Popolazione romanì, Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010

Posted by amministratore su 26 marzo 2010

Il Parlamento europeo ,

–visti gli articoli 8, 9, 10, 18, 19, 20, 21, 151, 153 e 157 del TFUE, che impegnano gli Stati membri a garantire pari opportunità a tutti i cittadini e a migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro,

– visti gli articoli 2 e 3 del trattato UE che consentono all’Unione di prendere misure appropriate per combattere le discriminazioni nei confronti di tutti i cittadini e promuovere il rispetto dei diritti umani,

– viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell’Unione europea, del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell’Unione europea, del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom, del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia e dell’11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea,

–   viste la direttiva 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, che prevede un ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari che gli Stati membri dovrebbero applicare ai reati di stampo razzista o xenofobico, e la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che garantisce a tutti i cittadini il diritto di circolare liberamente nell’UE a condizione che lavorino o siano alla ricerca di un posto di lavoro, che studino o che dispongano di risorse sufficienti o che siano in pensione,

–   viste le relazioni su rom, razzismo e xenofobia negli Stati membri dell’UE nel 2009, pubblicate dall’Agenzia per i diritti fondamentali, e le relazioni di Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di dicembre 2007 e di giugno 2008, le conclusioni del Consiglio “Affari generali” di dicembre 2008 e le conclusioni del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” sull’inclusione dei rom, adottate a Lussemburgo l’8 giugno 2009,

–   visti il Decennio per l’inclusione dei rom e il Fondo per l’istruzione dei rom, istituiti nel 2005 da numerosi Stati membri dell’UE, paesi candidati e altri paesi in cui le istituzioni dell’Unione sono presenti in modo significativo,

–   visti il primo vertice europeo sui rom, svoltosi a Bruxelles il 16 settembre 2008, e l’imminente secondo vertice europeo sui rom, che avrà luogo a Cordova (Spagna) l’8 aprile 2010 e che rappresenta un evento di rilievo della Presidenza spagnola del Consiglio,

–   vista la prossima relazione della sua commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla strategia dell’UE per l’inclusione dei rom, prevista per la fine del 2010,

–   visti i dieci principi di base comuni sull’inclusione dei rom,

–   viste le interrogazioni con richiesta di risposta del 12 febbraio 2010 (O-0017/2010 – B7-0013/2010, O-0018/2010 – B7-0014/2010) e del 24 febbraio 2010 (O-0028/2010 – B7-0202/2010, O-0029 – B7-0203/2010) al Consiglio e alla Commissione sul secondo vertice europeo sui Rom,

–   visti l’articolo 115, paragrafo 5, e l’articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che 10-12 milioni di rom europei continuano a essere vittime di gravi discriminazioni strutturali e si trovano, in molti casi, in una situazione di estrema povertà e di esclusione sociale; considerando che gran parte dei rom europei sono diventati cittadini dell’UE in seguito agli ampliamenti del 2004 e del 2007, beneficiando così del diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

B.   considerando che la situazione dei rom europei, che sono tradizionalmente presenti in numerosi paesi d’Europa, è diversa da quella delle minoranze nazionali europee, per cui risulta giustificata l’adozione di misure specifiche a livello europeo,

C.   considerando che numerosi rom e numerose comunità rom che hanno deciso di stabilirsi in uno Stato membro dell’UE diverso da quello di cui sono cittadini si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile,

D.   considerando che l’UE dispone di diversi strumenti da attivare nella lotta contro l’esclusione dei rom come la nuova opportunità offerta a titolo dei Fondi strutturali di destinare fino al 2% della dotazione complessiva del Fondo europeo di sviluppo regionale a spese connesse all’alloggio a favore di comunità emarginate, che avrà effetto nel corso del 2010, o le possibilità esistenti nel quadro del Fondo sociale europeo;

E.   considerando che la direttiva 2000/43/CE del Consiglio non è stata adeguatamente recepita o attuata pienamente da tutti gli Stati membri,

