Un osso da spolpare

Posted by amministratore su 2 ottobre 2011

Tante persone ed organizzazioni tentano di “aiutare” la popolazione romanì a superare disagi e difficoltà sociali, culturali ed economici. Ma se da troppo tempo e troppo spesso questo “aiuto” si trasforma in un disastro una motivazione deve pur esserci.

Le assenze di conoscenza e di partecipazione attiva e professionale dei rom sono motivazioni concrete della grave condizione della popolazione romanì.

Ma i danni prodotti nel passato, ed ancora oggi, alle comunità romanì, portano a pensare anche ad altre motivazioni e responsabilità che spesso sfuggono all’attenzione senza un’analisi professionale ed onesta, senza una serena autocritica.

Responsabilità delle numerose ricerche che hanno descritto e descrivono una realtà romanì stereotipata e quindi falsa, e sulla base di queste ricerche sono state attivate politiche NON coerenti alla realtà ed ai bisogni reali.

Responsabilità di una partecipazione come un mezzo degli stessi rom, che per un pugno di mosche si sono prestati a realizzare il danno alla collettività romanì e non.

Responsabilità della politica e delle istituzioni che non vogliono dialogare direttamente con le professionalità e le organizzazioni rom, credibili e documentati.

Certamente tutti riconoscono che le politiche attivate nel passato per la popolazione romanì erano sbagliate e concordano che le principali motivazioni del fallimento sono da attribuire:

  1. all’assenza di partecipazione attiva e propositiva, credibile e professionale dei rom

  2. alla diffusione di una falsa conoscenza interpretativa del mondo romanò che ha portato alla proposta ed alla realizzazione di politiche sbagliate, impedendo l’evoluzione della cultura romanì

Quindi dovrebbe scattare l’applicazione della più elementare regola democratica ed antidiscriminatoria: in qualsiasi iniziativa avviata per le comunità rom e sinte la Federazione romanì, rappresentatività romanì credibile e professionale, (o altra documentata rappresentatività romanì) deve essere co-protagonista attiva e propositiva a tutti i livelli.

Ma cosi non è …

forse perchè le persone rom/sinte che possiedono conoscenze e competenze danno fastidio, come danno fastidio le organizzazione rom credibili e professionali con un chiaro progetto politico.

Deve pur esserci una motivazione che porta le persone e le organizzazioni a trasformare un tentativo di aiuto alla popolazione romani in un disastro.

Potrei citare tante iniziative pubbliche, anche recenti, in cui la popolazione romanì è stata ignorata oppure è stata considerata SOLO folclore e/o arredamento, mentre è ignorata la partecipazione attiva e qualificata:

  1. La commissione diritti umani del Senato della Repubblica lo scorso anno ha promosso, attraverso le audizioni e qualche visita “speciale”, una iniziativa di ricerca sulla realtà rom in Italia per stilare un rapporto. I diretti interessati (le professionalità e le organizzazioni rom) non sono stati ascoltati. Il rapporto viene presentato con orgoglio dalla Commissione del senato, ma è lontana anni luce dalla realtà, dai bisogni della popolazione romanì e dalle soluzioni politiche da avviare.

  1. Lo scorso 01 Ottobre un’associazione impegnata nel contrasto alla discriminazione ha promosso a Roma un folcloristico “pride rom” senza coinvolgere nessuna organizzazione rom italiana nella promozione dell’iniziativa. Questo è il modello di contrasto alla discriminazione quando si tratta di rom.

  1. Nei prossimi giorni a Roma presso il Senato della Repubblica e Comune di Roma le Fondazioni europee organizzano un Forum sull’inclusione delle comunità rom, MA tra i relatori non c’è traccia di professionalità ed organizzazioni rom d’Italia. Parlano e sparlano di rom, senza i diretti interessati, senza interlocutori rom credibili e professionali. Questo è il modello di inclusione delle comunità rom.

  1. Viene promosso un incontro in Vaticano della popolazione romanì con il Santo Padre Benedetto XVI° senza coinvolgere una rappresentatività romani nella programmazione dell’iniziativa. I diretti interessati sono stati chiamati per fare folclore, arredamento, e per confermare pregiudizi e stereotipi. Hanno promosso questo incontro per dare visibilità ai bisogni della popolazione romanì oppure per cercare auto referenzialità sul mondo rom? Questo è il modello di partecipazione quando si tratta di rom.

ecc. ecc.

E’ possibile parlare e sparlare della popolazione senza i diretti interessati?

