In attesa di risposte di sostanza

Posted by amministratore su 24 marzo 2011

Il 6 Dicembre 2003, con atto registrato, si è costituita la Federazione rom e sinti tikanè (oggi denominata Federazione romanì) con la finalità di costruire la partecipazione attiva di rom e sinti; partecipazione attiva che nel passato è stata (ed è ancora oggi) sempre ostacolata dai “capi stazione” per sfruttare la “dipendenza assistenziale” di rom e sinti e per impedire ogni forma di “autonomia” per la popolazione romanì.

Oggi la Federazione romanì è una realtà credibile e visibile per la qualità del lavoro concreto che tante associazioni ed i singoli aderenti svolgono dimostrandos che sono associazioni e persone concrete e non nomi scritti su un foglio di carta da qualche manovratore, presunto esperto, opportunista senza scrupoli.

La crescita della credibilità della Federazione romanì infastidiscei capi stazioni” che, preoccupati di perdere autorefenzialità, tentano di buttare discredito sulla Federazione romanì raccontando falsità, cavalcando il solito gioco della divisione per metterci l’uno contro l’altro, tale che possa arrivare lui, il capostazione esperto, per la tutela invece che la promozione, per la gestione invece che la partecipazione attiva professionale.

Ma la forza di una democrazia non è forse la molteplicità delle idee che rappresenta e la credibilità di chi li sostiene?

Perché allora questa regola democratica non deve essere valida anche per la popolazione romanì?

Il falso pretesto della divisione è ormai noto a tutti, e mi chiedo come è possibile continuare a giocare su questa divisione, che incide drammaticamente sulla vita di rom e sinti, e poi indignarsi di fronte alla morte di bambini rom/sinti.

Quando finirà questo brutto film che abbiamo già visto tante volte?

La Federazione romanì, organizzazione democratica, viva e sostanziale, rigetta al mittente le falsità e denuncia da una parte il perseverare nell’accreditare i “capi stazione”, il cui fallimento per ogni forma di iniziativa attivata con la popolazione romanì è ampiamente documentata, dall’altra l’assenza di volontà di dare voce ad una rappresentatività romanì visibile, credibile e professionale.

Perché ignorare o strumentalizzare una rappresentatività romani credibile e professionale?

A chi non conviene la “normalità” anche per la popolazione romanì?

Questi NON sono interrogativi folcloristici, ma domande reali che necessitano di risposte di sostanza, per evitare uno scontro che potrebbe diventare molto pericoloso.

Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì

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