Relazioni di presentazione assemblea 2010

Posted by amministratore su 29 maggio 2010

 

 

In attesa di preparare un resonto delle importanti deliberazioni dell’assemblea del 27 e 28 Maggio a Firenze della Federazione romanì,  presento due relazioni introduttive: la relazione del presidente e le indicazioni  per il progetto politico.

 

 

 


 

 

 

 

Relazione

Dopo il primo congresso nazionale delle comunità rom e sinte, roma 22 aprile 2009, la Federazione romanì ha indirizzato la sua azione verso un confronto ampio per definire una proposta politica che oggi dobbiamo condividere e deliberare.

Dall’avvio del progetto federazione, il 2009 è stato certamente per tutti noi un anno molto sofferto per la decisione di lasciare amici, scelta a nostro giudizio necessaria per non ripetere gli errori del passato.

Abbiamo lasciato a questi amici un patrimonio di immagine e di proposte con un grande lavoro svolto in grandissima parte da chi oggi è nella Federazione romanì, sperando ne facciano un buon uso per la causa romanì.


Evito di rispondere alle critiche personali con una lettura falsa e strumentale per la nostra scelta di condividere le finalità della Federazione romanì e mi auguro che gli amici che abbiamo lasciato possano al più presto condividere con noi obiettivi politici e culturali.

Il 2009 è stato l’anno della costruzione di una politica ed una strategia per passare dalla mediazione alla partecipazione attiva e per promuovere una politica per la cultura romanì.

  • Una politica per dare legittimità alla cultura romanì e riappropriarsi dei valori della cultura romanì ed essere protagonisti della sua evoluzione come tutte le altre culture; per abbandonare il “fatalismo persecutorio” e “le politiche differenziate” che hanno impedito a rom e sinti la crescita sociale e culturale.
  • Una politica interna alle comunità rom e sinte per dire basta alla politica della gestione segregante dei campi nomadi, degli sgomberi annunciati e denunciati, dell’assistenzialismo culturale.
  • Una politica quale processo di empowerment per acquisire competenze e conoscenze per una partecipazione qualificata di rom e sinti, per contrastare il razzismo e la discriminazione.
  1. una strategia che riconosca e valorizzi le professionalità romanì per far emergere una classe dirigente romani capace di perseguire con credibilità e professionalità gli obiettivi politici, sociali e culturali.

Durante l’anno 2009 ho constatato un maggior coinvolgimento di tanti aderenti alla Federazione ogni qualvolta che sono stati sollecitati, ma bisogna ancora lavorare su questo obiettivo della partecipazione e collaborazione nella scelta delle decisioni attraverso le nuove tecnologie (Internet, Skype). Non tutti hanno un computer e diversi hanno poca conoscenza del suo utilizzo. E’ necessario intervenire su queste due questioni e dotare tutti gli aderenti alla Federazione di uno PC.

Tanto lavoro anche nel 2009 è stato dedicato ai rapporti con forze politiche e singoli parlamentari per sensibilizzare in merito alle questioni della popolazione romanì ed in particolare al riconoscimento di minoranza linguistica con la modifica della legge 482/99.

Indicazioni per la definizione del progetto politico e la strategia associativa

Se la popolazione romanì in Italia è la più discriminata, più emarginata e la meno scolarizzata, una motivazione deve pur esserci.

Se la cultura romanì non è conosciuta ed è oggetto di delegittimazione una motivazione deve pur esserci.

Se l’identità culturale romanì è oggetto di criminalizzazione, una motivazione deve pur esserci.

Nulla accade per caso, c’è sempre una motivazione.

Se è vero che la popolazione rom e sinta è sempre stata usata e strumentalizzata dalla politica, è altrettanto vero che gran parte delle soluzioni attivate senza la partecipazione attiva e qualificata di rom e sinti, sono in gran parte fallite.

Responsabilità della politica?

Certo, ma anche responsabilità delle “interpretazioni” della cultura romanì utilizzate per “proporre” e realizzare una politica di assistenzialismo culturale; una politica di “tutela” dei diritti e della cultura romani, mai di promozione.

Le interpretazioni della cultura romanì hanno permesso di attivare solo soluzioni differenziali di segregazione e di marginalità, ma hanno anche impedito una politica di integrazione e di interazione culturale ed obbligato tanti rom e sinti ad aderire ad una silenziosa e forzata assimilazione culturale.

Un paradosso che ha posto in standy bay la cultura romanì.

Un paradosso che nel passato è stato recepito da una legislazione regionale, che attraverso un’articolato di legge ha dato legittimità sociale ad interpretazioni culturali che si sono dimostrate sbagliate, producendo disastri sociali e culturali per la popolazione romanì.

Una scelta legislativa che ha convalidato una “questione di ordine sociale” per la popolazione romanì in Italia, e nello stesso tempo ha DELEGITTIMATO la “promozione culturale”.

