Osservazioni generali alla bozza di strategia nazionale per la popolazione romanì

Posted by amministratore su 22 febbraio 2012

Abbiamo letto con molta attenzione la bozza di strategia nazionale per l’integrazione dei rom elaborata da UNAR ed apprezziamo e rispettiamo il lavoro svolto, ma è impossibile emendarla dettagliatamente nei pochi giorni disponibili tra l’arrivo della bozza (17 Febbraio) e questa riunione (22 Febbraio), inviamo osservazioni di carattere generale.

La Federazione romanì ha il dovere morale e la onestà intelletuale di esprimere delusione ed amarezza per il risultato complessivo della bozzaperchè il documento non raccoglie la necessità di analizzare e di evitare gli errori del passato, quindi di declinare un metodo di lavoro nuovo con cui realizzare le misure della strategia (Azioni di sistema, Assi di intervento, Obiettivi specifici).

Un obiettivo è solo una teoria senza la declinazione di un metodo di lavoro con cui perseguirlo, e nel caso della popolazione romanì il metodo di lavoro (per non ripetere gli errori ed il disastro del passato) non può che essere una partecipazione attiva e qualificata di rom e sinti a tutti i livelli decisionali, come definito nelle linee guida dell’Europa; una partecipazione attiva certamente NON ESCLUSIVA, ma sicuramente credibile, professionale e documentata a tutti i livelli.

Nella bozza di strategia nazionale la partecipazione attiva di rom e sinti è limitata alla costituzione di un Forum (un carrozzone autorefenziale), mentre è totalmente ignorata la presenza di professionalità romanì nel Punto di Contatto Nazionale, nel tavolo interministeriale, nella Cabina di regia, nei tavoli nazionali, nei gruppi di lavoro ad hoc. COME NEL PASSATO.

La partecipazione attiva della popolazione romanì non può essere un’appendice della strategia. La partecipazione attiva e professionale dei rom deve essere parte integrante del Punto di Contatto Nazionale, senza la quale non può esistere né il PCN, nè la strategia stessa.

La Federazione romanì ha analizzato dettagliatamente tutta la bozza di strategia nazionale ed ha rilevato contraddizioni, vecchie disinformazioni sul mondo rom, libera interpretazione (senza una documentata ricerca scientifica) sulla qualità e quantità del mondo rom, strumentale autorefenzialità di tante iniziative inconsistenti nei risultati e con costi onerosi definite buone pratiche, ecc., non abbiamo avuto il tempo necessario per documentarle tutte dettagliatamente in questa riunione.

Non è più accettabile che documenti istituzionali e governativi riportino ancora una volta (dopo il rapporto della Commissione diritti umani del Senato della Repubblica) informazioni ambigue e distorte sul mondo rom riportate da qualche presunto esperto, oppurtunista senza scrupoli in cerca di autorefenzialità.

Ambiguità e disinformazioni sulle comunità romanés possono essere evitate con la partecipazione attiva di professionalità rom e sinte, credibili e documentate, nella redazione di tali documenti.

In tutta la bozza si fa riferimento a RSC, cioè Rom, Sinti e Camminanti: si parla di camminanti siciliani come se fossero un gruppo Rom, nessuna ricerca (antropoligica, sociologica, storica, linguistica) ha finora dimostrato l’appartenenza dei camminanti siciliani alle comunità romanés.

Non possiamo evitare anche di sottolineare il nostro stupore su gran parte delle iniziative progettuali riportate nella bozza di strategia nazionale che vengono considerate “buone pratiche” anche se evidenziano una sproporzione tra i finanziamenti accordati e l’inconsistenza dei risultati ottenuti.

E’ evidente che non è stata fatta un’ampia valutazione delle iniziative, ma si è tenuto conto solo del giudizio dei gestori dei progetti che si sono preoccupati di “ben” trasmettere e “ben” comunicare le loro iniziative anche se inconsistenti e spesso fallimentari.

Inoltre la bozza di strategia nazionale IGNORA alcune note iniziative avviate da organizzazioni espressione diretta di rom e sinti che hanno prodotto buoni risultati ed oltretutto con costi bassi.

 Se la strategia nazionale intende utilizzare il metodo di lavoro di gran parte delle buone pratiche, delle campagne e dei programmi riportati nel documento, l’ennesimo disastro per la popolazione romanì è cosa certa.

La Federazione romanì chiede una proroga per la definizione della strategia in modo da avere il tempo necessario per emendarla dettagliatamente e discuterne insieme.

