… ed il disastro continua …

Posted by amministratore su 2 aprile 2010

Nell’augurare BUONA PASQUA a tutti mi permetto di porre all’attenzione una sintetica riflessione.

Una strumentale lettura della cultura romanì è sempre stata la chiave di accesso per peggiorare le condizioni della popolazione rom e sinta.

Chi rifiuta di riconoscere questo dato di fatto, che in ogni tempo ed ogni contesto storico/politico, è ancora oggi, ha condotto alla persecuzione ed al tentativo di distruzione di rom e sinti, è un opportunista sempre scrupoli.

La diversità culturale della popolazione romanì fin dal 1500 era una “stranezza sospetta e malvista” e giustificava un processo di criminalizzazione e di persecuzione finalizzate alla distruzione della cultura romanì e spesso alla eliminazione fisica delle persone rom e sinte.

Una vera e propria idiosincrasia che raggiunge l’apice prima con il “Dispotismo illuminato” con il tentativo di distruggere la cultura romanì in cambio dei diritti di cittadinanza, obiettivo fallito che provocò sofferenze analoghe alle persecuzioni, e successivamente con il genocidio nazista, il porrajmos che ancora oggi è quasi sconosciuto.

Per la popolazione romanì numerosi sono stati i tentativi di assimilazione forzata, diverse nelle forme ma identici nelle finalità: distruggere la cultura romanì.

La persecuzione verso la popolazione romanì continua ancora oggi ed è diventata più pericolosa del passato perchè più sistematica e strumentale a diversi livelli nel tentare di distruggere la cultura romanì.

Ignorando il passato oggi molti hanno scelto ancora una volta “l’interpretazione”, a proprio uso e consumo, della cultura romanì: la lingua, il nomadismo, l’oganizzazione sociale, ecc. e per difendere una utilitaristica interpretazione della cultura romanì hanno bloccato ogni possibilità di emancipazione culturale del popolo rom e sinto, ostacolando con ogni mezzo la partecipazione attiva, credibile e professionale, di rom e sinti.

Negli ultimi decenni frenetica è stata l’utilizzo della interpretazione culturale romanì per ricercare nomi e soluzioni impregnate di protagonismo e di personalismo, senza valutare il loro impatto negativo sulla realtà ed i bisogni della popolazione rom e sinta, sulle regole del territorio. Numerosi gli esempi.

La lingua è uno dei valori culturali importanti per una popolazione. Cosa è stato fatto negli ultimi 50 anni per la promozione e la conoscenza della lingua romanì?

Hanno detto che la lingua romanì era uno strumento di difesa per rom e sinti e che non doveva essere divulgata all’esterno, infatti la promozione della lingua romanì è quasi inesistenti, con il risultato che un numero sempre maggiore rom/sinti, ed in particolare di giovani, non conoscono la lingua madre o perdono la lingua romanì. Continuare ad ignorare la promozione e conoscenza della lingua romanì significa la sua distruzione.

Non sono state attivate iniziative per la conoscenza del romanès standard ed oggi tanti rom e sinti non riescono a comunicare con la lingua madre.

Una scelta strumentale per cavalcare la divisione, per inculcare a rom e sinti una divisione inesistente.

Infatti oggi accade che un rom Italiano non riesce a comunicare con un rom immigrato o con un sinto se non conoscono entrambi il romanès standard, come un sinto del Piemonte o di altra regione non riesce a comunicare con un sinto delle Marche o di altra regione se non conoscono entrambi il romanès standard.

Tutti i popoli hanno una lingua madre e lingue d’uso, e se non si conosce la lingua madre si blocca ogni forma di autonomia e scambio culturale.

Un esempio. L’Italia è composta da 20 regioni e 120 provincie. Ogni regione ed ogni provincia ha una sua lingua d’uso. Se i cittadini Italiani non conoscessero l’italiano, la lingua madre, ma solo la lingua d’uso (il dialetto) della propria regione o provincia, non riuscirebbero a comunicare. La conoscenza di massa della lingua madre, l’italiano, non è una questione antica, ma recente.

Altro esempio. Il dialetto Siciliano è diverso dal dialetto Lombardo, ma entrambi comunicano in lingua Italiana. Il siciliano possiede i valori della cultura italiana e le specificità culturali siciliane, come il Lombardo possiede i valori della cultura Italiana e le specificità culturali lombarde, ma sono entrambi Italiani, non sono due popolazioni.

Stessa cosa per la popolazione romanì che hanno in comune i valori della cultura romanì e le specificità culturali del singolo gruppo.

Altro esempio sono i campi nomadi.

Hanno detto che il campo nomadi era “ la risposta abitativa ai bisogni culturali di rom e sinti”. Una falsità enorme, rom e sinti non sono nomadi per cultura, ed i disastri di circa 50 anni di questa politica abitiativa sono oggi evidenti e molti invece di “scappare” per la vergogna e per i danni prodotti, continuano a proporsi “gestori” del superamento dei campi nomadi con altre soluzioni simili, diverse solo nel nome, oppure con soluzioni segreganti che non facilitino lo scambio culturale.

Potrei continuare con tanti altri esempi di “interpretazione” che stanno distruggendo la cultura romanì, ma una cosa è certa: “l’analfabetismo culturale di ritorno” coinvolge tanti rom e sinti, e se si continua a “picconare” la cultura romanì ed ostacolare la partecipazione attiva, credibile e professionale di rom e sinti, non ci sarà un futuro per la popolazione rom e sinta.

