Se non ora, quando?

Posted by amministratore su 20 settembre 2010

Ancora una volta la questione rom è in prima pagina con grande clamore e negatività.

Ancora una volta la politica per giustificare il RIFIUTO di mettere in atto una corretta programmazione politica di integrazione culturale e SI INVENTA fantomatiche “invasioni ed emergenze” per le numerose presenze rom e per la criminalità rom.

Ancora una volta i numeri e le statistiche dimostrano che non si tratta di “invasioni e di emergenze”, ma di assenza di politiche adeguate.

In Italia alcuni giorni fa una signora ha pagato tre persone perchè le ammazzassero il marito per l’eredità.

La signora era di Treviso, e i sicari, rispettivamente, di Vazzola (Treviso) e di Fragona (Treviso). NON ERANO ROM, ma cittadini Italiani che probabilmente hanno votato Bossi e Maroni.

Agli abitanti di quel territorio fanno più paura i rom o i loro trevigianissimi vicini di casa?

Ancora una volta si apre lo scontro con la Commissione Europea che ha il compito di far rispettare le direttive comunitarie e la carta dei diritti fondamentali.

Violare le leggi europee ha lo stesso valore del rubare.


Se il cittadino che ruba commette una illegalità, l’amministratore pubblico che non rispetta le direttive europee e la carta dei diritti fondamentali ugualmente commette una illegalità con una sostanziale differenza che il cittadino paga la illegalità con una condanna e privato della libertà, l’amministratore pubblico che viola le direttive Europee e la carta dei diritti fondamentali non subisce alcuna punizione o sanzione.

Ancora ascoltiamo falsità e fesserie sul mondo rom, una distorta rappresentazione ed analisi della realtà romanì senza possibilità di replica alle professionalità rom/sinte ed alla rappresentatività romanì, le quali continuano ad essere escluse e boicottate.

Ancora si continua ad ignorare la partecipazione attiva qualificata di rom e sinti, a valorizzare le professionalità romanì, strumento essenziale per dare soluzioni concrete alle istanze romanì.

Oggi molti si meravigliano che il sindaco di Roma abbia nominato quale suo delegato un rom privo della necessaria professionalità, un rom che più facilmente può utilizzare strumentalmente, invece che una qualificata e documentata professionalità rom.

Il sindaco di Roma HA COPIATO un metodo sbagliato della partecipazione attiva.

Non per caso la Federazione romanì qualche tempo fa ha scelto di perseguire una partecipazione attiva qualificata di rom e sinti.

Tirare per la giacca” le istanze romanì per formulare rivendicazioni, da una parte la sicurezza e la legalità e dall’altra il rispetto dei diritti, è un imbroglio senza un prerequisito essenziale: il dialogo diretto con le professionalità e la rappresentatività romanì riconosciute e qualificate.

Hanno forse paura della crescita e del “riconoscimento” di una dirigenza romanì professionale, unica possibilità per costruire un dialogo produttivo e soluzioni vere e visibili?

PERCHE’?

Hanno forse paura della diffusione della conoscenza della cultura romanì?

PERCHE’?

La cultura romanì è:

  1. cultura di pace di un popolo che non ha mai dichiarato guerra armata o economica o culturale ad un altro popolo
  2. cultura di un popolo che ha sempre interagito con le altre culture dimostrando la sua capacità ad interazione  quando i processi di acculturazione e le politiche lo permettono
  3. cultura che pone al centro LA PERSONA e la FAMIGLIA

L’accoglienza e l’integrazione culturale della popolazione romanì è molto più semplice di quando possa sembrare, è sufficiente che la politica lo voglia, lo sappia progettare e realizzare con la collaborazione essenziale delle professionalità e della rappresentatività romanì.

E’ vero che la responsabilità della mancata integrazione culturale della minoranza romanì è da attribuire alla politica, ma è altrettanto vero che i gestori di iniziative e progetti per la popolazione romanì possono impiegare subito le professionalità romanì, documentate e riconosciute, e porre rimedio ad una anomalia causa del generale fallimento.

Se non ora, quando?

Se si coglie la gravità di ciò che accade e l’affinità con le tendenze che nel passato condussero alla catastrofe.

Se si vede la saldatura tra razzismo popolare e razzismo di stato.

Allora, se non ora, quando?

Nazzareno Guarnieri

 

 

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