La partecipazione politica della popolazione romanì

Posted by amministratore su 9 gennaio 2011

Negli ultimi anni molti tentativi di partecipazione politica della popolazione romanì è fallita in molti stati europei (esclusa la Macedonia).

Ma da alcuni mesi notizie sulla partecipazione politica dei rom arrivano da diversi stati europei, e dopo il successo della partecipazione politica nel rinnovo dei consigli comunali e distrettuali di tutta la Repubblica Slovacchia, un nuovo partito politico nazionale è stato fondato in questo Stato con il nome di Partito dell’Unione Rom Slovacca (SRÚS).

La documentazione ufficiale è stata consegnata il 30 novembre 2010 al ministero degli Interni per la registrazione nell’apposito archivio relativo alle forze politiche legalmente costituite nel paese.

Allo stato attuale sono convinto che la costituzione di un partito politico non sia la scelta giusta per realizzare la partecipazione politica dei rom, né la strategia corretta per contribuire a migliorare le condizioni di vita dei rom.

La scelta ottimale sarebbe una partecipazione politica dei rom e la elezione di rom a tutti i livelli nei partiti tradizionali contribuendo ad influenzarne dall’interno le scelte politiche per la minoranza rom, ma il pregiudizio generalizzato di tutti i partiti tradizionali ed il loro timore di perdere “voti” se candidano un rom oppure se promuovono giuste scelte per la minoranza rom, non permette di realizzare questa normalità per un paese multiculturale civile e democratico.

Sono convinto che la partecipazione politica dei rom per migliorare le condizioni di vita sociale, culturale ed economica della popolazione romanì si realizza con il metodo adottato dal Movimento politico interculturale Bravalipè, per raccogliere ed incanalare “i voti” dei rom ed amici dei rom a livello locale e negoziarlo, in tutte le elezioni, con i partiti politici tradizionali disponibili a condividere le scelte politiche per le minoranze e/o la elezione di persone della minoranza rom/sinta proposte dal Movimento.

Invito alla costituzione di circoli locali del Movimento politico interculturale Bravalipè. Per informazioni: segreteria.bravalipe@gmail.com

Dr. Nazzareno Guarnieri presidente Federazione romanì

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Una Risposta to “La partecipazione politica della popolazione romanì”

  1. Federazione romanì said

    Riceviamo da Marco da Napoli il seguente commento al post

    Ho letto il file sulla partecipazione. Pur concordando sulla difficoltà e i limiti del creare oggi un partito o un gruppo politico rom che possa influenzare il parlamento, ritengo tuttavia potenzialmente dispersivo e velleitario, considerato il panorama politico e parlamentare, pensare di entrare nei partiti per cambiarli: si rischia di dividere e avvilire le forze in campo senza raggiungere alcun obiettivo.

    A mio modesto avviso per influenzare la politica bisognerebbe creare dei gruppi esterni ai partiti ma socialmente rappresentativi che pretendano la realizzazione dei servizi fondamentali ed il rispetto dei diritti fondamentali.

    In altre parole oggi la stessa povertà viene criminalizzata come colpa di chi la subisce e il parlamento è sempre pronto a individuare capri espiatori contro i quali scaricare
    una rabbia che deriva da disoccupazione e precarietà.

    Penso quindi che sarebbe meglio rafforzare il ruolo della Federazione a livello locale (anche in questo sono d accordo con l indicazione), e avviare, dove non è già avviato, un processo di dialogo con le comunità immigrate e con le associazioni indigene serie e indipendenti
    su una serie di progetti i cui benefici coinvolgano rom e sinti, immigrati, proletariato indigeno.

    Anche questa è una impresa ardua perchè la divisione è forte in ogni comunità e la demoralizzazione altrettanto viste le continue offese alla dignità individuale e collettiva.
    saluti
    marco da napoli 

    Riceviamo da Patrizia da Roma il seguente commento al post
    Intanto approfitto per augurare un Buon Anno a tutte/i, sereno, proficuo sotto ogni profilo e di cambiamento. Se qualche ‘sogno’ si realizzasse non sarebbe male…specie se si tratta di sogni comuni.
    Detto questo, per quel poco che può contare il mio pensiero, condivido in pieno l’analisi di Nazzareno: la linea vincente -purtroppo non a breve termine, ma si sa che le battaglie fondamentali hanno tempi lunghi- è quella di lottare all’interno dei partiti tradizionali, non quella di formare innumerevoli e variegate realtà politiche minoritarie.

    Questo vale per i rom e sinti come per tutti. Più si riesce a coagularsi in gruppi che scardinino dal di dentro pregiudizi, ignoranza e quant’altro con proposte e programmi precisi contestualizzati, che contrattino su terreni di confronto/scontro diretti le conquiste di spazi fisici e ideologici, più si ha la possibilità di incidere in profondità nella realtà politica, culturale e sociale.

    Certamente, i partiti che abbiamo davanti non aprono neppure spiragli, quindi posso comprendere che ci si stufi di lottare contro i mulini a vento, come suol dirsi, e si preferisca organizzarsi in maniera autonoma in modo che le proprie idee trovino terreno libero e fertile, però temo sia una strada più percorribile oggi, ma meno fruttuosa in prospettiva perché il rischio di autoghettizzarsi è sempre presente, specie quando fa molto comodo ad altri.

    Patrizia da Roma

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