Senza alcun dubbio due sono gli obiettivi reali di queste iniziative:

– DELEGITTIMARE i diritti utili alla popolazione romanì

– LEGITTIMARE stereotipi e pregiudizi

Circa un anno fa il Consiglio d’Europa approva la Dichiarazione di Strasburgo, un piano di azioni finalizzato a migliorare l’integrazione economica e sociale della popolazione romanì.

In questo piano di azioni ilConsiglio d’Europaindica in particolare quelle misure finalizzate alla partecipazione di rappresentanti rom in meccanismi decisionali che direttamente li riguardano.”

Si tratta di una giusta risposta alle cause del fallimento delle politiche sbagliate del passato, ma “si predica bene e si razzola male”.

E’ possibile che il Consiglio d’Europa organizzi in Italia un corso di formazione per mediatori culturali rom/sinti, quando nel nostro paese ci sono circa 400 mediatori culturali rom senza una occupazione?

E’ possibile che il Consiglio d’Europa avvii questa iniziativa di formazione in Italia senza coinvolgere le rappresentatività romanì Italiane, ed in particolare la Federazione romanì?

E’ possibile … lo ha fatto …

senza un criterio di scelta dei corsisti, hanno “raccolto” per l’Italia alcuni rom (e non rom!), hanno composto la classe pur di avviare un corso di mediatori culturali.

Requisiti, prerequisiti, profilo professionale, ecc. dei corsisti sono questioni determinanti in un corso di formazione, ma diventano trascurabili quando si tratta di “zingari”.

L’importante è spendere qualche milione di euro anche se non produrrà risultati utili né alla popolazione romanì, né alla collettività (in modo che si possa rafforzare il pregiudizio che “i rom non vogliono integrarsi”), ma che certamente pagherà compensi ai docenti del corso e rimborso delle spese ai corsisti.

Mi chiedo se ha senso promuovere un corso di formazione per mediatori culturali rom quando in Italia ci sono circa 400 mediatori culturali rom (formati nei decenni scorsi) in grandissima parte disoccupati e qualcuno impegnato come manovalanza nei “progettifici”.

Non era forse il caso di utilizzare le risorse del corso di formazione per dare maggiore professionalità e lavoro ai mediatori culturali Rom già formati?

  • Nell’attuale contesto della società italiana la mediazione culturale è la risposta giusta ai bisogni della popolazione romani?

  • E’ possibile mediare tra culture diverse?

  • Oppure si media il perseguimento del massimo interesse possibile per una cultura?

  • Allora quale modello di mediazione culturale romanì?

  • Quali conoscenze e competenze deve acquisire un mediatore culturale romanò?

Se i responsabili del Consiglio d’Europa avessero coinvolto attivamente la Federazione romanì (o altra rappresentatività italiana che conosce con professionalità la realtà romanì in Italia) NON avrebbe messo in atto una iniziativa inutile e dannosa alla causa romanì.

Se anche il consiglio d’Europa trasforma un tentativo di aiuto alla popolazione romani in iniziative senza alcuna utilità alla collettività, allora vuol dire che la questione è molto grave per la popolazione romanì.

CONCLUSIONI

Concludo questa riflessione nella speranza che possa essere uno stimolo al cambiamento rispetto al passato, la Federazione romanì è sempre disponibile al confronto chiaro, onesto e finalizzato a migliorare le condizioni della popolazione romanì.

E’ fin tropo evidente che la popolazione romanì è “trattata” come un osso da spolpare con qualsiasi metodo e con qualsiasi mezzo.

Ho molti motivi per essere convinto che attorno alla “causa romanì” circolano troppi interessi e soldi per iniziative troppo spesso inutili e dannosi alla quotidianità delle famiglie rom e per una evoluzione della cultura romanì; INTERESSI e SOLDI che attirano “predatori” per nulla interessati al presente ed al futuro del popolo romanò.

Spero che amici del popolo rom e le persone rom siano consapevoli del danno e sappiano evitare le incomprensioni con risposte chiare e pubbliche, e non cadere nella trappola per un fico secco.

Spero che le istituzioni europee e Italiane si decidano a definire con chiarezza il ruolo attivo delle professionalità e delle organizzazioni rom/sinte e valutare la proposta di modifica delle modalità di accesso ai fondi destinati alla nostra popolazione.

Rivolgo un appello agli amici del nostro popolo per sostenere il progetto politico della Federazione romanì e la “causa romanì” con la promozione della partecipazione attiva a propositiva, credibile e professionale a tutti i livelli, ed aiutarci nella preparazione del secondo congresso delle comunità rom e sinte, in programma per il mese di Aprile 2012.

Dr. Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì

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