Una strategia nazionale per la popolazione romanì

Posted by amministratore su 24 novembre 2011

La Commissione europea nella seduta del 23 e 24 Giugno 2011 ha approvato “Un quadro dell’Unione europea per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020” ed ha sollecitato gli Stati membri ad elaborazione strategie nazionali di inclusione della popolazione romanì o l’adozione di misure di intervento nell’ambito delle politiche più generali di inclusione sociale per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione romanì.

Il governo Italiano entro il mese di dicembre 2011 deve elaborare una strategia nazionale da porre all’attenzione della Commissione europea.

La Federazione romanì condivide la scelta di elaborare una strategia nazionale, la quale non può essere una impostazione una volta per sempre, ma un percorso (appunto strategico) non rigido e predeterminato, ma flessibile e autocorrettivo secondo i risultati concreti di volta in volta conseguiti.

Un percorso strategico che permette di capire il “che fare”, misurando intenzionalità, prassi, obiettivi su tempi medi e lunghi, deve iniziare con la definizione di alcuni “punti metodologici” pensati sia per non (ri)cadere nella logica della “lista della spesa” (una “bella” lista di progetti da finanziare ma scollegati dalla realtà e dai bisogni), sia per non ripetere gli errori del passato.

Per la definizione di alcuni punti metodologici del percorso strategico è necessario tenere conto sia dei risultati delle iniziative del passato,sia delle linee guida dell’Europa.

Se malgrado l’impiego di risorse per interventi destinate alla popolazione romanì, le condizioni di vita sono peggiorate, delle motivazioni devono esserci, ed è necessario individuarle, analizzarle e correggerle.

Tanti rivendicano competenze nel lavoro con la minoranza romanì e con ambizione pubblicizzano i propri successi progettuali, ma spesso da una valutazione di queste iniziative non si evidenziano benefici reali per la popolazione romanì.

Questo si verifica per l’assenza di monitoraggio e valutazione delle iniziative attivate.

La strategia nazionale deve tener conto di questo aspetto e trovare metodi per risolverlo.

Gran parte delle iniziative del passato destinate alla popolazione romanì sono fallite per documentate motivazioni, ed in particolare per:

  1. errata interpretazione della cultura romanì che ha condotto verso scelte politi che ed iniziative differenziate e di assistenzialismo culturale che hanno peggiorato le condizioni di vita della minoranza romanì

  2. il mancato coinvolgimento attivo delle professionalità romanì e dell’associazionismo romanò in tutti i processi decisionali

  3. assenza di monitoraggio e valutazione delle iniziative attivate da parte di un soggetto terzo oppure da espressioni della minoranza romanì

Le linee guida dell’Europa stabiliscono la partecipazione costante e strutturata dei rom nei processi decisionali, ma sarebbe ipocrita non vedere come in Italia nel passato tutti i livelli la partecipazione attiva della popolazione romanì è stata inesistente;mentre negli ultimi anni la partecipazione attiva della popolazione romanì è stata strumentale e folcloristica con metodi anomali.

La Federazione romanì considera essenziale adottare i seguenti “punti metodologici” da applicare in tutte le iniziative per lo sviluppo della strategia nazionale per la popolazione romanì:

  1. partecipazione attiva delle associazioni rom in tutte le iniziative destinate alla popolazione romani. Partecipazione attiva delle professionalità rom in tutte le iniziative destinate alla popolazione romanì con mansioni nella ricerca, nella progettazione, nel coordinamento, nel monitoraggio e nella valutazione

  2. costituzione di un gruppo tecnico di lavoro nazionale e gruppi per ogni regione con la partecipazione attiva dei rom e con obiettivi di ricerca, analisi, monitoraggio, valutazione e proposta.

  3. attivazione diretta di tutti i Rom beneficiari di interventi di accompagnamento sociale, dismettendo completamente le modalità assistenziali che normalmente caratterizzano ogni approccio con la popolazione romanì.

Dopo questa premessa e la definizione di alcuni “punti metodologici”, è possibile iniziare a programmare una flessibile strategia nazionale per la popolazione romanì, indicando alcuni principi essenziali e la priorità degli interventi, che con gradualità e flessibilità saranno sviluppati a medio e lungo termine.

1. Chiusura immediata dei campi “nomadi”. Occorre sviluppare misure per abbandonare le politiche differenziate e segreganti, che significa attuare una specifica strategia nazionale per la chiusura dei campi “nomadi”.

2. I riconoscimenti legali e sociali della minoranza romanì che significa cercare un’altra prospettiva di diritto giuridica, rispetto all’attuale. Entrare in una dimensione di diritto, superando le logiche delle politiche differenziate e dell’assistenzialismo culturale.

3. La scolarizzazione e la formazione della popolazione romanì, dovrà trovare impostazione e sostegni per promuovere la cultura e l’identità romanì. Occorre (ri)pensare gli apprendimenti ed i curricoli formativi nelle scuole e nella formazione.

