Roma, perchè manifestano gli operatori dei progetti per i Rom?

Posted by amministratore su 3 novembre 2010

Oggi a Roma i collaboratori di diverse associazioni impegnate nei progetti per la popolazione rom e sinta manifestano pubblicamente per il timore di perdere il posto di lavoro.

Tutta la mia solidarietà a quei lavoratori che manifestano per non perdere il posto di lavoro, ma la manifestazione degli operatori impegnati nei progetti sociali per i rom che rivendicano una professionalità ed una continuità dei servizi, pone in evidenza, a mio giudizio, forti anomalie.

I progetti ed i servizi attivati a Roma per la popolazione romanì sono stati finalizzati all’autonomia, alla “normalità” per le persone rom e sinte?

Se la condizione sociale e culturale della popolazione rom e sinta a Roma continua a regredire (come è documentato) è possibile affermare che i progetti ed i servizi sono stati attivati per dare occupazione e non per migliorare la condizione sociale, culturale ed economica di rom e sinti?


Attenzione !!!!!! la grave condizione culturale e sociale della popolazione romanì in Italia ed in Europa non può essere una questione di BUSSINESS e nemmeno una questione di occupazione, ma è una questione di ordine politico e culturale che IN QUESTA FASE va affrontata con:

– piccoli progetti sperimentali e la loro evoluzione

– attivazione di piccoli servizi e la loro evoluzione

– la partecipazione attiva qualificata a tutti i livelli di rom e sinti

Ma in modo particolare con l’eliminazione del metodo del bando pubblico per l’assegnazione di piccoli progetti sperimentali e l’attivazione di piccoli servizi, puntando sulla professionalità.

Da queste piccoli progetti e servizi emergeranno delle buone prassi che diventeranno servizi pubblici gestiti dall’ente pubblico nella forma e nel metodo che riterrà opportuno.

Non si può a Roma continuare a finanziare progetti che per decenni si sono dimostrati fallimentari e rivendicare un diritto di occupazione.

Da diverso tempo ed in più occasioni ho denunciato il fallimento degli obiettivi delle associazioni pro rom con la loro politica di “assistenzialismo culturale” e di “mediazione interpretativa” che da una parte hanno condizionato la popolazione romanì ed ostacolato una mobilitazione etnico/culturale competente e professionale, dall’altro hanno permesso la nascita di un frantumato associazionismo romanò senza strumenti e senza competenze per cooperare, non sempre disinteressate, spesso ricattabili per le condizioni di esclusione, e che copiano solo il peggio dell’associazionismo.

Al recente meeting della cultura romanì ho sollecitato le diverse associazioni della società civile e l’associazionismo rom e sinto a costruire una reciproca collaborazione costruttiva finalizzato all’autonomia di rom e sinti, alla “normalità” politica, sociale e culturale anche per la popolazione romanì, ad investire su una partecipazione qualificata di rom e sinti.

Nazzareno Guarnieri

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