Superare la politica abitativa segregante della popolazione romanì

Posted by amministratore su 9 novembre 2011

L’assistenzialismo culturale e le politiche differenziate stanno distruggendo la popolazione romanì e la cultura romanì.

Si tratta di una moderna forma di segregazione razziale per rendere più semplice il controllo sociale, ma anche per impedire una evoluzione della cultura romanì.

Nel passato tante famiglie della popolazione romanì  non sono state “costrette” a vivere nei campi  nomadi , ma  sono state “convinte” da amici  per una errata interpretazione dei bisogni; questi amici si sono anche attivati per dare legittimità a questa scelta politica  abitativa  proponendo una legislazione in diverse regioni Italiane.

Non ho nessun dubbio sulla buona fede di questi amici.

Oggi è evidente che le attività di persuasione  e di interpretazione dei bisogni di questi amici è andata oltre i campi nomadi, impedendo di fatto una interazione con la cultura romanì.

Dicevo che sono certo della buona fede degli amici della popolazione romanì, ma se continuano a ripetere gli stessi errori del passato, la certezza svanisce e sorgono tanti dubbi.

Dopo il disastro dei campi nomadi, politica differenziata, segregante e discriminante, arriva la proposta della “microarea” e dei terreni agricoli.

Di cosa si tratta?

La Federazione romanì ha sempre prestato la massima attenzione e condivisione a tutte le proposte  politiche innovative, ma non accetterà mai politiche differenziate e segreganti.

Terreni agricoli

Negli anni scorsi diverse famiglie rom in Italia sono state “CONVINTE”  ad acquistare dei piccoli terreni agricoli per vivere con la roulotte o la casa mobile oppure costruirci una casetta di legno. Queste famiglie rom erano consapevoli che si trattava di una scelta non prevista dalla normativa vigente, ma speravano in un atto di assistenzialismo culturale dell’ente locale.

Oggi tanti di questi terreni delle famiglie rom sono stati sequestrati ed acquisiti al patrimonio dei comuni,  la famiglia rom è rimasta senza soldi e senza terreno.

E’ stato corretto “convincere” le famiglie rom a fare questa scelta, consapevole che ogni comune italiano ha un regolamento che determina l’abitare in un terreno agricolo?

E’ corretto consigliare una famiglia ad acquistare un piccolo terreno agricolo per viverci , consapevole che non è possibile  e che si tratta di una illegalità?

Se la normativa vigente non permette di realizzare questa soluzione abitativa, non è giusto  in primis attivarsi per una modifica della normativa? Tale che possa essere utile per tutti.

Sembra che quando si tratta di rom,  per beneficiare dei diritti occorre attivare politiche “differenziati e segreganti”, per  ottenere solo “diritti differenziati”, si debba anche violare la normativa vigente; questo non è accettabile e spero che non sia un altro tentativo per sperimentare sulla pelle delle persone rom il perseguimento di obiettivi politici o personali.

Microarea

In che cosa consiste la proposta della microarea?

Dicono che si tratta di concedere in uso ad una famiglia rom allargata un pezzo di terreno per viverci con la roulotte o la casa mobile, oppure costruirci una casa

Alcune obiezioni:

  1. perchè ancora una proposta di politica differenziata e segregante per la popolazione romanì, considerato i fallimenti del passato e consapevole che impedisce ogni forma di evoluzione della cultura romanì?

  2. la proposta microarea è destinata solo alle famiglie rom e sinte ed esclude le altre famiglie del territorio?

  3. Se la proposta microarea vuole essere una soluzione abitativa per tutti non è necessario definire la normativa?
  4. conoscendo le dinamiche di una famiglia rom allargata la microarea non diventa un campo nomadi in pochi anni?

  5. Qual’è la differenza tra una microarea e un campo nomade? Entrambi non sono politiche differenziate, segreganti e di esclusione.

La fantasia quando si tratta di rom non è mai mancata nella ricerca di nomi accattivanti da attribuire alla segregazione della popolazione romanì (campo nomadi, villaggio attrezzato, villaggio della solidarietà, area di sosta, microarea, ecc.).

La fantasia nella ricerca di nomi accattivanti si scatena solo verso politiche differenziate che impediscono l’autonomia della persona rom e non permette l’evoluzione della cultura romanì?

Si continua a non voler comprendere il disastro realizzato con le politiche differenziate ed il folclorismo, si continua ad ignorare la necessità  urgente di scelte politiche pubbliche “NORMALI” per una vera interazione con la cultura romanì, una interazione di dimensione interculturale.

A chi non conviene la normalità e l’autonomia della popolazione romanì?

La diversità culturale non è una “risorsa” per tutta la società?

Allora perchè per la popolazione romanì si scelgono solo proposte politiche differenziate dove la diversità culturale subisce una ghettizzazione che impedisce ogni forma di evoluzione culturale?

La proposta della microarea è l’ennesima proposta politica differenziata e segregante della popolazione romanì.

La popolazione romanì non può continuare ad accettare egoisticamente soluzioni differenziate distruttive della nostra identità culturale, ma essere consapevole che i “furbi” sono altri che stanno distruggendo la nostra quotidianità.

Dr. Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì

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