Nota informativa

Posted by amministratore su 3 settembre 2010

L’associazione 21 luglio di Roma invita a riflettere sul senso della “vigilanza armata” nei villaggi attrezzati del Piano Nomadi di Roma

Nei giorni scorsi una ragazza romana è scomparsa da casa dopo essere uscita dicendo alla madre che si sarebbe fermata da un’amica.

La donna, constatata la scomparsa della figlia, si è rivolta alle forze dell’ordine, raccontando loro che ultimamente la stessa frequentava un ragazzo rom di cui lei però non conosceva nulla, neppure il nome. Gli agenti, a seguito di indagini fatte sul cellulare del ragazzo rom, hanno effettuato un controllo a sorpresa nel “villaggio attrezzato” di via di Salone il 1 settembre 2010. Lì hanno trovato il padre del ragazzo che ha raccontato tutto: la ragazza era loro ospite, in un container.

La giovane è stata riaccompagnata dalla famiglia e riaffidata ai genitori, anche se si era allontanata volontariamente, in quanto minorenne.

L’Associazione 21 luglio, a partire dall’episodio di cronaca che ha coinvolto una ragazza minorenne, invita a riflettere sulle problematiche legate alla SICUREZZA e alla VIGILANZA dei cosiddetti “villaggi attrezzati per la popolazione nomade” previsti dal Piano Nomadi della capitale.

L’art. 2.4 del Regolamento prefettizio del 18 febbraio 2009 stabilisce che “la vigilanza del villaggio è assicurata da un Presidio istituito anche per il controllo degli accessi”. I compiti del Presidio di vigilanza sono tre: “assicura il controllo sulla sicurezza del villaggio in stretto rapporto con il Gruppo della Polizia Municipale competente per territorio”, “cura la compilazione del registro delle presenze degli abitanti del villaggio e ne verifica l’identità all’ingresso”, “cura la compilazione di un registro per l’identificazione dei visitatori occasionali, previo accertamento del consenso del nucleo familiare di riferimento”.

Nei mesi successivi alla presentazione del Regolamento l’amministrazione comunale ha sottolineato con enfasi le norme previste in materia di vigilanza e sicurezza adottate all’interno dei “villaggi attrezzati” parlando di un “ferreo dispositivo di vigilanza” volto a tranquillizzare i residenti dei villaggi e gli abitanti dei quartieri limitrofi. Il costo previsto per la vigilanza è di 4 milioni di euro per tre anni più una proroga di 6 mesi: 14 milioni tondi con sei campi da “riorganizzare” tra cui quello di via di Salone.

A questo punto sorgono alcune domande: come è possibile che l’ingresso nel villaggio di via di Salone di una ragazza sia sfuggito alla rete di controllo messa su dall’amministrazione comunale? In cosa consiste la sicurezza garantita ai minori presenti nel villaggio di via di Salone e ai minori che vi entrano? Ha ancora senso ritenere funzionale e opportuna una “vigilanza armata” all’interno di uno spazio in cui vivono più di 400 minori? Quanto la sua presenza costituisce un effettivo elemento per la sicurezza e l’incolumità dei residenti? O è piuttosto un elemento volto solamente a “tranquillizzare” l’opinione pubblica? Di fronte alle urgenti necessità dell’infanzia rom può essere ritenuta eticamente opportuna una spesa così alta per assicurare una vigilanza armata che come dimostra l’episodio descritto si rivela anche fallace?

I ricercatori dell’associazione 21 luglio hanno condotto nei giorni scorsi un’attenta verifica dei “dispositivi di sicurezza e vigilanza” presenti all’interno del “villaggio attrezzato” di via di Salone conducendo visite e raccogliendo interviste.

All’unico ingresso del villaggio, in cui è presente il corpo di vigilanza, si aggiungono una decina di varchi laterali “tollerati”. All’ingresso del villaggio, pur essendoci due guardie giurate h24, non esistono procedure di controllo omogenee e non sembra essere presente un registro per l’identificazione dei visitatori occasionali previsto dal regolamento prefettizio. Di fatto chiunque, con le intenzioni più diverse, può entrare nel villaggio senza essere sottoposto ad alcuna verifica preventiva riguardo la sua identità.

In conclusione i livelli di sicurezza e di vigilanza all’interno del villaggio sono da ritenersi inefficaci, inutilmente intimitadori e potenzialmente pericolosi per chi vi abita.

Alla luce di quanto osservato e tenuto conto dell’episodio di cronaca avvenuto il 2 settembre 2010 l’associazione 21 luglio:

  • segnala la grave inadeguatezza dei sistemi di vigilanza presenti all’interno del villaggio attrezzato di via di Salone
  • invita l’amministrazione comunale a riflettere sul senso e sulla valenza di un corpo di “guardie armate” all’interno di uno spazio in cui sono presenti centinaia di minori
  • considera il “villaggio attrezzato” di via di Salone un luogo insicuro e non idoneo alla crescita serena e protetta dei minori che vi abitano così come previsto dal Diritto Internazionale e dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia firmata a New York il 20 novembre 1989

Roma, 03 settembre 2010

Associazione “21 luglio”


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