Roma: l’Associazione 21 luglio chiede la sospensione del piano di sgomberi perché viola i diritti dell’infanzia rom

Posted by amministratore su 21 settembre 2010

Il 30 agosto 2010, a Roma, a seguito di un rogo nell’insediamento informale de La Muratella che aveva provocato la morte di un bambino rom di tre anni, è stato convocato un vertice in prefettura sullo stato del Piano Nomadi della capitale e sullo sgombero degli “insediamenti abusivi”. A conclusione del vertice è stato comunicato che nella settimana successiva sarebbe iniziato lo sgombero dei 209 insediamenti informali della capitale censiti dalla polizia municipale. Gli sgomberi dovrebbero coinvolgere almeno duemila persone, tra cui, secondo una stima dell’Associazione 21 luglio, circa 800 sarebbero minori.

Abbiamo predisposto un piano per la chiusura progressiva degli accampamenti abusivi, offrendo accoglienza a tutti quelli che ne hanno bisogno– ha spiegato alla stampa un rappresentante dell’amministrazione comunale – Un’assistenza alloggiativa verrà garantita almeno per le donne e i bambini”(La Repubblica, 30 agosto 2010). Durante un incontro con l’Associazione 21 luglio un altro rappresentante dell’amministrazione comunale ha chiarito che l’obiettivo degli sgomberi è quello di “rincorrere gli sgomberati” per rispondere alla “pressione della pubblica opinione”.

Le operazioni di sgombero sono iniziate mercoledì 8 settembre vicino il Ponte delle Valli (IV Municipio) proseguendo, secondo programma, con il ritmo di 3-4 sgomberi a settimana.


Gli osservatori dell’Associazione 21 luglio hanno seguito alcune operazioni di sgombero per individuare i tempi e le modalità di intervento. Il personale del comune di Roma ha proposto sistemazioni alternative che prevedevano la divisione delle famiglie. Alle donne e ai bambini sgomberati è stata offerta l’accoglienza all’interno dei circuiti assistenziali del comune di Roma. Secondo le informazioni raccolte dall’Associazione 21 luglio la maggior parte delle famiglie sgomberate sono state ospitate presso l’edificio dell’ex ente Cellulosa di via Salaria, 971 che già dal 12 novembre 2009 aveva accolto centinaia di rom provenienti dall’insediamento informale di Casilino 700, da altri insediamenti della capitale (Centocelle, via Labaro, via Papiria, via Naide, via Dameta) e dalla struttura di accoglienza di via Amarilli.

Il 29 giugno di quest’anno l’Associazione 21 luglio aveva segnalato in un comunicato stampa diverse violazioni dei diritti dei minori all’interno della struttura formulando raccomandazioni al sindaco della città di Roma. Successivamente un rappresentante del comune di Roma ha assicurato in un’intervista radiofonica che all’interno del centro di Via Salaria, 971 veniva garantita a tutti un’adeguata assistenza sanitaria e socio-legale e che si era provveduto a “creare separè tra uomini e donne”.

L’Associazione 21 luglio ha quindi raccolto testimonianze, interviste e materiale documentale dai rom ospitati.

Attualmente gli ospiti sono circa 300, tutti rom di cittadinanza romena. I 170 minori stimati dall’associazione vivono con le loro famiglie in sei stanzoni. Non essendoci pareti divisorie ogni famiglia ha utilizzato stracci e teli di nylon per salvaguardare la propria privacy. L’aria è insalubre per il poco ricambio e la scarsa luminosità mentre vistose macchie di umidità sul soffitto testimoniano le infiltrazioni di acqua che, quando piove, allaga il pavimento. Alcune giovani mamme con figli neonati hanno affermato di non ricevere pannolini, latte in polvere ed omogeneizzati di cui necessitano. Tutti gli ospiti intervistati hanno segnalato la pessima condizione dei servizi igienici, delle docce e dei lavabo. Sono state raccolte testimonianze sui mucchi di immondizia e masserizie depositate all’esterno e non raccolte dagli addetti alle pulizie. Nelle camerate la luce viene spesso lasciata accesa tutta la notte. La sicurezza della struttura è affidata a giovani dipendenti di una cooperativa specializzata in giardinaggio senza alcuna esperienza in ambito sociale. Per i bambini mancano spazi per il gioco, per lo studio e per le attività ludico-formative. Le norme per la sicurezza sono totalmente violate ed i venti rom trasferiti dall’insediamento informale de La Muratella dopo il rogo in cui era deceduto il bambino di tre anni, corrono probabilmente gli stessi rischi di incendio di quelli che avrebbero corso nelle baracche in cui alloggiavano.

Per tutti i minori il processo di scolarizzazione era stato drasticamente interrotto nell’anno scolastico 2009-2010. Quest’anno, nella prima settimana dall’apertura delle scuole, risulta che siano solo 10 i minori frequentanti la vicina scuola di Castel Giubileo. Gli ospiti hanno riferito di non ricevere alcun tipo di assistenza sociale e/o legale.

Nel corso dei numerosi contatti con le famiglie accolte si è constatato che la struttura di accoglienza di via Salaria, 971 è probabilmente l’unica struttura del comune di Roma in cui l’accesso viene negato senza l’autorizzazione rilasciata dal V Dipartimento del Comune di Roma. Secondo le informazioni e la documentazione raccolta, la struttura sembra non essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale n. 41/2003, che disciplina l’ambito delle strutture di accoglienza sul territorio laziale, e non rispettare le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia edilizia, igienico-sanitaria e di prevenzione incendi. In assenza di una specifica assistenza socio-legale sicuramente non vi è un chiaro percorso progettuale familiare che orienti e tuteli il futuro dei nuclei accolti.

Giova a questo punto ricordare che la Convenzione Internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza di New York dispone che:

“gli Stati devono garantire il diritto alla vita alla sopravvivenza e allo sviluppo del fanciullo ” (art. 6)

gli Stati parti devono riconoscere il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale (…). Gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori e altre persone aventi la custodia del fanciullo ad attuare questo diritto e offrono, se del caso, un’assistenza materiale e programmi di sostegno […]. ( art. 27).

Di fatto le violazione dei diritti segnalate all’interno dell’ex cartiera di via Salaria contravvengono anche l’articolo 30 della Carta Sociale Europea secondo il quale “ogni persona ha diritto alla protezione dalla povertà e dall’emarginazione sociale“.

L’Associazione 21 luglio chiede al sindaco della città di Roma on. Gianni Alemanno che:

  1. VENGA SOSPESO IL PIANO DI SGOMBERI in quanto non prevede una reale situazione alternativa così come previsto dalle convenzioni internazionali.
  1. All’interno del Centro di Via Salaria, 971 siano pienamente rispettati i DIRITTI DEI MINORI in conformità alla Convezione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e alle altre norme internazionali e nazionali, e in particolare che in ogni provvedimento riguardante i minorenni si tenga conto del “superiore interesse del minore” come considerazione preminente rispetto ad ogni altra;
  1. Siano adottate tutte le misure necessarie perché ai minori rom presenti nella struttura di via Salaria, 971 siano garantiti LA STESSA PROTEZIONE E GLI STESSI DIRITTI riconosciuti ai minori cittadini italiani, secondo quanto stabilito dalla Convezione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (artt. 20, 22) e dalla legislazione nazionale, con riferimento all’immediato collocamento in una struttura di accoglienza adeguata, al diritto alla salute e all’istruzione, al diritto al gioco, e siano predisposti adeguati spazi specificamente destinati ai minori.

Roma, 20 settembre 2010

Associazione 21 luglio

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