Una scelta che legittimato un “TUTORE” che “tutela”.

Considerato il contesto politico e culturale della seconda metà del 1900, durante il quale le interpretazioni sulla cultura romanì sono state “suggerite” per avviare soluzioni con l’intendo di migliorare la condizione di vita di rom e sinti, non ho alcun motivo per dubitare sulla buona fede dei promotori.

Ma oggi è necessario prendere atto delle motivazioni del fallimento delle interpretazioni della cultura romanì, e avviare un “progetto politico/culturale” per non permettere che i disastri del passato si trasformino in un “SISTEMA” per una eventuale nuova “CRICCA”.

Non possiamo essere complici di chi ignorando il passato mette in atto soluzioni fallimentari, il rischio di criminalizzare l’identità culturale romanì e delegittimare la nostra cultura è oggi concreto.

Un “progetto politico/culturale” che permetta alla cultura romanì di manifestarsi, svilupparsi e progredire come tutte le altre culture.

Un progetto che in prima istanza può nascere dalle idee di una minoranza romanì, con la collaborazione della società civile, e successivamente aprirsi alla popolazione romanì.

Come tutte le “rivoluzioni politiche e culturali” sono le idee di una minoranza ad avviarle, mai le masse.

La popolazione romanì vive oggi una occasione molto sofisticata per riformulare l’orientamento verso il futuro con una maggiore consapevolezza culturale e ripristinare lo scambio culturale con pari dignità per reclamare il diritto alla diversità culturale.

La popolazione rom e sinta deve superare le frustrazioni del passato, non cadere nella trappola insidiosa dei falsi modelli e delle interpretazioni della cultura romanì che possono indirizzare verso una distorta coscienza dell’essere rom/sinto, ed avviare un riesame critico che permetta di essere protagonisti di una nuova ROMANIPE’, senza negare quanto di valido c’è nella tradizione di ogni singolo gruppo romanès.

Occorre un radicale cambiamento rispetto al passato e la condivisione di un progetto politico e una strategia organizzativa

  1. che coinvolga tutte le comunità locali rispettando le loro aspirazioni ed i loro bisogni,
  2. che sia fondato sui processi di inculturazione e di acculturazione per una evoluzione dell’identità culturale romanì,
  3. finalizzato a concorrere alla complessiva crescita culturale e sociale della popolazione rom e sinta ispirandosi all’idea di cultura come fatto pubblico e collettivo, come un bene di carattere sociale e politico.

Ma … il rischio che il progetto politico e la strategia organizzativa continuino ad essere solo TEORIE occasionali ed estemporanee, con libera interpretazione per riprodurre politiche differenziate e di assistenzialismo culturale, è un pericolo concreto che continuerà ad ILLUDERE rom e sinti ed a distruggere la cultura romanì; come è concreto il rischio che possa essere lo strumento di propoganda della politica partitica.

Nella definizione del progetto politico e della strategia organizzativa numerosi sono i rischi documentati da evitare, mentre sono essenziali la scelta di metodi e strategie per entrare in osmosi con la realtà ed i bisogni della popolazione romanì, e con il contesto territoriale in cui vivono (la democrazia, la trasparenza, la chiarezza, la partecipazione attiva, il dialogo, la rete e le relazioni).

In questa fase per la definizione del programma politico e di una strategia organizzativa incisiva potremmo definire alcuni principi guida:

  • passare dalle politiche di tutela alle politiche di promozione
  • passare dalle politiche differenziali e di assistenzialismo culturale alle normali politiche di promozione sociale e culturale
  • passare dalla mediazione alla partecipazione attiva
  • passare dalla gestione all’autodeterminazione attraverso l’autogestione

e adottare alcune linee guida:

  • Promuovere campagne e programmi per la diffusione della conoscenza della cultura romanì.
  • Allestire nuove opportunità di crescita sociale e culturale capaci di aggregare le migliori risorse culturali e sociali.
  • Riconoscere e valorizzare le professionalità rom e sinte sostenendo la partecipazione attiva di rom e sinti “come un fine” per cambiamenti collettivi.
  • Avviare processi di formazione alla partecipazione e di empowerment per acquisire competenze e conoscenze per una partecipazione responsabile e qualificata.
  • Costituzione di una rappresentatività romanì credibile e qualificata.
  • Pianificare e coordinare il monitoraggio della realtà romanì presente nel territorio con la ricerca e l’analisi strutturata.

Ma è necessario oggi definire pochi ed ambiziosi obiettivi e concordare insieme come realizzarli.

Queste sono solo alcune indicazioni per un progetto politico e una strategia organizzativa della Federazione romani, che è necessario arricchirlo con il dibattito dell’assemblea prima di definirli.

Firenze, 27 Maggio 2010

Il presidente Nazzareno Guarnieri

Nota: foto di Maria Grazia Dicati

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