F.   considerando che l’Unione europea si è impegnata in più occasioni a promuovere attivamente i principi delle pari opportunità e dell’inclusione sociale in relazione alla popolazione rom in Europa,

G.   considerando che lo scorso anno si sono registrati, in alcuni Stati membri dell’UE, a livello dei mezzi di informazione e del discorso politico, un inasprimento dell’ostilità nei confronti dei rom e una crescente incidenza della violenza a sfondo razziale contro di loro,

H.   considerando che i progressi compiuti nella lotta alla discriminazione dei rom per garantire i loro diritti all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’alloggio, sia negli Stati membri che nei paesi candidati, sono stati discontinui e lenti,

I.   considerando che occorre riservare particolare attenzione a quanti si trovano ad affrontare discriminazioni multiple,

J.   considerando che va potenziata la rappresentanza dei rom nelle strutture governative e nella pubblica amministrazione negli Stati membri,

1.   condanna la recente recrudescenza del razzismo contro gli zingari (“fobia dei rom”) in diversi Stati membri dell’UE, che si è manifestata sotto forma di casi ripetuti di incitamento all’odio e attacchi contro i rom;

2.   ritiene che lottare contro la discriminazione dei rom, i quali costituiscono una comunità paneuropea, richieda un approccio globale a livello europeo;

3.   esprime preoccupazione dinanzi alle discriminazioni di cui i rom sono vittime nei settori dell’istruzione (in particolare la segregazione), dell’alloggio (segnatamente le espulsioni forzate, le condizioni di vita indegne, spesso in ghetti), dell’occupazione (il loro tasso di occupazione particolarmente basso) e della parità di accesso ai sistemi di assistenza sanitaria e ad altri servizi pubblici, come anche dinanzi al livello sorprendentemente basso della loro partecipazione politica; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le misure in materia di pari opportunità siano applicate rigorosamente al momento dell’attuazione dei programmi operativi, cosicché i progetti non accentuino, direttamente o indirettamente, la segregazione e l’esclusione dei rom; sottolinea che il 10 febbraio 2010 il Parlamento ha approvato una relazione sull’ammissibilità degli interventi nel settore dell’alloggio a favore delle comunità emarginate, che consente tali interventi nel quadro del FESR, e chiede la rapida applicazione del regolamento rivisto affinché gli Stati membri possano attivamente ricorrere a tale opportunità; ritiene, in questo contesto, che l’alloggio sia una premessa per assicurare un’inclusione sociale effettiva; invita la Commissione a garantire che lo strumento di microfinanziamento di recente adozione sia accessibile ai rom, al fine di sostenere la loro integrazione nel mercato del lavoro;

4.   riconosce che la piena cittadinanza e la partecipazione socioeconomica dei rom sono condizionate da una storia di discriminazione e di stigmatizzazione sociale; ritiene che un approccio integrato all’inclusione dei rom vada completato con misure proattive intese a superare le discriminazioni passate e presenti; invita la Commissione a riservare a questo aspetto la debita attenzione nel suo approccio all’inclusione dei rom;

5.   ritiene che l’UE e gli Stati membri condividano la responsabilità di promuovere l’inclusione dei rom e di difendere i loro diritti fondamentali in quanto cittadini europei e debbano intensificare senza indugi i loro sforzi per conseguire risultati visibili in tale settore; invita gli Stati membri e le istituzioni dell’UE ad appoggiare le iniziative necessarie per creare un ambiente sociale e politico atto alla concretizzazione dell’inclusione dei rom, ad esempio sostenendo campagne di educazione pubblica alla tolleranza rivolte alla popolazione non rom e riguardanti la cultura e l’integrazione dei rom, sia nei paesi di cittadinanza che in quelli europei di residenza;