4. Impostare processi di formazione per costruire e /o rafforzare una autonoma leadership politica romanì.

5. Imprenditoria romanì e sostegno per l’autonomia economica della popolazione romanì. Con un lavoro dignitoso si può intraprendere con più facilità un cammino di fuoriuscita dalla marginalità.

6. Piani di educazione e di solidarietà territoriale per affrontare l’antizinganismo, intraprendere modalità di convivenza interculturale e interreligiosa, rivolti alla popolazione del territorio.

7. La mediazione culturale dovrà essere realizzata con personale adeguatamente formato e dovrà essere gestita da committenti in condizione di neutralità rispetto ai soggetti fra i quali si realizzano gli interventi di mediazione. Oggi la coincidenza tra committenti degli interventi e soggetti fra i quali realizzare la mediazione ha determinato uno appiattimento professionale dei mediatori verso la figura degli interpreti linguistici.

La Federazione romanì ritiene prioritario intervenire subito per la chiusura del campi nomadi, condizione necessaria per evitare il fallimento di qualsiasi iniziativa sociale e/o culturale, mentre il gruppo tecnico nazionale unitamente ai gruppi regionali lavoreranno per definire la programmazione per l’istruzione, il lavoro e la sanità.

La Federazione romanì relativamente alla questione abitativa propone quando segue.

In Italia per la popolazione romanì esiste una questione dirimente, fondante per qualsiasi intervento sociale e/o culturale, che è quello dell’esistenza dei campi nomadi, e senza un radicale cambiamento tutte le azioni sono destinate al fallimento.

L’opinione pubblica italiana, la politica, i media sono schiacciati sul binomio, rom/campo, anche dove è evidente il contrario.

La chiusura immediata dei campi nomadi è la condizione necessaria, ma non sufficiente, nel senso che è fondamentale che vadano approntate tutte le strategie (diversificate per territorio e specifica condizione della comunità romanì locale) partendo da una scelta ben precisa: fuori dai ghetti! Fuori dalle politiche differenziate e segreganti!

Come?

E’ necessario dotarsi di uno strumento utile per poter condividere ed applicare ciò che ha funzionato ed evitare ciò che non ha funzionato. Avviare una accurata ricerca nazionale, con pubblicazione, documentario e convegni diffusi, sulle pratiche istituzionali per la chiusura dei campi nomadi. In Italia sono state realizzate diverse piccole esperienze per il superamento dei campi nomadi, in gran parte sconosciute ed oscurate dai media.

Inoltre …

No! a interventi di massa, come se gli abitanti di un campo nomadi fossero un soggetto omogeneo e univoco. Si! invece a interventi a sostegno di individui e nuclei familiari.

Iniziative che prendano in carico i singoli e/o i nuclei familiari e li “accompagnino” fuori dal campo nomade. E’ possibile farlo già oggi per tante famiglie, con molto meno risorse di quanto si spende per mantenere un campo nomade.

Inoltre …

Creazione di una equipe integrata e multidisciplinare, che si modula a seconda delle esigenze specifiche.

Ad esempio una famiglia può aver bisogno di un mediatore col territorio, di un avvocato, di un sostegno alla scolarizzazione dei figli. Invece un’altra famiglia ha bisogno di un inserimento lavorativo (vero, non temporaneo come la borsa lavoro per pulire il campo o salire sui pulmini per qualche mese e far finta di accompagnare i bambini rom a scuola), di una mediazione con i servizi del territorio e di un affiancamento nel trovare un affitto. Ecc.

Un cambiamento di metodo: una persona in meno e non in più dentro i lager campi nomadi.

Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì

e gli aderenti alla Federazione romanì

Ass. Romà onlus di Roma – Ass. RomSinti@Politica Teramo – Ass. Amalipè Romanò di Firenze –  Ass. Idea Rom Onlus Torino – Ass. Azunen Romalen di Napoli – Coop. Pralipè di Pescara – Nevo Gipen di Brescia- Ass. Rom Kalderash di Venezia – Ass. Romano Pala Tetehara di Collegno (TO) – ASD Amalipè di Palermo – Ass. Tikanè Assiem di Isernia – Centro Studi Ciliclo Roma – Ass. Sassarè Lamè Isernia – Ass. Paparuga di Torre del Greco –  Ass. Romnì Onlus Roma – Ass. 21 Luglio Roma – Coop. Antica sartoria rom Roma –  Fattoria sociale Bravalipè Chieti – Maria Grazia Dicati – Umberto Spada – Sarachella Concetta – Dimitris Argiropoulos – Rojatti Raffaella – Ferdi Berisha – Marche – Russo Ernesto – Maurizio Marcellusi – Rosi Mangiacavallo – Marcel Courthiade – Giuliana Donzello – Roberto Ermanni.

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  1. […] […]

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