Ancora una volta

Posted by amministratore su 1 febbraio 2010

Nei prossimi giorni la VII° Commissione della Camera dei deputati si occuperà della scolarizzazione dei bambini immigrati e rom con l’audizione di diverse organizzazioni, della società civile Italiana, tra cui la Federazione romanì per il prossimo 4 Febbraio.

Nel frattempo nella Capitale d’Italia cresce il disastro umanitario e culturale della popolazione romanì, disastro voluto dalla propaganda politica e ricercato dall’opportunismo di molti e dalla falsità di tanti.

Dopo il fallimentare progetto scolarizzazione dei bambini rom, in atto a Roma da oltre quindici anni con risultati quasi inesistenti, e dopo la onerosa gestione, da “grande fratello”, dei campi nomadi, è arrivato il Commissario per l’emergenza rom che con la collaborazione degli enti locali DECIDE di elaborare un “piano nomadi”, cioè un piano di politiche per le famiglie rom.

Verrebbe da dichiarare: “finalmente politiche adeguate per rom e sinti!” ma …

Il “piano nomadi” della Prefettura di Roma e degli enti locali si struttura tutto sulla NEGAZIONE di TRE pre-requisiti essenziali per il successo delle iniziative  per Rom e Sinti:

  • l’assenza di una politica per la cultura romanì
  • ignorare le motivazioni dei fallimenti delle politiche del passato per le famiglie rom e sinte
  • evitare la partecipazione attiva e propositiva delle organizzazioni romanì

Quindi un disastro annunciato, fortemente voluto dalla politica nazionale e locale, ed il recente TRAVASO ROMANO, Salone/C.A.R.A./Casilino, dimostra tutta la sua drammaticità e strumentalizzazione.

Un fiume di denaro pubblico per politiche destinate alla popolazione romanì non hanno prodotto benefici alle famiglie rom e sinte della Capitale e non ne produrranno nel futuro con l’assenza dei pre-requisiti sopra esposti.

Dopo le politiche differenziate di assistenzialismo culturale del passato, il “piano nomadi” Romano è destinato, giorno dopo giorno, alla crescita di un disastro umanitario e culturale del popolo rom (e la crescita dello sperpero delle risorse pubbliche per iniziative sbagliate destinate al popolo rom), sotto lo sguardo indifferente di molti ed interessato di tanti.

Responsabilità della politica? certamente, ma non solo della politica.

Nell’ambito del “piano nomadi” l’assessorato alle politiche sociali del comune di Roma ha promosso un “tavolo di lavoro” con la partecipazione delle associazioni cattoliche, (perché solo le associazioni cattoliche?) per condividere “un percorso di autonomia sociale e lavorativa” della popolazione romanì presente nella Capitale.

Strano ma vero, le organizzazioni rom sono state escluse da questo “tavolo di lavoro”, e la richiesta di partecipazione inoltrata dalla Federazione romanì è rimasta inevasa.

Ancora una volta si ripetono gli stessi errori del passato, ignorando che senza la partecipazione attiva e propositiva di rom e sinti ogni iniziativa è destinata al fallimento.

Ancora una volta il futuro della popolazione romanì viene deciso da “altri” che, ancora una volta, si arrogano il diritto di SOSTITUIRSI a Rom e Sinti.

Ancora una volta le gravi condizioni di vita della popolazione romanì resteranno irrisolte e sottoposte ad una discriminazione razziale sempre più violenta.

Un disastro annunciato. A chi conviene?

E’ evidente la “vigliaccata” politica, istituzionale e morale finalizzata ad USARE il popolo rom, ciascuno per i propri interessi.

Dicevo: responsabilità della politica? certamente, ma non solo della politica.

Le associazioni partecipanti al “tavolo rom” del comune di Roma, forse, avrebbero dovuto chiedere con determinazione al Comune di Roma la partecipazione al “tavolo di lavoro” delle organizzazioni rom, in caso contrario, forse, avrebbero dovuto rinunciare a partecipare e  quindi evitare di essere coinvolti in una tragedia annunciata, iniziata con il “travaso romano”.

Forse la scelta da me auspicata delle associazioni partecipanti al “tavolo rom” avrebbe posto in evidenza a tutti i livelli la volontà di un radicale cambiamento rispetto al passato,  e la  dimostrazione di sensibilità di una società civile che ritorna a fare “POLITICA”, quella politica della quotidianità di tutti i cittadini.

Così non è stato, ed in attesa della prossima occasione spero in una riflessione critica positiva, perchè se le organizzazioni delle società civile italiana non hanno ancora compreso l’importanza della partecipazione attiva e propositiva nella società multiculturale, cosa possiamo e dobbiamo aspettarci dalla politica?

Mi rifiuto nettamente di pensare che alle associazioni partecipanti al  “tavolo rom” del Comune di Roma possa dare fastidio la partecipazione di organizzazioni rom professionali e credibili, ma devo prendere atto che ANCORA UNA VOLTA associazioni della società civile italiana sono co-responsabili con la politica di un disastro umanitario e culturale in atto contro la popolazione romanì.

Nazzareno Guarnieri

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