La Federazione romanì si rende disponibile a partecipare ad un gruppo di lavoro ristretto per migliorare la bozza di strategia nazionale finalizzata a produrre iniziative per migliorare le condizioni sociali, culturali ed economici della popolazione romanì.

Associazione Idea rom onlus (aderente Federazione romanì)

OSSERVAZIONI SU BOZZA DOCUMENTO UNAR PER STRATEGIA NAZIONALE ROM

1.1 – Pag. 4

La citazione delle presenze a Scampia è parziale ed illogica.

Ad esempio a Torino le presenza di Rom originari dell’ex Jugolavia inizia a manifestarsi dalla fine degli anni ’70 (documentata, ad esempio, dal registro delle nascite presso il Comune). Lo stesso dato è registrato presso altri importanti comuni del nord Italia (Milano. Brescia, Vicenza, ecc…).

L’indicazione della prevalenza di Sinti al Nord è imprecisa.

Ad esempio in Piemonte i Sinti sono meno della metà del totale (documentata dalla ricerca“Rom e Sinti in Piemonte” realizzata nel 2004 dall’IRES-Istituto Ricerche Economico Sociali della Regione Piemonte, da vari rapporti istituzionali, dalle rilevazioni effettuate annualmente dalle Prefetture, dai dati sui residenti disponibili presso i vari Comuni).

1,5 Pag. 11

Si parla dei Camminanti Siciliani come se fossero un gruppo Rom. Nessuna ricerca (storica, linguistica, antropologica, ecc…) ha finora dimostrato l’appartenenza dei Camminanti alle popolazioni romanì.

Si citano i “Rom dasikhanè (cristiano-ortodossi di origine serba) ”. In realtà si tratta di vari gruppi cristiano-ortodossi (Rom Kanjaira, Rom Gadjikané, Rom Romuni, ecc…) originari da Serbia, Macedonia e Crozia. “Dasikhanè” è il modo in cui i mussulmani di Bosnia chiamano tutti i cristiani, non-rom compresi.

Assieme a questi gruppi arrivarono anche i “Rom Siptaira”, ossia i Rom Arlija originari delle regioni albanofone dell’ex Jugoslavia (Kosovo e Macedonia).

I Rom romeni citati nel paragrafo, benchè parlanti la lingua romena, non provenivano dalla Romania, bensì dalla Serbia orientale di cui erano cittadini (erano i discendenti dei primi schiavi Rom liberati in Romania alla fine dell’800 e fuggiti/migrati in Serbia).

1,5 Pag. 12

Occorre elencare fra le città di maggior presenza dei Rom Romeni anche Torino, la città italiana con il più alto numero di cittadini romeni immigrati (circa 50.000), fra cui almeno 1.500 Rom Romeni, circa il 3-4% del totale, in linea con le stime ufficiose sulle percentuali di Rom in Romania. Sicuramente a Torino vi sono ben più Rom Romeni che a Bologna o Genova.

1,5 Pag. 14

Si parla dei Rom originari dall’ex-Jugoslavia in periodi che vanno dagli anni ’60 fino ai ’90, qualificandoli genericamente come apolidi di fatto. Il problema del mancato riconoscimento della cittadinanza del paese d’origine, pur grave, riguarda una minima parte delle comunità (ad es. a Torino riguarda un centinaio di persone su 1500 originari dall’ex-Jugoslavia, meno del 7%). Questo dato è in linea con quello nazionale e riguarda soprattutto le persone originarie della Croazia e della Bosnia.

2.1.2 Pag. 21

Occorre citare le raccomandazioni della Commissione CEDAW in occasione della sesta revisione sullo stato d’attuazione della Convenzione da parte dell’Italia (11-19 luglio 2011 – http://www2.ohchr.org/english/bodies/cedaw/docs/co/CEDAW-C-ITA-CO-6.pdf), in particolare per quanto riguarda le specificità delle donne Rom e Sinte in ordine ai seguenti problemi:

  • l’applicazione temporanea di misure speciali negli ambiti nei quali le donne Rom siano sottorappresentate, destinando risorse aggiuntive ad accelerare il riequilibrio (note 21.c e 33 delle raccomandazioni);

  • la mancanza di dati sulla violenza contro le donne Rom e Sinte (nota 26 delle raccomandazioni);

  • la necessità di misure globali per affrontare la specifica condizione di vulnerabilità delle donne Rom vittime di violenze (nota 27 delle raccomandazioni);

  • la necessità di migliorare il sistema di raccolta dati per valutare la prevalenza della violenza subita da donne appartenenti a gruppi svantaggiati come i Rom ed altri (nota 27.d delle raccomandazioni);

