Milano, convegno sulla condizione giuridica di rom e sinti

Posted by amministratore su 7 aprile 2010

Caro Nazzareno, abbiamo letto con attenzione il tuo esteso intervento inserito sul  sito della Federazione Romanì, e credo che i suoi lettori abbiano diritto di essere correttamente informati sulla natura del convegno  organizzato, con il supporto della Commissione Europea,  dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione e dall’Università  degli Studi di Milano-Bicocca, che avrà luogo a Milano a metà giugno,  e che tu citi in modo fortemente critico alla fine di considerazioni  più generali, queste in larga parte assolutamente condivisibili.

Visto che sei tra le persone regolarmente invitate alle riunioni preparatorie, anche se per altri impegni non sei potuto venire, non  possiamo che stupirci dell’evidente incomprensione di quanto stiamo facendo. Ma comprendersi è sempre difficile, e non ci sottraiamo certo  a un ulteriore sforzo di chiarimento.

Tu scrivi che “la tragedia potrebbe iniziare ora perché dalla  documentata falsa interpretazione della cultura romanì oggi vogliono coinvolgere le istituzioni culturali italiane per una riflessione  sulla condizione giuridica della popolazione rom e sinta (Convegno a Milano, 16/18 Giugno 2010) finalizzata per presentare una proposta di  legge nazionale specifica per la popolazione romanì, una legge con il seguente titolo: ‘di tutela e di promozione delle minoranze rom e  sinte'”.
Ora, il nostro convegno è un evento accademico finalizzato alla  comprensione di quali sono esattamente i problemi che sorgono quando  il diritto incontra rom e sinti. Sotto varie prospettive. Ad es. quali sono le ingiuste distorsioni che la macchina dello stato mostra quando  ha a che fare con rom e sinti, e che cosa può essere cambiato – o è  meglio non sia cambiato – nella cultura giuridica italiana e nelle  regole del nostro ordinamento per garantire a rom e sinti diginità e  eguaglianza. Questo vuol dire una moltitudine di problemi complessi,  su cui è facile parlare in termini generici, meno facile farlo in modo  tecnico, preciso, e utile agli operatori. Per fare questo abbiamo  cercato di radunare persone capaci dal mondo del diritto, e di  garantire che la voce di rom e sinti sia presente, anche attraverso membri della Federazione romanì.

Vi saranno naturalmente idee e prospettive diverse, e questo è un bene.

Il convegno non è “finalizzato” alla presentazione di una proposta di  legge. Al suo interno comprende una tavola rotonda dal titolo “Verso  una legge italiana per il riconoscimento e la tutela delle minoranze  dei rom e dei sinti ?”, e il punto interrogativo non è messo a caso.
Noi non vogliamo convincere nessuno. Semplicemente ci sembra evidente  che quali siano gli interventi legislativi possibili per migliorare la  condizione di rom e sinti sia una delle cose da capire, e abbiamo  cercato di farlo nel modo più concreto possibile, mettendo le persone  iintorno a un tavolo con un testo in mano, e la possibilità di dire che  cosa a loro parere è opportuno proporre, inserire, togliere, cambiare.

Ogni posizione argomentata sarà benvenuta, e anche tra di noi del  comitato scientifico le idee sono differenti, e siamo consapevoli che  ognuno di noi ha molto ancora da capire, e moltissimo da impararare da  rom e sinti.

L’obiettivo è, quindi, confrontare criticamente i limiti e i vantaggi   delle diverse opzioni in campo, e di farlo all’interno di un quadro   comparativo, guardando a cosa dicono le istituzioni europee, a cosa hanno fatto altri Paesi, e ai contenuti dei diversi progetti di  legge da tempo in circolazione. Tutto ciò richiede grande applicazione e sistematicità. Per questo abbiamo invitato le  organizzazioni di rom  e sinti, per un confronto serio e un lavoro di  analisi e di  prospettiva.

Se vi è una cosa su cui abbiamo ferme convinzioni è che sino ad oggi  la questione dei diritti di rom e sinti è stata affrontata in termini  sempre vaghi, a volte populistici, spesso semplicistici. Anche il solo  inserimento di rom e sinti tra le minoranze tutelate dalla legge del  1999 sulle minoranze linguistiche storiche, se si ritiene che questa  sia la via, non è cosa che può essere fatta senza un approfondimento,  che sino ad oggi è mancato. Ugualmente, così come la nostra critica  verso le leggi regionali è assai marcata, riteniamo che questa critica  debba trovare una sede di confronto seria per evitare di ripercorrere  gli errori del passato. Trascurare l’enorme vuoto della cultura  giuridica sul tema sarebbe – crediamo – altamente scorretto verso rom  e sinti, che non meritano interventi legislativi frettolosi e mal fatti.

La tua descrizione di una situazione in cui “Ora che la popolazione  stà per ottenere un primo riconoscimento giuridico con la modifica  della legge 482/99 qualche ‘esperto’ convince una istituzione nazionale a convocare la politica e dire ad essa: ‘scusate la legge  82/99 non è utile a Rom e Sinti, occorre una legge specifica’ “, ci  sembra sinceramente ingiusta nei nostri confronti. Non capiamo quale sarebbe l'”istituzione nazionale” che “convoca la  politica”(l’Università di Milano-Bicocca, l’ASGI ?), né capiamo come  un convegno possa bloccare scelte politiche che tu descrivi come già  definite.

Forse le cose appaiono meno minacciose se si guarda alla distinzione  dei ruoli. Il lavoro degli universitari- se fatto bene – è volto a  capire, la politica – se fatta bene – è volta a decidere, e come noto è largamente indipendente da quanto dicono gli studiosi.

Siamo quindi prontissimi ad accogliere qualunque critica circa la  nostra mancata comprensione della realtà di rom e sinti e delle sue  implicazioni giuridiche, ma non possiamo leggere a cuor leggero che il  convegno vorrebbe sostenere una proposta di legge da utilizzare per  “altre finalità estranee alla realtà e bisogni di rom e sinti del  territorio”.

Speriamo che queste righe di chiarimento, che ti pregheremmo di  inserire sul sito della Federazione, siano utili a tranquillizzare i  soci sulle finalità del convegno, e far sì che questo diventi un momento di confronto secondo modalità nuove.

Paolo Bonetti, Alessandro Simoni e Tommaso Vitale


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