei rispettivi paesi, secondo le modalità appropriate.
Annesso alla Raccomandazione n0 R (2000) 4

PRINCIPI DIRETTIVI DI UNA POLITICA DI EDUCAZIONE SCOLASTICA RIVOLTA AI FANCIULLI ROM E SINTI IN EUROPA

TITOLO I – STRUTTURE

Articolo 1
Le politiche scolastiche a favore dei fanciulli rom e sinti dovrebbero essere affiancate da mezzi adeguati e da strutture flessibili indispensabili per rispecchiare l’eterogeneità delle popolazioni rom e sinte in Europa e per tenere conto dell’esistenza di gruppi rom e sinti con stile di vita itinerante o semi-itinerante. A tal proposito è possibile prevedere il ricorso ad un sistema di scolarizzazione a distanza che si avvalga delle nuove tecnologie di comunicazione.

Articolo 2
L’accento dovrebbe essere posto su di un migliore coordinamento dei livelli internazionali, nazionali, regionali e locali al fine di evitare la dispersione di sforzi e di favorire le sinergie.

Articolo 3
Gli Stati membri dovrebbero in questa ottica sensibilizzare i Ministeri dell’Istruzione (*) circa la questione della scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti.

Articolo 4
L’insegnamento prescolare dovrebbe essere ampiamente sviluppato e reso accessibile ai fanciulli rom e sinti, al fine di garantirne l’accesso all’insegnamento scolastico.

Articolo 5
Sarebbe altresì opportuno porre particolare attenzione ad una migliore comunicazione con e tra i genitori avvalendosi, se necessario, di mediatori espressi dalla comunità rom e sinta i quali avrebbero la possibilità di accesso ad una carriera professionale specifica.
Informazioni speciali e consigli dovrebbero essere forniti ai genitori circa l’obbligo di scolarizzazione e circa i meccanismi di sostegno che possono essere offerti alle famiglie da parte delle municipalità.
L’esclusione e la mancanza di conoscenze e di scolarizzazione (vedi analfabetismo di ritorno) dei genitori sono fattori che impediscono ai figli di beneficiare del sistema educativo.

Articolo 6
Delle strutture di sostegno adeguate dovrebbero essere realizzate al fine di consentire ai fanciulli rom e sinti di beneficiare, in particolare a seguito di azioni positive, di pari opportunità in ambito scolastico.

Articolo 7
Gli Stati membri sono invitati a fornire i mezzi necessari alla realizzazione delle politiche e dei provvedimenti summenzionati al fine di colmare il fosso che separa gli scolari rom e sinti da quelli appartenenti alla popolazione maggioritaria.

TITOLO II – PROGRAMMI SCOLASTICI E MATERIALE PEDAGOGICO

Articolo 8
Le misure educative in favore dei fanciulli rom e sinti dovrebbero collocarsi nel quadro di più vaste politiche interculturali e tenere conto delle caratteristiche della cultura romani e della posizione svantaggiata di numerosi Rom e Sinti negli Stati membri.

Articolo 9
I programmi scolastici nel loro insieme ed il materiale didattico dovrebbero essere concepiti in maniera tale da rispettare l’identità culturale dei fanciulli rom e sinti.
Si dovrebbe dunque introdurre la storia e la cultura dei Rom e dei Sinti nei supporti pedagogici al fine di rispecchiare l’identità culturale dei fanciulli rom e sinti.
La partecipazione dei rappresentanti delle comunità rom e sinte all’elaborazione di materiali riguardanti la storia, la cultura o la lingua dei Rom e dei Sinti dovrebbe essere incoraggiata.

Articolo 10
Gli Stati membri dovrebbero tuttavia assicurarsi che tali misure non si traducano in programmi distinti con il rischio di creazione di classi separate.

Articolo 11
Gli Stati membri dovrebbero altresì incoraggiare l’elaborazione di supporti pedagogici fondati su esempi di azioni riuscite al fine di aiutare gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano con gli scolari rom e sinti.

Articolo 12
Nei paesi in cui la lingua sinta e romanì è parlata, occorrerebbe offrire ai fanciulli rom e sinti la possibilità di accedere ad un insegnamento nella propria lingua materna.

TITOLO III – RECLUTAMENTO E FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI

Articolo 13
Sarebbe opportuno prevedere l’introduzione di un insegnamento specifico nei programmi di preparazione dei futuri insegnanti allo scopo di fare acquisire le conoscenze ed una formazione che consenta loro una migliore comprensione degli scolari rom e sinti.
Tuttavia, l’educazione degli scolari rom e sinti dovrebbe restare parte integrante del sistema educativo globale.

Articolo 14
Le comunità rom e sinte dovrebbero essere coinvolte nell’elaborazione di questi programmi e poter trasmettere direttamente le informazioni ai futuri insegnanti.

Articolo 15
Bisognerebbe anche favorire il reclutamento e la formazione di insegnanti provenienti dalla comunità rom sinte.

TITLOLO V – INFORMAZIONE, RICERCA E VALUTAZIONE

Articolo 16
Gli Stati membri dovrebbero sostenere dei piccoli progetti di ricerca/azione innovativi allo scopo di sviluppare delle risposte adatte ai bisogni locali. I risultati di queste iniziative dovrebbero essere successivamente diffusi.

Articolo 17
I risultati delle politiche educative in favore degli alunni rom e sinti dovrebbero essere osservati da vicino.
Tutti i soggetti coinvolti nella scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti (autorità scolastiche, insegnanti, genitori, organizzazioni non governative) dovrebbero essere invitati a partecipare al processo in modo continuativo.

Articolo 18
La valutazione delle politiche educative dovrebbe tenere conto di un insieme di criteri. compresi gli indici di sviluppo personale e sociale, senza limitarsi alle sole stime sui tassi di assiduità e sui fallimenti scolastici.

TITOLO V – CONSULTAZIONE E COORDINAMENTO

Articolo 19
La partecipazione di tutte le parti coinvolte (Ministero dell’istruzione*, autorità scolastiche, famiglie e organizzazioni rom e sinte) all’elaborazione, alla realizzazione ed alla prosecuzione delle politiche educative in favore di Rom e di Sinti dovrebbe essere sostenuta dallo Stato.

Articolo 20
Sarebbe altresì opportuno avvalersi di mediatori provenienti dalle comunità rom e sinte, soprattutto per facilitare i contatti tra i Rom e i Sinti, la popolazione maggioritaria e le strutture scolastiche, evitando conflitti nella scuola; questo per tutti i gradi d’istruzione.

Articolo 21
I Ministeri dell’Istruzione*, nel contesto della sensibilizzazione citata all’articolo 1 del precedente titolo 3, dovrebbero agevolare il coordinamento degli sforzi dei diversi soggetti e consentire la trasmissione dell’informazione tra i diversi livelli delle autorità preposte all’educazione scolastica.

Articolo 22
Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare e sostenere in misura maggiore lo scambio di esperienze e di pratiche positive.
(*) in Italia, Ministero della Pubblica Istruzione (n.d.t.)

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