  • il preoccupante tasso d’abbandono o insuccesso scolastico delle donne Rom, le misure per contrastare questo fenomeno ed i progetti concreti adottati per le ragazze e le donne Rom nel decennio dell’Integrazione dei Rom 2005-2015 (note 34 e 35 delle raccomandazioni);

2.2 Pag. 23

In fondo al paragrafo INFORMAZIONE/MEDIAZIONE si parla di positiva sperimentazione per alcuni progetti. I contenuti della valutazione positiva, in particolare per il più recente dei progetti citati (il “Programma Romed del Consiglio d‟Europa”), non è attualmente nota a nessuna organizzazione Rom, comprese quelle partecipanti al programma.

2.4.4 Pag. 52

Asse 4 obiettivo specifico 4.1: si parla dei campi nomadi e delle aree di transito, riferendole ai Rom itineranti o di recente immigrazione. Occorrerebbe escludere il riferimento ai Rom di recente immigrazione perché questi sono la maggior parte e si rischierebbe di sbilanciare le risorse a favore della realizzazione di politiche abitative nei campi e nelle aree sosta. I campi nomadi non dovrebbero neanche essere pensati come soluzione transitoria poiché così non è mai stato ed ora abbiamo in Italia alcune comunità che da due-tre generazioni vivono nei campi nomadi. Se i Rom non stanziali sono il 3% della popolazione totale (come descritto al punto 2.4.6 a pag. 86 della bozza), le risorse per soluzioni abitative transitorie dovrebbero essere proporzionali alla percentuale di popolazione romanì che pratica il nomadismo.

Asse 4 obiettivo specifico 4.2 e 4.3: occorrerebbe far emergere che il modello abitativo da perseguire è soprattutto quello già offerto al resto della cittadinanza, eventualmente affiancato da politiche di sostegno e discriminazione positiva. Si dovrebbe rifiutare, ove possibile, ogni soluzione abitativa “speciale” per i Rom, perché:

  • troppo dispendiose (attualmente parti significative -quando non prevalenti- delle risorse sono destinate agli enti gestori piuttosto che ai beneficiari):

  • con risultati insignificanti da un punto di vista quantitativo (poche le famiglie accolte e rapporto qualità/prezzo insoddisfacente):

  • risultati dannosi da un punto di vista qualitativo (in ordine all’autonomia e alla responsabilizzazione delle famiglie).

2.4.3 Pag. 53

Nel citare l’esempio del progetto “Equal Rom” di Torino andrebbe evidenziata la sproporzione tra i finanziamenti accordati (1.380.000 euro) e l’esiguità dei risultati (una sola assunzione di pochi mesi al termine dei 20 tirocini formativi). Sempre a Torino altri progetti realizzati da organizzazioni espresse dai Rom, con patrocini istituzionali e contributi pubblici e privati, hanno sviluppato iniziative di analoga dimensione, con risultati più significativi e costi ben più sostenibili (circa il 5% rispetto all’Equal Rom citato come buona prassi).

2.4.4 Pag. 60

A causa di qualche refuso si parla di “popolo nomade”, espressione che andrebbe sostituita con “comunità Rom” o altra analoga.

2.4.4 Pag. 63

Sembra un po’ “colorata” la descrizione dei motivi che pregiudicano la scolarizzazione dei bambini Rom. Occorrerebbe togliere il riferimento a presunte ragioni “culturali” ed il dettaglio sui casi di sfruttamento dei minori con l’accattonaggio (nella gran parte delle comunità oramai marginale o addirittura scomparso). Tra le cause d’insuccesso bisognerebbe evidenziare il disagio dei bambini rispetto agli atteggiamenti diffusamente differenziati nei loro confronti da parte degli insegnanti (che spesso a loro non assegnano consegne come ai compagni) e stigmatizzanti da parte dei compagni di classe (come purtroppo si manifesta nella maggior parte delle situazioni). Occorrerebbe fare dei riferimenti anche al taglio assistenziale e sostitutivo di responsabilità da parte di molti enti no-profit addetti alla gestione della scolarizzazione dei bambini Rom (con educatori che provvedono alle iscrizioni e ai colloqui al posto delle famiglie, con servizi scuolabus che divorano parti consistenti del tempo scuola per i bambini, con protocolli che in qualche caso prevedono il lavaggio e il ricambio dei vestiti ai bambini appena arrivati a scuola, ecc…).

