Civiltà o barbarie? questo è il dilemma

Posted by amministratore su 31 agosto 2010

Un bambino muore. Un bambino di soli tre anni muore a Roma, Caput Mundi, a poca distanza dal Vaticano, centro dell’Impero della Chiesa Cattolica Romana, nel cuore della cultura europea E’ un bambino Rom che allunga un interminabile lista di bambini rom morti per cause futili.

Sembra un bollettino di guerra, eppure siamo in tempo di pace!

Il bambino è morto sotto lo sguardo indifferente di una società troppo egoista o troppo preoccupata di autogratificarsi vittima del razzismo imperante, della mistificazione, della discriminazione e del degrado sulla sua anima prima che sul suo corpicino, innocente ed inerme pendeva una brutale mannaia ben congegnata da adulti senza scrupoli, arroganti e vittoriosi che lo ha stroncato.

Pendeva sulla sua testa troppe colpe, prima fra tutte quella di essere nato Rom, anzi zingaro, come vuole la miglior tradizione dei civili acculturati, che di ignoranza e boria gonfiano il petto.

Lui figlio legittimo della discriminazione e della segregazione razziale, capro espiatorio di tutti i mali della società come poteva pensare di non pagare le sue colpe e di non essere usato come agnello sacrificale?

Lode e gloria ai condottieri della civiltà che mostrano vilmente muscoli a donne, vecchi e bambini!!

Poche ore dopo sono arrivate puntuali le ruspe a rimuovere ciò che rimaneva del suo mondo e allo stesso tempo a rimuovere di fretta la colpa che appartiene a tutti, come se non fosse, ancora una volta accaduto nulla.

Una gravissima e immensa sconfitta del mondo civile bambini appartengono al mondo e a tutta l’umanità!!!

Come si fa a non capirlo? Occorre essere dei grandi geni o scienziati?

Questa è la civiltà che abbiamo creato in mille e mille anni di storia e di progressi? L’odio razziale, la xenofobia, la discriminazione, la segregazione razziale e l’apologia di reato sono la norma nella società odierna. Eroe oggi è chi difende i più elementare diritti umani e le persone più deboli! Ma è mai possibile?

Ai disvalori si è opposta una sincera ed ferrea resistenza durante la seconda guerra mondiale che è costata oltre 50 milioni di morti di cui 500 mila Rom e Sinti barbaramente massacrati nei lager.

Oggi si vive un retaggio di quella cultura etnocentrica e razzista, con i campi di sterminio moderni (campi nomadi anche se i Rom non sono nomadi per cultura!!!) e le nuove forme di deportazioni civili e democratiche approvate in larga maggioranza dall’opinione pubblica teleguidata e frastornata dai pregiudizi.

Ma che non ci sia l’alibi del “Io Non Sapevo”.

La morte del bambino Rom, non il primo e ahimè, visto i tempi e le prospettive, neanche l¹ultimo, è un omicidio collettivo e, allo stesso tempo, un suicidio di massa!!!!

Basta Pogrom!!

Stop al razzismo!!

No alla xenofobia!!

Stop alle mistificazioni!!!!


Per migliorare la situazione dei Rom e Sinti in Italia:


La sicurezza e la legalità vanno garantite a tutti. Rom e Sinti compresi. Nessuna voce autorevole ha condannato realmente l’episodio. Solo all’estero si sono resi conto della gravità della situazione dei Rom e Sinti in Italia

  1. Ristabilire la legalità riguardo la palese violazione dei più elementari diritti umani nei confronti delle diverse comunità Rom e Sinte in Italia, costrette a vivere in condizioni disumane e fortemente discriminate in netto contrasto con la Costituzione Italiana, con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e con le normative europee ed internazionali.
  2. Smantellare i campi nomadi che sono pattumiere sociali degradanti e frustranti, centri di segregazione razziale permanente ed emblema della discriminazione. I Rom e  Sinti non sono nomadi  per cultura. La mobilità è sempre coatta e mai una scelta. Chi vive oggi nei  campi nomadi ieri aveva le case in Romania o nella ex-Jugoslavia. Il 70% della popolazione romanì in Italia ha cittadinanza  italiana e vive nelle case (l’arrivo risale al XV secolo)
  3. Facilitare l’accesso alle case popolari con pari opportunità  o sviluppare insediamenti urbanistici non ghettizzanti facilitando anche l’utilizzo dei servizi pubblici. Favorire il più possibile l’accesso alla scolarizzazione, al lavoro e all¹assistenza sanitaria alle famiglie di Rom e Sinti più disagiate.
  4. promuovere l’integrazione anche attraverso i Fondi Europei con programmi specifici riguardanti la  popolazione Romanì per evitare la facile strumentalizzazione di far credere che l’integrazione dei  Rom e Sinti in Italia  passa attraverso le tasche degli italiani.
  5. Arrestare il processo di demonizzazione e di criminalizzazione di un intero  popolo. Sono i singoli  che hanno un nome e cognome a sbagliare e che devono essere puniti e non l’etnia di appartenenza.
  6. Promuovere la conoscenza della storia, della cultura, dell’arte e della lingua dei Rom e Sinti per  combattere gli stereotipi negativi e favorire l¹integrazione. Attualmente si dà in 99% di spazio mediatico alla cronaca e l’1% di spazio agli eventi culturali che pur si  organizzano sull¹intero territorio nazionale (Festivals, concerti, mostre, esposizioni, convegni, rassegne cinematografiche, concorsi letterari, etc). E’ chiaro che questa disparità non può avere effetti positivi.
  7. Prendere atto del palese fallimento dell’assistenzialismo delle associazioni di volontariato che si  sono arrogate il diritto di rappresentare il popolo Rom. Si sperperano  annualmente centinaia di migliaia di Euro per progetti di scarso o nessun valore per i Rom e Sinti.
  8. Creare una consulta in Italia di intellettuali Rom e Sinti  e associazioni che abbiano una  esperienza internazionale  sulle problematiche concernenti la realtà delle comunità romanès che possa  favorire la mediazione  nella risoluzione dei problemi sociali e politici.
  9. Favorire il più possibile il processo di integrazione positiva a coloro i quali dimostrano una chiara volontà  di partecipazione sociale evitando di porre sullo stesso piano chi merita e  chi delinque. I modelli  positivi devono essere esaltati per essere una valida attrattiva per combattere l”esclusione sociale e l’emarginazione culturale.

Santino Spinelli


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