6.   accoglie con favore le conclusioni del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” sull’inclusione dei rom, adottate a Lussemburgo l’8 giugno 2009, che incorporano i principi di base comuni sull’inclusione dei rom, e invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto di tali principi “nella concezione ed attuazione delle politiche di difesa dei diritti fondamentali, di parità di genere, di lotta contro le discriminazioni, la povertà e l’esclusione sociale, di accesso all’istruzione, all’alloggio, alla sanità, all’occupazione, ai servizi sociali, alla giustizia, allo sport e alla cultura, nonché nelle relazioni dell’UE con i paesi terzi”; si compiace della richiesta rivolta alla Commissione di “avviare iniziative concrete per rendere più efficaci gli strumenti e le politiche comunitari pertinenti per l’inclusione dei rom”;

7.   esprime profonda preoccupazione per il fatto che, nonostante il carattere urgente della questione, la Commissione non abbia ancora dato seguito alla sua richiesta del 31 gennaio 2008 di elaborare, in cooperazione con gli Stati membri, una strategia europea per i rom volta a meglio coordinare e promuovere gli sforzi intesi a migliorare la situazione della popolazione rom;

8.   rinnova quindi l’invito alla Commissione europea ad elaborare una strategia globale europea per l’inclusione dei rom come strumento per combattere l’esclusione sociale e la discriminazione dei rom in Europa;

9.   attende con interesse la comunicazione della Commissione che sarà presentata dopo il prossimo vertice europeo sull’inclusione dei rom e che conterrà un’analisi delle politiche e degli strumenti attuali intesi a promuovere detta inclusione nonché dei fattori che sottendono ai mediocri progressi sinora compiuti; chiede che la comunicazione comprenda obiettivi e meccanismi chiari per la futura definizione della politica concernente i rom;

10.   invita i nuovi Commissari a dare priorità alle questioni relative ai rom coperte dai rispettivi portafogli e a istituire nel contempo senza indugi un efficace sistema di coordinamento tra i membri della Commissione e tra le Direzioni generali, affrontare le questioni relative ai rom a livello UE; chiede alla Commissione di attribuire a uno dei Commissari la competenza per il coordinamento della politica nei confronti dei rom;

11.   incoraggia le istituzioni dell’UE ad associare le comunità rom – dal livello di base fino a quello delle ONG internazionali – al processo di sviluppo di una politica globale dell’UE nei confronti dei rom, in tutti gli aspetti della pianificazione, dell’attuazione e della supervisione, nonché a fare tesoro delle esperienze del Decennio per l’integrazione dei rom 2005-2015, del Piano d’azione dell’OSCE e delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa, delle Nazioni Unite e dello stesso Parlamento europeo; chiede che sia mobilitata la comunità rom così da poter attuare congiuntamente le politiche di inclusione, che possono avere successo solo se tutte le parti coinvolte vi partecipano pienamente;

12.  chiede alla Commissione di adottare, rispetto alle questioni relative ai rom, un approccio orizzontale e di presentare nuove proposte intese ad assicurare la coerenza delle politiche su scala europea per quanto riguarda l’inclusione sociale dei rom, indurre gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per raggiungere risultati visibili, incoraggiare un’analisi critica degli errori politici, agevolare lo scambio delle prassi migliori fra Stati membri e valorizzare tutti gli insegnamenti tratti dal progetto pilota sui rom, che dovrebbero contribuire alle politiche di integrazione;

13.   incoraggia gli organizzatori del vertice e l’UE a dare un seguito politico chiaro alle conclusioni del vertice, al fine di evitare che si ripetano situazioni, già verificatesi in passato, in cui non vengono adottate né conclusioni politiche né proposte concrete; ritiene che il vertice non dovrebbe avere carattere dichiarativo, ma essere incentrato su impegni politici strategici che dimostrino la volontà politica di colmare il divario tra le comunità rom e le popolazioni maggioritarie;

14.   sollecita il Consiglio e la Commissione ad approfittare delle iniziative esistenti, quali il Decennio per l’integrazione dei rom, per aumentare l’efficacia degli sforzi intrapresi in tale settore;

15.   ritiene essenziale prevedere un complesso programma di sviluppo che copra contemporaneamente tutti i settori di politica correlati e renda possibile un intervento immediato nelle zone “ghettizzate” che devono far fronte a gravi svantaggi strutturali;