Negli ultimi 50 anni sono state utilizzate molte risorse pubbliche per migliorare la condizione di rom e sinti, risorse utilizzate nel modo peggiore per tutti, con politiche differenziate ed assistenzialismo culturale, rifiutando quella “normalità” indispensabile a tutte le minoranze etniche e linguistiche per poter promuovere la propria identità culturale.

Nell’impiego delle risorse pubbliche si è preferito adottare soluzioni per soffiare sul vento della divisione e proporsi “esperti” e “gestori” del sociale, o meglio dell’emergenza perenne, con la finalità di NON cambiare nulla.

Infatti le questioni essenziali sono state ignorate e ostacolate e continuano ad essere ignorate ed ostacolate, nel timore di perdere l’autoreferenzialità.

E’ stato ignorato un percorso di promozione e di conoscenza dell’identità culturale romanì, preferendo un occasionale folclore di facciata e di convenienza.

E’ stato ignorato un processo di implementazione della lingua romanès, simile a quello realizzato per i cittadini degli Stati nazionali.

E’ stato ignorato ed ostacolato un processo di empowerment e di formazione alla partecipazione (capacity building).

E’ stato ignorato ed ostacolato, con tutte le forme possibili, ogni tentativo di rappresentatività rom/sinta.

Ma la ciliegina sulla torta arriva con la emanzione in Italia delle LEGGI REGIONALI per rom e sinti che hanno dato legittimità oltre che alla politica differenziata e di assistenzialismo culturale, ignorando tutti gli aspetti culturali, ad una questione economica per usufruire di finanziamenti pubblici, una questione politica per cercare il consenso elettorale, questioni che hanno fatto di rom e sinti “la gallina dalle uova d’oro” ed il caprio espiatorio per eccellenza, senza alcun cambiamento possibile o utile.

Questione economica con la legalizzazione dei campi nomadi ed i relativi regolamenti per la gestione, ed questione politica con pericolosi provvedimenti come i “patti di legalità e socialità”, “il pacchetto sicurezza”, “il piano nomadi”, “ i Commissari per l’emergenza rom”, ecc.

UN DISASTRO … ma non finisce qui, anzi la tragedia potrebbe iniziare ora perchè dalla documentata falsa interpretazione della cultura romanì oggi vogliono coinvolgere le istituzioni culturali italiane per una riflessione sulla condizione giuridica della popolazione rom e sinta (Convegno a Milano, 16/18 Giugno 2010) finalizzata per presentare una proposta di legge nazionale specifica per la popolazione romanì, una legge con il seguente titolo: “di tutela e di promozione delle minoranze rom e sinte”.

Il titolo di questa proposta di legge è tutto un programma come la terminologia tutela per prevedere il tutore di un popolo o di una cultura.

L’ennesimo disastro che potrebbe colpire rom e sinti e decapitare la cultura romanì.

Il disastro delle leggi regionali per rom e sinti non è stato sufficiente?

La prima riflessione. Personalmente non sono contrario ad una legge specifica per la promozione (no di tutela) della cultura romanì, ma l’attuale contesto politico ed in particolare con la condizione sociale e culturale della popolazione rom e sinta tale iniziativa legislativa è inutile. A meno che non si voglia utilizzare la presentazione della proposta di legge per altre finalità estranee alla realtà e bisogni di rom e sinti e del territorio.

La seconda riflessione. Diversi leaders rom e sinti e diverse organizzazioni da diversi anni hanno lavorato per il riconoscimento di minoranza linguistica a rom e sinti con la modifica delle legge 482/99 (legge sulle minoranze), consapevoli della precarietà di questa legge, ma necessario quale primo riconoscimento giuridico a rom e sinti.

Un percorso lungo con la collaborazione di diversi componenti del Parlamento Italiano hanno permesso di costituire un clima politico trasversale favorevole, come dimostrato dal recente convegno del 16 Dicembre 2009 alla Camera dei Deputati.

Ora che la popolazione stà per ottenere un primo riconoscimento giuridico con la modifica della legge 482/99 qualche “esperto” convince una istituzione nazionale a convocare la politica e dire ad essa: “scusate la legge 482/99 non è utile a Rom e Sinti, occorre una legge specifica”.

Una ghiotta occasione per la politica per non fare nulla ed attendere altri decenni facendo di rom e sinti il caprio espiatorio con le politiche securitarie, ma anche per continuare a spennare “la gallina dalle uova d’oro”.

Alla popolazione romanì occorre subito il riconoscimento di minoranza linguistica con la modifica della legge 482/99 alla pari di tutte le altre minoranze e nel rispetto di quella “normalità” necessaria ad una minoranza etnica e linguistica, successivamente si potrà discutere e valutare la necessità di una legge nazionale specifica di promozione della cultura romanì.

Gli organi della Federazione romani, che ho l’onore di rappresentare, hanno deliberato di non condividere oggi una legge nazionale specifica per rom e sinti e sollecita le forze politiche, le Istituzioni e la società civile a sostenere una modifica urgente della legge 482/99 per riconoscere rom e sinti minornza linguistica, quale primo riconoscimento giuridico finalizzato ad avviare un processo di interazione culturale e di empowerment.

La Federazione romanì con propri delegati parteciperà al convegno di Milano sopra citato per motivare con chiarezza la contrarietà, OGGI, ad una legge nazionale specifica per rom e sinti e denunciare l’utilizzo strumentale di tale iniziativa.

La Federazione romani invita tutti a sostenere la rappresentatività rom/sinta credibile e professionale per evitare la distuzione della millenaria cultura romanì, e nella speranza che la Santa Pasqua porti consigli buoni a tutti augura BUONA PASQUA.

Il Presidente Federazione romanì – Nazzareno Guarnieri

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: