La popolazione romanì incontra il Pontefice

Posted by amministratore su 13 giugno 2011

Sabato 11 Giugno 2011 ho partecipato all’udienza del santo padre Benedetto XVI° con la popolazione romanì.

E’ la seconda volta che incontro un Pontefice. Era già accaduto nell’anno 1971 quando appena diplomato all’istituto magistrale di Città S. Angelo (PE) fui ricevuto in udienza da sua santità Paolo VI°.

Sono stati due momenti molto belli. E’ sempre stata una grande emozione vedere tanti rom e sinti che sono arrivati a Roma da molte città Italiane ed europee per ascoltare le parole del santo padre.

Ma devo anche registrare che sono stati due momenti simili, eppure sono passati 40 anni e molte cose sono cambiate (in negativo ed in positivo).

Simili nei contenuti (Benedetto XVI° più volte ha fatto riferimento a Paolo VI°), simili nella coreografia, simili nelle parole lette dai “rom e sinti” della comunità di S. Egidio al Pontefice, simili nell’organizzazione dell’evento.

Nel 1971 era l’associazione Opera nomadi Pescara che presentava al santo padre la sua interpretazione della condizione rom ed il suo “zingaro” che aveva terminato con successo il corso di studi superiori, nel 2011 sono state la fondazione migrantes e la comunità di S. Egidio.

Spero tanto che un giorno il nostro popolo potrà presentarsi al Vaticano con una rappresentatività romanì capace di illustrare al santo padre il vero disastro culturale e politico che il nostro popolo è costretto a subire oggi più di ieri.

Le parole di Benedetto XVI° sono state emozionanti: La vostra storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti. Siete rimasti senza patria e avete considerato idealmente l’intero Continente come la vostra casa. Tuttavia, persistono problemi gravi e preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società nelle quali vivete. Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore. Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo. Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove opportunità si aprono davanti a voi, mentre state acquistando nuova consapevolezza. Nel tempo avete creato una cultura dalle espressioni significative, come la musica e il canto, che hanno arricchito l’Europa. Vi invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l’Europa. La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo.”

“Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui

Tanta la mia perplessità per questa ultima dichiarazione del Pontefice.
Dott. Nazzareno Guarnieri

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