16.   segnala che le misure antidiscriminazione da sole non bastano in quanto strumento per facilitare l’inclusione sociale dei rom, ma che occorre uno sforzo concertato della comunità, fondato su una solida base giuridica, per coordinare le misure degli attori istituzionali e della società e per obbligare le parti interessate a onorare gli impegni assunti; riconosce quindi anche la necessità di un chiaro impegno legislativo e di una dotazione di bilancio congrua;

17.   raccomanda che il Consiglio adotti una posizione comune sulla politica di finanziamento a titolo dei fondi strutturali e di preadesione, in cui trovi riscontro l’impegno politico europeo di sfruttare pienamente le opportunità offerte da tali fondi di promuovere l’inclusione dei rom e di garantire che i principi di base comuni sull’inclusione dei rom siano considerati nel corso dell’eventuale revisione dei relativi programmi operativi, e quindi anche in vista del prossimo periodo di programmazione; sollecita la Commissione ad analizzare e a valutare quelle che sono state sino ad oggi le ricadute sociali degli investimenti dei fondi strutturali e di preadesione destinati ai gruppi vulnerabili, a trarne le debite conclusioni e a concepire, se necessario, nuove strategie e regole in questo settore;

18.   sottolinea che i paesi candidati devono essere associati quanto prima all’obiettivo, perseguito a livello europeo, dell’integrazione dei rom, dal momento che i negoziati di adesione offrono un’opportunità senza precedenti di innescare un cambiamento sostanziale nel comportamento dei governi nei confronti dei rom;

19.   ribadisce che gli Stati membri devono garantire che tutte le misure che hanno un impatto diretto o indiretto sui cittadini dell’Unione europea di origine rom siano coerenti con i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dalla direttiva sull’uguaglianza razziale che vieta esplicitamente la discriminazione diretta e indiretta; esprime la preoccupazione per il rimpatrio forzato di rom nei Balcani occidentali, dove gli stessi potrebbero andare incontro a situazioni di privazione di alloggio e potrebbero trovarsi ad affrontare discriminazione nei settori dell’istruzione, della protezione sociale e dell’occupazione; invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a provvedere a che siano rispettati i diritti fondamentali, anche fornendo un livello adeguato di assistenza e monitoraggio;

20.   sottolinea la situazione precaria di numerosi rom che, esercitando la loro libertà di circolazione all’interno dell’Unione, sono migrati nell’ambito dei suoi confini; sottolinea altresì che le misure prese nei confronti di questi gruppi devono essere conformi alle norme e alla legislazione europee e invita la Commissione e gli Stati membri a stabilire se vi sia la necessità di un approccio europeo coordinato;

21.   sottolinea l’importanza di coinvolgere le autorità locali per garantire una concretizzazione effettiva degli sforzi volti a promuovere l’inserimento dei rom e a combattere la discriminazione; chiede alla Commissione di elaborare raccomandazioni destinate agli Stati membri al fine di incoraggiare le autorità locali a fare un uso migliore delle opportunità di finanziamento offerte dai fondi strutturali per promuove l’inclusione dei rom, compreso il controllo oggettivo dell’esecuzione dei progetti;

22.   evidenzia l’importanza delle organizzazioni rom a livello dell’Unione quale elemento indispensabile per garantire il successo delle politiche di inclusione sociale, come pure la necessità di associare rappresentanti dei rom a tutte le iniziative volte a promuovere i loro diritti e l’inclusione delle loro comunità; ritiene che siano necessarie strategie di lungo termine per costruire la capacità professionale e organizzativa dei rom e per sviluppare le risorse umane rom quale priorità orizzontale; sottolinea che l’indipendenza politica e l’accesso dei rom all’autonomia in termini di risorse finanziarie, accademiche e umane sono fondamentali per accelerare la loro inclusione sociale;

23.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati nonché al Consiglio d’Europa e all’OSCE.

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