Occorrerebbe anche sminuire la questione dei matrimoni precoci che, per quanto da contrastare in ogni modo, sono oramai ridotti ai minimi termini e circoscritti alle situazioni di maggior degrado sociale e culturale. Basterebbe sostituire “Nelle comunità” con “In qualche caso”.

OSSERVAZIONI

SU ALLEGATO 4 – BUONE PRASSI

Le buone prassi citate sono tutte realizzate da enti del privato sociale che hanno operato presso i Rom, mentre non è citata alcuna esperienza condotta da associazioni Rom.

Senza entrare nel merito della reale consistenza dei risultati nelle citate buone prassi, a fronte della quale non si capirebbe la necessità di individuare strategie più efficaci, crediamo opportuno inserire, sia come termine di paragone che come segno d’incoraggiamento allo sviluppo di forme di cittadinanza attiva tra le nostre comunità, alcune iniziative promosse direttamente dai Rom attraverso le proprie organizzazioni.

Relativamente al nostro territorio segnaliamo alcuni dei progetti da noi realizzati e di cui abbiamo fornito più dettagliate informazioni nell’ambito della rilevazione dati del Registro Associazioni presso la Divisione IV del Ministero del Lavoro:

2 Lavoro – Livello comunale

Comune di Torino: realizzazione di due progetti, “We Can” e “Clean – Interventi di pulizia e coesione Urbana”, che favoriscono l’avvicinamento dei Rom al mondo del lavoro utilizzando lo strumento dei tirocini formativi e della somministrazione di lavoro accessorio. I progetti ricevono contributi pubblici e privati e sono ancora in fase di svolgimento. Le persone sinora coinvolte sono 25, in prevalenza donne, con una percentuale di successo del 75% ed alcune stabilizzazioni già raggiunte con contratti di lavoro dipendente. La realizzazione è a cura di Idea Rom Onlus.

3 Formazione/istruzione – Livello comunale

Comune di Torino: realizzazione di vari progetti scolastici (“Piccoli Rom vanno a scuola”, “Diklem Piccoli Rom”, “Dik duj”, “Celam” e “Aerodrom”), dal 2009 a tutt’ora, per l’avvicinamento, il supporto e la facilitazione dell’inserimento scolastico degli alunni Rom in un’ottica di successo. I progetti, realizzati da Idea Rom Onlus con attività di volontariato e sostegni pubblici o privati, hanno finora determinato progressivi incrementi nella frequenza scolastica che oramai sfiora, nell’ultimo dei progetti in corso, il 100% della regolarità, oltre al recupero di tutta la dispersione ed evasione scolastica. Nell’anno scolastico 2010-’11 il progetto ha avuto la sua massima espansione rivolgendosi a 150 bambini. Gli interventi sono realizzati attivando direttamente le famiglie Rom, affiancate solo nelle situazioni di maggior difficoltà. Le insegnanti sono formate ed accompagnate ad avere approcci non differenziati con gli alunni Rom, mentre i bambini in ritardo rispetto ai programmi sono supportati a scuola nel recupero didattico. Le operatrici sono tutte donne, in prevalenza mediatrici interculturali Rom.

4 Condizioni abitative – Livello comunale

Comune di Torino: realizzazione del progetto “Na Darà (Non aver paura)” per l’accompagnamento abitativo di famiglie Rom negli anni 2010-2011. Il progetto ha previsto attività d’informazione, mediazione e promozione culturale ed è stato realizzato con un finanziamento nazionale pubblico del Dipartimento per le Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – UNAR, il patrocinio ed un contributo in servizi del Comune di Torino e delle Circoscrizioni 5 e 6. Le attività hanno consentito la mediazione di conflitti nei condomini di case popolari, l’accompagnamento abitativo di 20 famiglie ed il coinvolgimento di altre 40 in attività di informazione ed orientamento. Il progetto ha realizzato anche momenti di conoscenza ed informazione della cultura Rom attraverso alcuni corsi sulle danze tradizionali Rom frequentati da un centinaio di cittadini residenti nelle zone degli insediamenti Rom.

— Altro – Livello nazionale

Tutela dei Diritti: Idea Rom Onlus, in partneship con l’E.R.R.C. (European Roma Right Centerdi Budapest ) ed altri enti, ha realizzato il progetto nazionale “Research on the Situation of the Romani Women in Italy”. I risultati hanno costituito il rapporto ombra per la Commissione CEDAW (Committee on the Elimination of Discrimination against Women) dell’ONU che a luglio 2011 ha verificato l’implementazione della convenzione sottoscritta dallo Stato Italiano, recependo molte delle raccomandazioni proposte per la tutela delle donne Rom.

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