Rapporto sulla condizione della popolazione romanì

Posted by amministratore su 6 aprile 2011

In questi giorni in diverse città Italiane viene presentato il rapporto conclusivo sulla condizione della popolazione romanì redatto dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica Italiana.

Per la redazione del rapporto la Commissione ha utilizzato il metodo delle audizioni per raccogliere le informazioni sulla condizione della popolazione romanì e visitato alcuni insediamenti rom (campi nomadi).

Gran parte delle informazioni e delle interpretazioni del mondo romanò contenute nel rapporto sono state fornite alla Commissione del Senato della Repubblica nelle audizioni da persone ed organizzazioni che si occupano della popolazione romanì, quasi tutti esterni al mondo rom.

La Federazione romanì esprime apprezzamento per la volontà della Commissione del Senato della Repubblica Italiana di redigere un rapporto sulla condizione della popolazione romanì quale scelta di conoscenza per costruire scelte politiche adeguate.

La Federazione romanì NON CONDIVIDE gran parte del contenuto del rapporto, non tanto per i dati quantitativi (in Italia l’assenza di numeri nazionali sulla presenza rom scientificamente ricercati e diffusi è questione nota che permette a molti di “scrivere numeri sui rom” a proprio piacimento), quando per le numerose contraddizioni degli aspetti qualitativi.
La Federazione romanì manifesta preoccupazione per la diffusione, ancora una volta, di una conoscenza sbagliata della popolazione romanì che sarà la causa di altre scelte politiche sbagliate (ancora una volta!) e sollecita la Commissione ad ascoltare le professionalità rom e le organizzazioni rom per modificare il contenuto del rapporto.

Numerosi sono gli emendamenti della Federazione romanì al rapporto, ma vogliamo soffermarci su due questioni essenziali: ripetere gli errori del passato e la partecipazione attiva.

Prima questione. Il contenuto del rapporto riporta una realtà rom, qualitativa e quantitativa, composta da informazioni e statistiche obsolete, stereotipate e di falsa interpretazione, che sono state le cause delle scelte politiche sbagliate del passato.
Con le informazioni e le false interpretazioni del mondo romanò contenute nel rapporto il rischio di ripetere gli errori del passato è un rischio concreto.
Il rapporto denuncia la grave condizione della popolazione romanì ma non entra nel merito delle responsabilità.
Come è possibile conoscere ed attivare politiche corrette senza analizzare gli errori del passato?
Nel rapporto è chiaro che la responsabilità è attribuita ad una partecipazione dei rom molto difficile e   alla realtà associativa rom
“frammentata e attraversata da conflitti di gruppo e settari”, si tratta di considerazioni gravi e false, ed immagino che siano state suggerite alla Commissione da chi ha sempre ostacolato una partecipazione attiva qualificata dei rom.

Seconda questione. Se da una parte il rapporto teorizza l’importanza della partecipazione attiva e propositiva di rom e sinti, dall’altra ignora la presenza di professionalità e di organizzazioni rom.
Si sollecita la partecipazione attiva dei rom e si soffia sul vento della divisione ignorando
professionalità e credibilità.
Tutto questo è documentato dalla scelta della Commissione di non chiamare alle audizioni le professionalità e le organizzazioni rom.
Si tratta di una grave dimenticanza? non dovrebbe ma può accadere.
Se invece  è una precisa volontà politica della commissione sarebbe peggio del disastro del passato.

Portiamo all’attenzione solo alcuni passaggi del rapporto.

1) Nel rapporto della Commissione a pagina 3 è scritto: l’obiettivo del lavoro ……….. di offrire alla discussione parlamentare una base di conoscenza condivisa che renda possibile un confronto più costruttivo.”Naturalmente la scelta di conoscere, in questo caso più che in altri, è di per sé una scelta politica. E non solo perché si tratta di rompere un circolo vizioso, una spirale nella quale ignoranza e pregiudizio si alimentano reciprocamente, ma perché la conoscenza porta alla luce degli spaccati sociali e delle condizioni di vita così drammatiche che possono essere tollerate solo se si decide di non guardarle, …………Decidere di rompere questo velo di ignoranza, decidere di conoscere e di sapere è il punto di partenza senza il quale nessuna politica può essere costruita.”

Ottimo obiettivo, belle parole, ma ….. Il rapporto descrive una corretta conoscenza del mondo rom? Assolutamente NO. Il rapporto ripropone il disastro della “conoscenza interpretativa” del mondo rom? Assolutamente SI. Se conoscere la popolazione romanì significa non ascoltare le professionalità rom e le organizzazioni rom significa che questo rapporto non è finalizzato ad INDAGARE la realtà rom, ma cercare una demagogica GIUSTIFICAZIONE per le politiche sbagliate del passato. Se il punto di partenza per costruire una politica è questa falsa conoscenza del mondo rom allora siamo molto preoccupati e dobbiamo attrezzarci per respingere questo nuovo attacco.

2) Ancora a pagina 3 del rapporto: È necessario un progetto nazionale che parta dai numerosi punti di osservazione presenti nel territorio, ………………… Questo progetto non è possibile senza il dialogo, il coinvolgimento, la diretta partecipazione dei diretti interessati. Come vedremo più avanti questa partecipazione non è disponibile spontaneamente ma richiede lavoro e formazione.”

Cosa significa che non ci sono professionalità rom?
E chi lo dice coloro che hanno ostacolato la partecipazione attiva delle professionalità rom?
Non solo la mia persona, ma la presenza di tante altre professionalità rom, che non sono state ascoltate dalla Commissione, dimostrano la falsità di queste affermazioni.

3) Ancora a pagine 6 del rapporto:L’ultimo problema che vogliamo sottolineare è quello della partecipazione. Non spenderò parole per dire come sia una questione essenziale, una conditio sine qua non. E nello stesso tempo è uno dei problemi più difficili.” “La realtà associativa appare oggi estremamente frammentata e attraversata da conflitti di gruppo e settari. E tuttavia rimane un punto di partenza e un interlocutore necessario.”
E’ il passaggio più grave e falso di tutto il rapporto.
Si tratta della solita motivazione per ignorare e boicottare la partecipazione qualificata dei rom, ma anche il tentativo di giustificare il fallimento di gran parte delle scelte politiche del passato.
Cosa dovrebbe fare la popolazione romanì, AVERE IL PENSIERO UNICO?
Non è un valore avere più idee che si confrontano? Allora perchè la popolazione romanì dovrebbe avere il pensiero unico?
E non è forse la “
credibilità” e la “professionalità” dei singoli o delle associazioni a dare forma ad una rappresentatività romanì?
I termini CREDIBILITA’ e PROFESSIONALITA’ hanno un valore nella società italiana, perchè non devono avere lo stesso valore per la popolazione romanì?

4) Infatti a pagine 6 del rapporto la falsità diventa chiara:Ma il punto è come investire per formare dentro le comunità Rom e Sinti una leva di operatori sociali, di mediatori culturali che siano la rete intorno alla quale la partecipazione può essere organizzata con una certa continuità.”

Per farne cosa? manovalanza nei progetti sociali come nel passato?
Per continuare nella “DIPENDENZA” ed impedire ogni forma di AUTONOMIA per la persona rom?

5) Dal rapporto leggiamo a pagina 4:Il passo nella direzione giusta può essere rappresentato dalla costituzione di una task force nazionale al servizio delle istituzioni locali, delle organizzazioni non governative, delle rappresentanze dei Rom esistenti che aiuti a passare dalle idee e dalla volontà al progetto, alla sua formulazione tecnica e amministrativa e alla sua implementazione. In questa direzione si sono mossi e si muovono molti paesi europei.”

Una task force nazionale composta in primis ed in maggioranza da professionalità rom, è il radicale cambiamento che il fallimento del passato impone.

Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì

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